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Dossier torri, affondo di Galli: “Uscire da Inwit è antieconomico”



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Secondo il direttore generale della società disdire, come annunciato da Tim e Fastweb+Vodafone, i Master Service Agreement, significa dare vita a un piano di rete alternativa con la costruzione di almeno 15 mila nuove strutture che richiederebbe 30 anni, con impatti sulla qualità del servizio e con un costo di ulteriori due miliardi. Per gli analisti potrebbe trattarsi di una mossa per rinegoziare i contratti

Pubblicato il 31 mar 2026



Diego Galli Direttore Generale INWIT
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Punti chiave

  • Secondo Inwit, la sua rete di circa 26 mila siti (75% non replicabile) è frutto di 40 anni; uscire comporterebbe la costruzione di almeno 15 mila nuove torri, 30 anni, +2 miliardi e oltre 500mila tonnellate di CO2.
  • Msa offre canoni competitivi e diritti esclusivi agli anchor; Inwit realizza circa 800 torri all’anno e avverte che il recesso creerebbe rischi di servizio, costi e inefficienze.
  • Gli analisti preferiscono la rinegoziazione per ridurre investimenti; alternative: multisourcing con Cellnex o scelte guidate da Swisscom, e l’opzione ‘make’ con circa 6mila torri già annunciata.
Riassunto generato con AI

All’indomani dell’annuncio della disdetta da parte di Tim del Master Service Agreement (Msa) con Inwit (mossa che segue a ruota quella di Fastweb+Vodafone), il mercato si interroga sui possibili sviluppi della rete italiana, ipotizzando le conseguenze dei piani prospettati dalle tre società in gioco.

Galli: “La duplicazione delle reti infrastrutturali non ha senso”

“La nostra rete, composta da circa 26 mila siti, è il risultato di 40 anni di lavoro di Tim, Vodafone e Inwit, che hanno potuto beneficiare del vantaggio del first-mover per costruire siti di massima qualità nelle migliori posizioni disponibili”, ha detto il direttore generale di Inwit, Diego Galli, nel corso di una conference call straordinaria con gli analisti per fare chiarezza sul rapporto con i clienti ‘anchor’, Tim e Fastweb+Vodafone.

“Il 35% dei nostri siti si trova in posizioni uniche, come nel cuore delle grandi città, così come aree montane e borghi, più in generale circa il 75% della nostra rete non è replicabile. Uscire dalla rete Inwit vuol dire avere piano di rete alternativa con la costruzione di almeno 15 mila nuove torri che, con un roll-out medio di 500 torri, richiederebbe 30 anni, con impatti sulla qualità del servizio e con un costo di ulteriori due miliardi. Ma anche con impatti ambientali notevoli con l’emissione di oltre 500mila tonnellate di CO2. La duplicazione delle reti infrastrutturali non ha senso industriale, economico ed ambientale”.

Il tema dell’efficienza e dei costi del servizio

Per Galli, “a ciò si aggiunge un tema di densificazione che sarebbe più rapida se i nostri anchor tenant si affidassero a Inwit, che garantisce la migliore qualità ed estensione. In questi anni siamo diventati una macchina operativa efficiente realizzando 800 torri nuove ogni anno: è il processo migliore per la densificazione ma anche per la gestione finanziaria”.

Il direttore generale di Inwit ha poi precisato che “tutti i nostri prezzi sono in linea con il mercato. Sono anzi più vantaggiosi, e ben al di sotto della media europea perché il canone Msa include anche diritti esclusivi a beneficio degli ‘anchor’, come il diritto di veto e spazi riservati extra sui siti esistenti, che non rientrano nei termini standard degli Msa nei benchmark internazionali. Precisiamo anche che “nel caso in cui un ‘anchor’ dovesse recedere, l’altro continuerà a beneficiare delle medesime condizioni economiche. Sottoscrivere un accordo per poi recedere dall’Msa dopo otto anni equivale a contrarre un mutuo ventennale con una banca per poi smettere di rimborsarlo dopo otto anni“.

Il punto di vista degli analisti e le opzioni in campo

Gli atout citati da Galli devono aver convinto gli investitori, visto che dopo la call il titolo Inwit ha chiuso con un rialzo del +3,26%. Ma cosa ne pensano gli analisti? Secondo alcuni osservatori la via della negoziazione sarebbe preferibile, ma c’è chi, come sottolineato da Swisscom nell’ultima conference call, in alternativa a Inwit, valuta anche l’opzione di una soluzione multisourcing, ‘make e buy’ assieme, ricorrendo eventualmente nel pacchetto anche a Cellnex, competitor di Inwit in Italia.

Gli analisti di Akros ritengono che “Tim e Fastweb + Vodafone potrebbero, a lungo termine, essere in grado di migrare da Inwit attraverso l’implementazione della condivisione della loro Ran utilizzando parte delle risorse di Cellnex e costruendo nuove capacità ex novo. Tuttavia, riteniamo che la migliore strategia per Tim in termini di creazione di valore sia la rinegoziazione dell’Msa con Inwit, in quanto ciò comporterebbe investimenti di capitale ridotti ed eviterebbe incertezze e interruzioni”.

Quello di ieri della disdetta di Tim, “sembra un annuncio strumentale per creare pressione”, commenta Antonio Capone, professore di telecomunicazioni al Politecnico di Milano sul quotidiano svizzero Le Temps. “è evidente che costruire 6mila nuovi siti in Italia, partendo da zero, è difficilmente realizzabile, non fosse altro che per la difficoltà di trovare terreni o tetti disponibili”, prosegue l’esperto. “È quindi difficile immaginare che i costi associati a un’operazione simile non siano significativamente superiori allo svantaggio potenziale che deriverebbe dal continuare a utilizzare le torri di Inwit”.

Resta, come detto, l’ipotesi dell’approvvigionamento alternativo a Inwit di torri, per la quale Swisscom, che controlla Fastweb+Vodafone, vede una vasta gamma di opzioni.

Come sottolinea Giorgio Tavolini di Intermonte, “Swisscom, durante la conference call, ha individuato un’ampia gamma di opzioni, che coinvolgono principalmente altri operatori di torri (come Cellnex e Phoenix) nonché iniziative interne di realizzazione di siti”.

Quella di bussare alla porta di Cellnex, il competitor di Inwit in Italia, stando a quanto riferisce di aver appreso Radiocor, potrebbe essere un’ipotesi al momento residuale rispetto al fabbisogno totale degli operatori, che potrebbe coprire circa 4mila torri. Quindi non regge da sola, ma potrebbe essere un pezzo del mosaico.

Quanto all’opzione ‘make’, di realizzazione e risparmi interni, Tim e Fastweb + Vodafone già hanno annunciato a gennaio un accordo di condivisione della Ran per il 5G che dovrebbe ridurre il loro consumo di torri e il 19 marzo scorso un accordo non vincolante per la costruzione di 6mila torri.

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