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Intesa Tim-Fastweb+Vodafone, Inwit: “Violati i contratti, ci difederemo”



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Dopo la divulgazione della notizia della partnership finalizzata alla realizzazione di 6mila nuovi torri per il 5G, il gruppo guidato da Diego Galli rivede l’outlook al ribasso e rivendica il diritto di prelazione basato sui Master Service Agreement. Ma per Intermonte “molto dipenderà dai ritorni economici e dal profilo rischio-rendimento dell’iniziativa”

Pubblicato il 20 mar 2026



5g torri

“Qualsiasi tentativo di svuotare le prerogative contrattuali di Inwit quale fornitore privilegiato di Tim e Fastweb+Vodafone deve ritenersi pretestuoso e sarà contrastato da Inwit in ogni sede competente, per la piena tutela dei propri interessi”.

Outlook 2026-2030 rivisto al ribasso

Non ha reagito bene Inwit alla notizia dell’accordo, divulgato ieri, che vedrà Tim e Fastweb+Vodafone collaborare per la creazione di 6mila nuovi siti per la connettività mobile. La mossa, del resto, costringe la società guidata da Diego Galli a rivedere al ribasso le stime per il periodo 2026-2030. La guidance per il 2026 prevede ricavi nel range di 1,050-1,090 milioni di euro, Ebitda margin pari a circa il 90%, ed Ebitdaal margin a circa il 72%. Il dividendo per azione sarà almeno pari al valore dell’esercizio 2025, confermato quindi a 0,55 euro per azione.

Il consiglio di amministrazione di Inwit si è riunito ieri per valutare lo stato dei rapporti con gli anchor tenants e i conseguenti impatti sulle prospettive della società anche in merito alla futura possibile costituzione della joint-venture che, per il gruppo, è “in evidente contrasto con gli Msa (Master Service Agreement, ndr)”.

In generale, Inwit rigetta “integralmente le eccezioni a vario titolo avanzate dagli anchor tenants in relazione agli Msa, alla loro durata e alla loro esecuzione”, e “conferma il proprio impegno a sostenere l’evoluzione delle reti mobili e a collaborare con i propri clienti in un quadro di certezza, trasparenza e stabilità, perseguendo, con rigorosa logica industriale, soluzioni di valore che garantiscano efficienza e benefici condivisi per tutte le parti”.

Il tema dei Master Service Agreement

Inwit “ha, suo malgrado, constatato un progressivo incremento della conflittualità manifestata dagli anchor tenants nei propri confronti, transitata dalle pubbliche dichiarazioni di Fastweb+Vodafone sulla prematura cessazione degli effetti del Msa e dai più recenti addebiti da parte di Tim di un preteso inadempimento del Msa, e poi sfociata nel comunicato stampa che ha determinato un impatto negativo sul titolo. A giudizio di Inwit, l’atteggiamento di Tim e Fastweb+Vodafone è frutto della volontà di queste ultime di ottenere una squilibrata e ingiustificata revisione degli originari termini dei due Msa a suo tempo sottoscritti”.

D’altra parte, sempre secondo Inwit, “il progressivo incremento della conflittualità manifestata da Tim e Fastweb+Vodafone – che va ad aggravare un contesto attuale di mercato già di per sé sfidante, caratterizzato dall’assenza di investimenti discrezionali da parte degli operatori – implica l’interruzione sia di attività previste nei piani, ma non garantite, sia dello sviluppo di nuove iniziative di business”.

La posizione di Inwit: c’è il diritto alla prelazione

L’outlook aggiornato, precisa il gruppo, non include i potenziali upside relativi al ristabilirsi di una relazione costruttiva con gli anchors ai fini dello sviluppo e dell’innovazione delle reti, all’oggettivo bisogno di densificazione richiesto dalla continua crescita del traffico dati e dall’opportunità di espandersi lungo la filiera delle infrastrutture digitali.

Con specifico riferimento a tutte le iniziative assunte da Tim e da Fastweb+Vodafone, Inwit precisa che gli Msa sono contratti a lungo termine, i cui termini e condizioni sono parte integrante di un’operazione unica e inscindibile completata nel 2020.

Tale operazione ha comportato per Inwit un investimento iniziale di circa 10 miliardi di euro per l’acquisto dell’infrastruttura detenuta all’epoca da Tim e Vodafone Italia, garantendo un immediato e significativo beneficio economico e finanziario alle società venditrici.

La struttura degli Msa è d’altra parte coerente con il modello di business infrastrutturale di Inwit, che si fonda su flussi di ricavi contrattualizzati e a lungo termine. “Tale modello di business, standard per il settore a livello globale, assicura generazione di valore economico e industriale per tutte le parti coinvolte, garantendo la massima efficienza ai propri clienti anche grazie all’ottimizzazione del costo del capitale e all’elevata specializzazione industriale”.

Con riferimento alla joint venture prospettata tra Tim e Fastweb+Vodafone, Inwit precisa che gli Msa prevedono che qualora i due operatori abbiano necessità di un nuovo sito per soddisfare i propri piani di roll out, a Inwit sia attribuita la qualifica di fornitore privilegiato, con il conseguente divieto per gli operatori di affidare la realizzazione di nuovi siti a terzi, senza aver prima consentito a Inwit di esercitare il proprio diritto preferenziale (che prevede una last call), che opererebbe anche nei confronti dell’annunciata partnership.

L’analisi di Intermonte

Commentando la presa di posizione di Inwit, gli analisti della banca d’investimento Intermonte spiegano che “prendendo a riferimento il midpoint dei nuovi range, il nuovo outlook si traduce in un taglio del 13% del Recurring Leveraged Free Cash Flow previsto sul 2026, che si riverbera anche sugli anni successivi, malgrado la minore crescita del fatturato (dal 4% ora su livelli low single digit, 1-2%, ovvero 20-30 milioni di euro in meno rispetto a nostre stime) sia ampiamente compensata dalla riduzione attesa dei Capex (circa 40 milioni all’anno in meno rispetto a nostre stime)”.

In merito al diritto di prelazione esercitato da Inwit sulla joint venture, “molto dipenderà dai ritorni economici e dal profilo rischio-rendimento dell’iniziativa. Non escludiamo uno scenario in cui la joint venture operi con rendimenti molto bassi, quasi in ottica no-profit o di integrazione verticale, per garantire agli anchor canoni contenuti, maggiore controllo sui costi e visibilità sui piani di sviluppo. Questo renderebbe meno attrattivo per Inwit esercitare il diritto di prelazione su basi puramente economiche, pur restando centrale la tutela delle prerogative contrattuali e dell’equilibrio competitivo nel lungo periodo”.

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