Il concetto di sovranità digitale ha smesso di essere un semplice slogan per trasformarsi in un punto politico cruciale che definisce la traiettoria di sviluppo di un intero Paese. Come evidenziato da Giancarlo Giacomello, Head of Data Center and Colocation Services di Aruba, durante l’evento “Sovranità digitale: Italia ed Europa a prova di futuro”organizzato da Nextwork360, la sovranità deve essere intesa come una condizione concreta di affidabilità, sicurezza, controllo e autonomia. In un panorama geopolitico sempre più incerto, l’obiettivo non è l’isolamento, ma la creazione di un ecosistema dove la democrazia sia garantita da scelte verificabili: dalla governance delle infrastrutture alla residenza fisica dei dati, fino alla tracciabilità delle responsabilità. Per raggiungere questo traguardo, è necessario superare l’incertezza che oggi rallenta l’innovazione, trasformando le regole e le certificazioni in strumenti chiave per rendere la sovranità digitale misurabile e difendibile.
Indice degli argomenti
Il gap tecnologico e la necessità di una “sveglia” europea
L’analisi di Giacomello parte da una constatazione severa riguardante il posizionamento del continente nel mercato globale del digitale. Esiste un divario profondo tra la realtà europea e i modelli dominanti di Stati Uniti e Cina, un divario che non riguarda solo le piattaforme cloud o l’intelligenza artificiale, ma si estende fino alla produzione dell’hardware. Giacomello osserva che «L’Europa è indietrissimo, c’è un gap tecnologico da colmare enorme da questo punto di vista, come è ben rappresentato anche nel rapporto Draghi». Questa situazione richiede una reazione decisa per favorire la creazione di un ecosistema continentale capace di rimettersi al pari dei competitor internazionali in modo efficace.
Un elemento di riflessione interessante riguarda l’origine di questa nuova consapevolezza europea, che Giacomello riconduce simbolicamente a cambiamenti politici d’oltreoceano. Egli descrive l’impatto dell’amministrazione Trump come un momento di rottura necessario per scuotere il continente dal proprio torpore tecnologico. A tal proposito, il manager di Aruba afferma: «Se c’è un merito che l’amministrazione Trump ha avuto, è quello di averci tirato lo sberlone che ti dà lo zio quando sei al battesimo di tuo nipote e stai facendo confusione. Arriva lì ed è quello che ti deve dare la sveglia». Questa metafora sottolinea come l’Europa si sia resa conto, dopo decenni di stasi, che il controllo materiale, logico e giuridico su servizi e dati è un requisito fondamentale per la sicurezza nazionale e continentale.
L’energia come pilastro strategico della sovranità
Non si può parlare di sovranità digitale senza affrontare il tema delle risorse che alimentano l’infrastruttura. Giacomello definisce la questione energetica come «l’elefante nella stanza», indicando la dipendenza energetica come il tema strategicamente più critico del presente. La vulnerabilità mostrata dal continente a fronte delle recenti crisi geopolitiche ha evidenziato quanto sia fondamentale possedere una strategia di recupero energetico sovrana per sostenere lo sviluppo dei data center.
In questo ambito, la discussione si sposta anche sulle fonti di approvvigionamento. Giacomello cita l’interesse rinnovato della Commissione Europea, e della presidente von der Leyen, verso il nucleare come segnale di questo cambio di paradigma. Per Aruba, la risposta a questa sfida è stata l’integrazione verticale della filiera energetica:
- L’acquisizione di otto centrali idroelettriche per garantire sorgenti di energia controllate direttamente.
- La costruzione di impianti fotovoltaici su ogni data center del gruppo.
- La gestione di una filiera che comprende aziende italiane per la produzione di quadri elettrici e installazioni, assicurando che tutto il fabbisogno sia coperto da entità interne al gruppo.
Questo approccio dimostra che la transizione digitale deve procedere di pari passo con quella green per diventare un vantaggio competitivo reale. La sostenibilità non è dunque solo un vincolo ambientale, ma un pilastro dell’efficienza che permette di ridurre l’incertezza operativa e geopolitica.
Standard normativi e infrastruttura fisica
Un altro ostacolo alla piena sovranità digitale europea è rappresentato dalla frammentarietà normativa tra i vari Stati membri. Sebbene la Commissione Europea stia lavorando per definire standard di performance minimi per i data center dal punto di vista ambientale, la ratifica di tali norme avviene spesso in modo non uniforme a livello nazionale. Giacomello sottolinea il rischio che, senza un’applicazione omogenea degli indicatori di performance, i paesi del Nord Europa continuino a godere di vantaggi competitivi che amplierebbero ulteriormente il gap esistente.
In Italia, i segnali sono considerati incoraggianti grazie a iniziative come il DL Energia del 20 febbraio 2026, n. 21 (articolo 8) e l’iter avanzato del DDL Data Center, che dovrebbero fornire al Governo gli strumenti per legiferare in materia. Tuttavia, permane un problema di incertezza sulle tempistiche autorizzative, un fattore critico per lo sviluppo del backbone fisico necessario al cloud e all’intelligenza artificiale. Giacomello è categorico sulla necessità di un controllo diretto: «Ci devono essere i data center dove girano queste cose e devono essere sotto il controllo delle entità europee».
Il modello dei Campus Aruba: Milano e Roma
Per tradurre la visione di sovranità digitale in realtà infrastrutturale, Aruba ha puntato sullo sviluppo di grandi poli tecnologici in Italia. Il campus di Ponte San Pietro, inaugurato otto anni fa, rappresenta uno dei siti più rilevanti del Paese, con certificazioni Rating 4 ANSI/TIA-942, il massimo standard di affidabilità del settore. L’obiettivo strategico è portare Milano a competere come mercato di data center “Tier 1” al pari delle grandi capitali europee note come FLAP-D (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino).
Tuttavia, lo sviluppo non può limitarsi al solo capoluogo lombardo. Per garantire una digitalizzazione omogenea del sistema Paese, Aruba ha inaugurato nel 2024 un secondo campus a Roma presso il Tecnopolo Tiburtino. Questa espansione verso il Centro-Sud è fondamentale per rispondere al fabbisogno crescente di infrastrutture locali, senza però rallentare la crescita di Milano, che deve fungere da traino per l’intera nazione. Secondo Giacomello, «Mettere al sicuro strategicamente un asset strategico e critico come i data center significa anche poter controllare chi produce i macchinari che ci girano dentro».In definitiva, la sovranità digitale si costruisce attraverso una combinazione di controllo infrastrutturale, autonomia energetica e regole chiare. Come spiegato da Giacomello, l’autonomia materiale e logica su servizi e dati è l’unico modo per garantire che un Paese possa decidere autonomamente la propria direzione tecnologica e politica nel lungo periodo.
FAQ: Telecomunicazioni
Cosa sono le telecomunicazioni?
Le telecomunicazioni sono un qualsiasi procedimento di trasmissione rapida a distanza di informazioni mediante la telefonica, la telegrafia, la radio, la televisione o i radar. In generale, rappresentano l’insieme degli impianti e dei servizi relativi alla trasmissione di comunicazioni e informazioni. Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “trasmissione a lunga distanza” riferita ad immagini, segnali e parole. Le telecomunicazioni sono essenzialmente lo scambio di informazioni su distanze significative con mezzi elettronici e si riferiscono a tutti i tipi di trasmissione voce, dati e video.
Come funzionano le telecomunicazioni?
Alla base delle telecomunicazioni troviamo quattro elementi fondamentali: 1) Il trasmettitore, che prende l’informazione e la converte in un segnale da trasmettere (come un’antenna); 2) Il mezzo di trasmissione, che costituisce il canale di comunicazione; 3) Il ricevitore, che una volta ricevuto il segnale, lo converte in informazioni utili (come una radio); 4) Due antenne – una in trasmissione ed una in ricezione. I dati sono trasmessi in un circuito di telecomunicazioni per mezzo di un segnale elettrico chiamato onda portante, che richiede una qualche forma di modulazione (analogica o digitale) per trasmettere le informazioni.
Quali sono i tipi di trasmissione nelle telecomunicazioni?
Nelle telecomunicazioni esistono due tipi principali di trasmissione: analogica e digitale. La trasmissione analogica è una delle forme più antiche, con la modulazione di ampiezza (AM) ancora utilizzata nelle trasmissioni radiofoniche e riservata ad alcune frequenze. La modulazione digitale, invece, precede storicamente l’AM, con il codice Morse come prima forma. Questi tipi di trasmissione si sviluppano in diversi ambiti e settori, tra cui comunicazioni elettroniche, ottiche, radiocomunicazioni, reti mobili cellulari, reti locali (LAN), internet, sistemi di radiolocalizzazione navigazione e digitalizzazione (televisione e radio). Le telecomunicazioni contemporanee utilizzano principalmente i protocolli Internet per trasportare i dati, fino a includere i sistemi IoT (Internet of Things).
Quali tipi di reti di telecomunicazioni esistono?
Nella loro forma più semplice, le telecomunicazioni necessitano di due stazioni, una trasmittente e l’altra ricevente. Tuttavia, oggi sono impiegate più stazioni trasmittenti e riceventi che si scambiano grandi moli di dati, formando vere e proprie reti di telecomunicazioni. Internet rappresenta il più grande esempio di rete di telecomunicazioni a livello globale. Su scala più piccola, possiamo individuare: reti aziendali e di area accademica (WAN), reti telefoniche, reti cellulari, sistemi di comunicazione della polizia e dei vigili del fuoco, reti di smistamento taxi, gruppi di radioamatori (amatoriali) e reti di trasmissione. Queste reti variano in dimensione, complessità e scopo, ma tutte condividono il principio fondamentale di connettere punti distanti per lo scambio di informazioni.
Qual è lo stato attuale delle telecomunicazioni in Europa?
Le telecomunicazioni in Europa affrontano sfide significative. Secondo l’European Telecom Health Index, il mercato europeo mostra ricavi core stagnanti, ritorni in calo, gap di finanziamento e un’adozione della fibra inferiore alle attese, nonostante rollout significativi. I ritorni sul capitale sono scesi dal 6,7% del 2014 al 5,9% del 2023, mentre l’impegno di investimento resta elevato, comprimendo le possibilità di innovazione. La parte più ricca della catena del valore viene spesso catturata da hyperscaler e piattaforme digitali, più abili nel trasformare traffico e dati in servizi ad alto margine. Questo non riguarda solo la sostenibilità dei bilanci ma la competitività complessiva del sistema economico europeo, poiché le reti sono la spina dorsale di pagamenti, trasporti, servizi pubblici, sanità e scuola.
Come si sta evolvendo il settore delle telecomunicazioni con l’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il settore delle telecomunicazioni, passando da tema di frontiera a elemento strutturale che cambia il modo in cui le reti vengono progettate, gestite e monetizzate. Nel 2026, l’AI smetterà di essere una “debuttante” per diventare parte integrante delle operazioni quotidiane. Le reti si stanno trasformando in organismi intelligenti capaci di adattarsi, prevedere e ottimizzare autonomamente, anticipando guasti prima che si verifichino e gestendo dinamicamente i picchi di traffico. L’AI sta anche ridefinendo l’esperienza cliente attraverso i Customer Experience Index (CEI), che offrono una visione in tempo reale e predittiva della qualità percepita dagli utenti, sostituendo le metriche tradizionali. Sul fronte operativo, sistemi come lo Smart Scheduler ottimizzano la pianificazione degli interventi tecnici, analizzando in tempo reale tutte le variabili rilevanti.
Quali sono le sfide di sicurezza informatica per le telecomunicazioni nel 2026?
Secondo il Kaspersky Security Bulletin, il 2026 non sarà un anno di tregua per la cybersecurity nelle telecomunicazioni. Le minacce che hanno segnato il 2025 – dagli attacchi mirati alle catene di fornitura fino alle offensive DDoS – non arretrano, ma si intrecciano con nuovi rischi operativi generati dall’adozione accelerata di tecnologie come l’automazione di rete basata sull’AI, la crittografia post-quantistica e l’integrazione tra 5G e satelliti. Nel periodo novembre 2024-ottobre 2025, si è rilevata un’esposizione a minacce web per il 12,79% degli utenti del settore, minacce sui dispositivi per il 20,76% e attacchi ransomware al 9,86% delle organizzazioni telco. Gli operatori di telecomunicazioni devono avere visibilità su entrambe le dimensioni della cybersecurity: mantenere difese solide contro le minacce note e integrare la sicurezza nelle nuove tecnologie fin dal primo giorno.
Quali sono le tendenze future per le infrastrutture di telecomunicazioni sottomarine?
L’ecosistema dei cavi sottomarini entra nel 2026 in forte espansione. Secondo TeleGeography, dopo circa 15 nuovi sistemi avviati nel 2025 per un valore di 3,2 miliardi di dollari, l’anno nuovo vedrà arrivare quasi 40 cavi, per un’esposizione di capitale di circa 6 miliardi – il picco più alto dell’ultimo decennio. Nonostante questo aumento di capacità, non si prevede un crollo dei prezzi poiché gran parte delle nuove infrastrutture è costruita dai content provider per uso interno. Le tensioni geopolitiche stanno influenzando le rotte: il Mar Rosso è diventato un collo di bottiglia a causa del conflitto in Yemen, spingendo l’industria a sviluppare dorsali terrestri alternative attraverso Arabia Saudita, UAE, Giordania e Israele, oltre a nuove rotte sottomarine che evitano aree sensibili come il Mar Cinese Meridionale.
Come sta cambiando il mercato delle telecomunicazioni in Italia?
Il mercato delle telecomunicazioni in Italia mostra segnali contrastanti. Pur posizionandosi come quinto mercato europeo, l’Italia ha perso 14 miliardi di euro di giro d’affari dal 2010, con una contrazione media annua del 2,7%. Nel primo semestre 2025, i ricavi delle telco italiane hanno registrato un aumento dell’1,6%, un dato migliore rispetto alla media europea (+1,1%) ma inferiore a quello dei player giapponesi (+3,2%) e americani (+3,6%). La redditività del settore italiano resta problematica: l’EBIT margin è risalito all’1,8% nel 2024 (era l’8,8% nel 2020), ben lontano dal 16,5% registrato dalle grandi telco dell’area EMEA. Un tema cruciale per il 2026 è quello delle frequenze, con la scadenza del 31 dicembre 2029 che riguarda una quota rilevantissima dei diritti d’uso che reggono le reti mobili, rappresentando una decisione di politica industriale che inciderà sulla continuità del servizio e sulla competitività degli operatori.
Quale ruolo gioca la geopolitica nell’evoluzione delle telecomunicazioni?
La geopolitica sta ridefinendo profondamente il settore delle telecomunicazioni, specialmente attraverso la competizione sull’intelligenza artificiale. Al centro di questa dinamica c’è lo scontro sistemico tra Stati Uniti e Cina, che seguono traiettorie divergenti: gli USA puntano su un modello trainato dal settore privato e sull’eccellenza dei modelli di frontiera, mentre la Cina sta costruendo un ecosistema fortemente guidato dallo Stato, orientato all’autosufficienza tecnologica. L’Europa cerca di rivendicare una propria sovranità tecnologica attraverso regolazione (come l’AI Act) e investimenti pubblici. Per le telco, questa frammentazione normativa e tecnologica rischia di tradursi in costi più alti e complessità operative. Un attore emergente è il Medio Oriente, dove paesi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti stanno investendo massicciamente in data center e infrastrutture AI, ridisegnando le mappe dei flussi di capitale e creando nuovi hub regionali strategici per la connettività globale.






