La Commissione europea ha aperto due nuovi bandi del Connecting Europe Facility (Cef) Digital per un valore complessivo di 200 milioni di euro, destinati a progetti su reti ad alta capacità, inclusi i cavi sottomarini.
Si tratta di investimenti in linea con gli obiettivi del Piano d’azione dell’Ue sulla sicurezza dei cavi e, si legge in una nota di Bruxelles, “contribuiranno a garantire una connettività sicura e resiliente in tutta l’Unione europea e oltre”.
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Cosa prevedono i due bandi
Più precisamente, nell’ambito del Cef Digital – lo strumento di finanziamento fondamentale per migliorare la sicurezza delle infrastrutture critiche dei cavi sottomarini e contrastare danni intenzionali e sabotaggi – il primo bando destina 180 milioni di euro alla realizzazione o all’ammodernamento significativo delle reti dorsali, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza, la capacità e la resilienza delle infrastrutture digitali dell’Unione. Il bando si concentra sui 13 progetti relativi ai cavi di interesse europeo, identificati come aree prioritarie nella relazione sulla sicurezza e la resilienza delle infrastrutture di cavi sottomarini dell’Ue.
Il secondo bando destina invece 20 milioni di euro a progetti che prevedono aggiornamenti intelligenti delle infrastrutture digitali, consentendo il monitoraggio in tempo reale per la protezione delle infrastrutture critiche. Questi aggiornamenti dovrebbero in altre parole aumentare la consapevolezza sullo status quo delle opere attraverso la raccolta di dati ambientali o relativi a incidenti. Il sistema così architettato potenzierà i meccanismi di allerta precoce, migliorando il rilevamento di attività sismiche o tsunami e il monitoraggio degli impatti dei cambiamenti climatici.
La strategia europea sui cavi sottomarini
La centralità dei cavi sottomarini del resto diventa evidente proprio nel momento in cui aumentano i rischi di sabotaggio e interferenze, spesso legati a tensioni geopolitiche. Ed è per rispondere a questo scenario che la Commissione europea ha presentato a febbraio un pacchetto che mira a ridurre la vulnerabilità del sistema, coordinare gli investimenti e costruire una visione comune della sicurezza di lungo periodo.
La strategia si articola in tre pilastri: la Cable Security Toolbox, l’elenco dei Cable Projects of European Interest e una modifica del programma Cef Digital, che destina nel complesso 347 milioni di euro a progetti dedicati, inclusa una nuova call da 20 milioni sulle capacità di riparazione.
Non si tratta solo di un aggiornamento regolatorio, ma di un’azione strutturata che considera la rete dei cavi un’infrastruttura critica da proteggere con strumenti condivisi e investimenti mirati.
“Continueremo a lavorare con gli Stati membri e gli altri stakeholder per contrastare le minacce e investire in queste infrastrutture critiche, fondamentali per la nostra sovranità tecnologica e la resilienza delle società connesse”, ha commentato Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per Tech Sovereignty, Security and Democracy.
Gli obiettivi del Cef Digital
In quest’ottica, insieme ad altri strumenti di finanziamento, tra cui il Recovery and Resilience Facility e InvestEu, il Cef Digital contribuirà a sostenere un volume senza precedenti di investimenti destinati a infrastrutture sicure, protette e sostenibili ad alte prestazioni. In particolare, reti Gigabit e 5G in tutta l’Unione europea. Questa azione sarà fondamentale per sostenere la trasformazione digitale dell’Europa, come delineato nella proposta “Percorso verso il Decennio Digitale“.
Inoltre, il Cef Digital permetterà di aumentare la capacità e la resilienza delle infrastrutture di base digitali in tutti i territori dell’Unione, in particolare nelle regioni ultraperiferiche. Il che è fondamentale per sostenere l’ambizione di maturare la sovranità digitale e l’indipendenza tecnologica negli anni a venire.
Le principali azioni previste nell’ambito del Cef Digital includono, oltre alla creazione di nuove reti dorsali o un significativo potenziamento di quelle esistenti, compresi i cavi sottomarini, all’interno e tra gli Stati membri e tra l’Unione e i Paesi terzi, anche l’implementazione di reti ad altissima capacità, compresi i sistemi 5G, nelle aree in cui si concentrano i fattori socioeconomici trainanti.






