la recensione

“Non è colpa dell’algoritmo!”: un saggio su libertà e scelta nell’età delle piattaforme



Indirizzo copiato

L’ultimo libro di Antonio Palmieri rifiuta la lettura fatalistica del presente tecnologico e propone una prospettiva che tiene insieme libertà, educazione, consapevolezza e relazioni, sostenendo che il digitale non sia un destino chiuso ma uno spazio in cui la persona continua a decidere

Pubblicato il 27 mar 2026

Federica Meta

Direttrice



antonio-palmieri

Non è colpa dell’algoritmo!, ultimo libro di Antonio Palmieri, presidente della Fondazione Pensiero Solido, parte da una tesi “controcorrente”: attribuire tutto il peso del presente digitale alle piattaforme e all’intelligenza artificiale rischia di produrre una comoda deresponsabilizzazione. Il libro non nega affatto il potere dei grandi attori tecnologici, la logica estrattiva dei dati o gli effetti di profilazione e dipendenza ma sostiene però che questo quadro, da solo, non basta a spiegare il nostro rapporto con il digitale. Il punto è un altro: la tecnologia orienta, ma non annulla la capacità di scelta.

Il “personalismo digitale”

Qui il saggio trova la sua identità. L’idea del “personalismo digitale”, che attraversa il libro dall’inizio alla fine, serve a riportare al centro la persona come soggetto che decide, seleziona, partecipa, sbaglia e corregge. Si evidenzia come social, rete e intelligenza artificiale non siano entità autonome, bensì strumenti che funzionano anche in base all’uso che ne facciamo.

Uno degli aspetti più convincenti è che il libro non si ferma alla critica del sistema. Prova invece a tenere insieme due livelli: da una parte l’analisi dei meccanismi del digitale, dall’altra una riflessione più ampia sull’umano. Ne viene fuori un discorso che tocca libertà, attenzione, relazioni, educazione e senso del limite. Quando Palmieri sostiene che la distinzione tra reale e virtuale non regge più e che la vita digitale è ormai parte piena della vita quotidiana, offre una cornice utile per leggere molti fenomeni contemporanei senza semplificazioni.

L’AI generativa

L’intelligenza artificiale generativa non viene trattata come un feticcio né come una minaccia assoluta. Viene considerata, più concretamente, una tecnologia che obbliga a ridefinire che cosa distingua l’essere umano dalla macchina. Da qui arrivano alcune delle pagine più interessanti del libro: quelle sul pensiero, sulla relazione, sul rischio di scambiare la capacità conversazionale dei chatbot per una forma autentica di presenza. Il punto non è tecnico ma culturale, ed è uno dei motivi per cui il saggio riesce a essere leggibile anche per un pubblico non specialistico.

Un altro elemento positivo è l’ampiezza dei temi affrontati: un percorso che va dai social all’IA, dal lavoro alla scuola, dalla genitorialità digitale all’accessibilità, fino ai rapporti tra comunità, dati e cittadinanza. Temi che danno al libro una dimensione concreta e lo rende utile a lettori diversi, non solo a chi segue per mestiere il dibattito tecnologico. In particolare, le sezioni dedicate a scuola, relazioni e responsabilità educativa indicano la volontà di portare la discussione fuori dal recinto degli addetti ai lavori.

Sul piano della scrittura, Non è colpa dell’algoritmo! ha il pregio di mantenere un taglio divulgativo senza rinunciare a una struttura solida. Ci sono riferimenti culturali, esempi, citazioni e una linea argomentativa sempre leggibile. Anche quando affronta temi molto battuti, il libro riesce spesso a trovare un’angolazione personale, per esempio quando sostiene che la polarizzazione non nasca con i social ma trovi lì un amplificatore, o quando lega i bias non a una semplice deviazione da correggere ma a un limite umano da riconoscere e governare.

Un saggio con una una tesi forte e una rara capacità di tenere insieme analisi del digitale e domanda antropologica. Più che un libro sull’algoritmo, è un libro sulla responsabilità individuale nell’epoca dell’algoritmo. E il suo punto di forza sta proprio qui: prova a spostare la discussione dal fatalismo tecnologico a una lettura più concreta, in cui il problema non è soltanto che cosa fanno le piattaforme, ma anche che cosa facciamo noi con le piattaforme.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x