Il Dl Bollette riaccende lo scontro tra operatori e istituzioni sul perimetro delle attività commerciali consentite in un mercato dove telecomunicazioni ed energia si intrecciano sempre di più. La modifica approvata in extremis durante l’iter parlamentare introduce infatti un divieto generalizzato alle sollecitazioni telefoniche finalizzate alla vendita di contratti per luce e gas, ma non considera l’evoluzione dei modelli di business degli operatori che da anni stanno puntando sulla convergenza. La norma impone nuove condizioni agli operatori che offrono servizi energetici e li intercetta in una fase in cui le telco hanno ampliato il perimetro delle offerte per compensare il rallentamento dei ricavi tradizionali.
Secondo Asstel, l’intervento legislativo rischia di introdurre una disparità evidente. L’associazione ha subito rappresentato il tema alle istituzioni perché ritiene necessario evitare che un settore già esposto a forti pressioni competitive subisca ulteriori rigidità. Il comparto continua infatti a sostenere investimenti ingenti su reti fisse e mobili, mentre cerca nuove leve di crescita per compensare margini sempre più ridotti. In questo contesto, ogni misura che incide sulla gestione del portafoglio prodotti può diventare un elemento di fragilità per l’intero ecosistema digitale.
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Le critità evidenziate dalle imprese
Il comunicato diffuso da Asstel mette in chiaro una tensione regolamentare che si trascina da tempo. L’associazione afferma che le aziende “apprendono dell’approvazione di alcuni emendamenti dell’ultimo minuto che discriminano quegli operatori di telecomunicazioni che offrono anche servizi energetici, impedendo loro le comunicazioni commerciali su questo tema ai propri clienti”. Viene inoltre sottolineato come il settore abbia subito negli ultimi anni un calo strutturale dei ricavi a fronte di investimenti che restano elevati, soprattutto per accompagnare la diffusione della fibra e la trasformazione delle reti mobili.
La nota prosegue chiarendo che “si debba evitare l’introduzione nel mercato di nuove asimmetrie normative a sfavore delle telecomunicazioni”. Asstel richiama quindi un principio di equilibrio competitivo: se gli operatori energetici possono promuovere offerte di connettività, non dovrebbe verificarsi l’inverso, pena un evidente sbilanciamento nella competizione sui pacchetti convergenti. La convergenza tra reti e servizi energetici rappresenta un passaggio strategico per molte imprese, che cercano di diversificare e al tempo stesso rafforzare la relazione con i clienti.
Cosa cambia con l’emendamento contestato
La norma stabilisce il divieto, dopo 60 giorni dall’entrata in vigore, di effettuare sollecitazioni commerciali telefoniche, inclusi i messaggi, per la conclusione di contratti energetici. Le uniche eccezioni riguardano le richieste pervenute direttamente dai consumatori attraverso interfacce digitali del professionista oppure i contatti verso clienti che hanno espresso un consenso specifico. Ogni comunicazione deve provenire da numerazioni chiaramente identificabili. I contratti risultano nulli se conclusi a seguito di contatti non conformi, mentre i consumatori possono attivare le procedure di risoluzione alternativa delle controversie previste dall’Arera.
La previsione coinvolge inoltre Garante Privacy e Agcom, che possono intervenire in caso di segnalazioni. Se l’autorità delle comunicazioni verifica l’uso di numeri non assegnati al professionista, può ordinare al gestore telefonico la sospensione immediata delle linee. L’impianto normativo punta a rafforzare tracciabilità e tutela del consumatore, ma il quadro diventa complesso quando si applica ad aziende che operano in due mercati contigui, con regole già differenziate e una cornice regolatoria stratificata.
Le implicazioni per la competitività del settore
Il mercato italiano delle telecomunicazioni vive da anni una fase di trasformazione difficile. I ricavi si comprimono, la concorrenza resta intensa e gli investimenti richiesti per sostenere l’innovazione non accennano a diminuire. La spinta verso offerte combinate tra connettività, servizi digitali e energia ha rappresentato una delle principali leve per ridurre il churn e aumentare il valore medio del cliente. L’intervento legislativo rischia quindi di colpire una delle strategie più rilevanti per la sostenibilità del settore.
Asstel sottolinea nella sua nota che “siamo il motore dell’innovazione digitale del Paese, ma questo emendamento non sembra tenere conto dell’evoluzione del settore anche verso altri mercati”. La frase sintetizza una criticità più ampia: ogni normativa che interviene in mercati convergenti deve valutare gli effetti incrociati tra comparti, evitando di bloccare percorsi di diversificazione che risultano essenziali in un contesto di forte pressione competitiva. Il rischio, altrimenti, è quello di creare condizioni asimmetriche che favoriscono alcuni attori e ne penalizzano altri, compromettendo la capacità dell’intero ecosistema di innovare.
La richiesta di un intervento correttivo
Per superare la criticità, Asstel ritiene utile un subemendamento che possa correggere l’attuale formulazione. Secondo l’associazione, serve una soluzione che garantisca condizioni omogenee per tutti i player attivi nei mercati della connettività e dell’energia, così da evitare squilibri tra operatori telco ed energy che agiscono negli stessi segmenti commerciali. Il tema si inserisce inoltre in una discussione più ampia sulla necessità di una politica industriale organica dedicata al settore delle telecomunicazioni.
Gli operatori reclamano un quadro stabile e coerente, capace di sostenere gli investimenti nelle infrastrutture digitali e al tempo stesso favorire la crescita attraverso nuovi ambiti di business. Le scelte sul Dl Bollette diventeranno quindi un banco di prova importante per capire se il legislatore intende accompagnare la convergenza oppure mantenere una separazione tra comparti ormai sempre più interconnessi. La partita riguarda non solo le singole imprese, ma il modo in cui il sistema regolatorio supporterà la trasformazione dell’intero mercato.






