LA CLASSIFICA

5G, copertura globale, ma il divario si allarga. Italia a metà classifica: indietro su standalone e servizi



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Il 5G non è più una questione di disponibilità della rete ma di capacità di trasformare la connettività in valore economico, osserva Gsma intelligence. La sfida per l’Italia? Accelerare sul 5G Standalone, sviluppare use case industriali e servizi enterprise e rafforzare l’integrazione tra Tlc e sistema produttivo

Pubblicato il 26 mar 2026



gsma 5G

Il 5G continua a crescere a ritmi sostenuti, ma la vera trasformazione deve ancora imporsi e, intanto, il divario digitale si allarga. Anche l’Italia mostra segnali di progresso, ma resta ferma nel gruppo intermedio, mentre altri Paesi stanno già entrando nella fase del “vero 5G”. È quanto si ricava dai nuovi report “State of 5G 2026” e “5G Connectivity Index” pubblicati da Gsma Intelligence.

“Il 5G ha ormai superato la fase iniziale di implementazione e si trova in un momento cruciale del suo sviluppo”, si legge nel report “State of 5G 2026“. “Alla fine del 2025 oltre il 50% della popolazione mondiale è coperta da reti 5G e le connessioni 5G hanno superato i 2,7 miliardi“.

Ma, nonostante questa rapida crescita, il 4G continua a rappresentare la tecnologia dominante a livello globale. Ciò evidenzia come il 5G non abbia ancora raggiunto una diffusione completa né una piena maturità come piattaforma universale.

State of the 5G, la panoramica della Gsma

La prima fase del 5G è stata caratterizzata da espansione della copertura e incremento della capacità di rete (principalmente attraverso architetture non standalone – NSA), indica il report. Oggi il settore sta entrando in una nuova fase, in cui l’attenzione si sposta verso: 5G Standalone (SA), 5G-Advanced e integrazione dell’intelligenza artificiale nelle reti.

Queste evoluzioni sono fondamentali per abilitare latenze più basse, network slicing e applicazioni avanzate (IoT, industria, servizi mission-critical). Ed è qui che molti Paesi, inclusa l’Italia, devono migliorare il loro punteggio. Ad oggi, se la copertura è un obiettivo raggiunto, diverse nazioni faticano a valorizzare il 5G sviluppando nuovi servizi e use case e migliorando la qualità dell’esperienza.

5G, mercato globale diviso in tre fasce

Il Connectivity Index di Gsma Intelligence analizza 39 mercati e assegna un punteggio da 0 a 100 sulla base di infrastruttura e servizi 5G. Il risultato è una mappa a più velocità.

In testa si collocano soprattutto i Paesi del Golfo come Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Qatar, i Paesi nordici (Norvegia, Finlandia, Danimarca), le economie avanzate dell’Asia-Pacifico (Corea del Sud, Hong Kong, Cina) e gli Stati Uniti.

Questi mercati superano stabilmente i 60 punti e rappresentano la fascia “Tier 1”, cioè quella dei sistemi 5G più maturi.

A seguire si colloca un gruppo intermedio – il cosiddetto Tier 2 (50–60 punti) – in cui rientrano molti Paesi europei, tra cui Italia, Spagna, Francia, Grecia e alcune economie emergenti.

Al di sotto si trovano i mercati in ritardo, con punteggi inferiori a 50, spesso caratterizzati da rollout ancora incompleti o da livelli di adozione limitati.

Europa: buona diffusione, ma poca leadership

Il report analizza in dettaglio il posizionamento europeo. Nonostante una diffusione relativamente ampia del 5G, l’Europa nel suo complesso non domina il ranking.

Molti Paesi europei si collocano, infatti, tra i 40 e i 50 punti, mostrando buoni livelli di copertura, affordability e adozione in crescita, ma anche ritardi sulle prestazioni di ret, l’evoluzione verso 5G Standalone e lo sviluppo di servizi avanzati.

Fanno eccezione alcuni Paesi del Nord Europa (Finlandia, Norvegia Danimarca), che riescono a entrare nel gruppo leader grazie alla maggiore densità infrastrutturale, implementazioni più avanzate e migliore qualità dell’esperienza

Il paradosso della copertura

Se si guarda alla sola copertura, il quadro appare quasi uniforme. In diversi Paesi – inclusi alcuni europei – la copertura sfiora o supera il 99% della popolazione (come Grecia, Danimarca o Paesi Bassi). Ma il Connectivity Index dimostra che la copertura è ormai un indicatore insufficiente.

Infatti, due Paesi con copertura simile possono avere performance molto diverse in termini di velocità reale, latenza, continuità del servizio e capacità di supportare applicazioni avanzate. Ed è proprio qui che si gioca oggi la competizione, evidenzia Gsma.

Italia: progresso reale, ma senza salto di categoria

In questo contesto, l’Italia si colloca nel Tier 2, con un punteggio intorno ai 54 punti nel 2025, in linea con altri mercati intermedi.

Il confronto con altri Paesi aiuta a comprendere meglio il posizionamento. Germania, Paesi Bassi e Scandinavia si collocano sopra l’Italia, grazie a maggiore maturità infrastrutturale; Francia e Spagna hanno livelli simili o leggermente inferiori; Grecia e Bulgaria sono comparabili all’Italia.

L’Italia è comunque riuscita a mettere a segno una crescita reale. Rispetto alle prime rilevazioni del Connectivity Index, i progressi del nostro Paese si concentrano su tre dimensioni: l’espansione della rete, che ci ha portato a livelli comparabili con altri mercati europei; l’accessibilità economica, ovvero il calo dei prezzi di dispositivi e offerte che ha favorito la diffusione del 5G; e l’adozione, con una crescita sia degli utenti che del traffico.

Si tratta però di progressi “orizzontali”, comuni a molti Paesi: una convergenza sui fondamentali più che un avanzamento competitivo, secondo il report.

Il Connectivity Index evidenzia, in particolare, i gap qualitativi. Nel caso dell’Italia, la difficoltà a salire di livello dipende dalla diffusione limitata del 5G Standalone, dall’assenza di implementazioni significative di 5G-Advanced, da una qualità dell’esperienza inferiore a quella rilevata nei Paesi di fascia 1, dallo sviluppo ancora contenuto di applicazioni industriali e servizi avanzati e dalla scarsa capacità di monetizzazione.

Sono elementi che l’Italia condivide con altri Paesi europei e che impediscono di fare il salto verso il Tier 1, superando nell’indice della Gsma la soglia dei 60 punti.

La sfida è passare dalla rete al valore

Il Connectivity Index suggerisce chiaramente che la prossima fase non sarà guidata dalla copertura, ma da qualità della rete, capacità di supportare servizi avanzati e integrazione con AI e applicazioni industriali

Per l’Italia si tratta di compiere il salto verso una piena maturità tecnologica ed economica. Per colmare il gap con i leader, conclude il report, sarà necessario accelerare il deployment del 5G Standalone, investire in qualità e densità delle reti, sviluppare use case industriali e servizi enterprise e rafforzare l’integrazione tra telecomunicazioni e sistema produttivo.

Il report identifica diverse aree di sviluppo per il 5G: Fixed wireless access (Fwa), IoT avanzato, applicazioni industriali (Industry 4.0) e servizi a bassa latenza (come realtà aumentata, gaming, cloud). Questi ambiti rappresentano il vero potenziale economico del 5G, ma richiedono reti più evolute e modelli di business innovativi.

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