L’escalation del conflitto innescato in Iran dagli Stati Uniti e Israele ha inferto un colpo durissimo e inaspettato allo sviluppo delle infrastrutture digitali globali, costringendo per esempio Meta e i suoi partner a interrompere i lavori sul progetto 2Africa Pearls nel Golfo Persico, un’estensione del più ampio sistema di cavi sottomarini 2Africa.
La crisi ha trasformato l’ormai famigerato stretto di Hormuz da promettente corridoio digitale in una zona di guerra attiva, generando non solo una serie di ritardi sulla roadmap prestabilita ma anche una frenetica ricerca di alternative via terra che comporta a sua volta nuovi rischi geopolitici.
“Il conflitto ha di fatto creato un secondo importante punto di strozzatura nello stretto di Hormuz e nel Golfo Persico, aggravando la crisi già esistente nel Mar Rosso” nota Winston Qiu sul portale specializzato Submarine Cable Networks. “Queste chiusure simultanee minacciano di mettere seriamente a repentaglio il futuro della connettività internet in Medio Oriente, Asia ed Europa”.
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L’impasse del progetto 2Africa Pearls
Come accennato, uno dei primi più devastanti effetti della nuova crisi del Golfo riguarda lo stop ai lavori del progetto 2Africa Pearls. A novembre 2025, il consorzio 2Africa, guidato da Meta, aveva completato l’infrastruttura principale del progetto: un sistema di cavi sottomarini di 45mila chilometri, progettato per stabilire un nuovo standard di connettività globale. Sebbene gli approdi previsti nel Mar Rosso abbiano subito ritardi a causa dei rischi persistenti al largo delle coste dello Yemen, il progetto 2Africa Pearls, un’estensione che collega Oman, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Arabia Saudita, Bahrein, Kuwait, Iraq, Pakistan e India, avrebbe dovuto entrare in funzione nel 2026.
Questi piani sono stati per l’appunto sconvolti dalla guerra. Secondo diverse fonti, confermate da Bloomberg e da pubblicazioni di settore, Alcatel Submarine Networks (Asn), la società statale francese incaricata della posa del cavo, è stata costretta a emettere avvisi di forza maggiore ai propri clienti. Asn ha dichiarato di non poter più operare in sicurezza nel Golfo Persico a causa delle operazioni militari in corso.
Una parte significativa del cavo è già stata posata sul fondale marino, ma rimane scollegata dalle stazioni di approdo. La nave posacavi Ile De Batz è ora di fatto bloccata al largo della costa di Dammam, in Arabia Saudita, impossibilitata a completare la sua missione.
Questo non è il primo intoppo per il progetto. Solo quattro mesi prima, i lavori su un altro segmento cruciale del sistema 2Africa nel Mar Rosso erano stati interrotti a causa degli attacchi dei ribelli Houthi e di problemi con i permessi, a sottolineare la crescente vulnerabilità dei cavi nella regione. Il sistema 2Africa, una volta completato, dovrebbe essere in grado trasportare il traffico dati di oltre 3 miliardi di persone, collegando Africa, Europa e Asia.
Gli altri importanti progetti sospesi
Ma l’impatto del conflitto con l’Iran si estende ben oltre il progetto 2Africa Pearls. Numerosi progetti di infrastrutture digitali in tutta la regione, tra cui Sea-Me-We 6 (Smw6), Fibre in Gulf (Fig) e il WorldLink Transit Cable Project, vivono ora in uno stato di totale incertezza.
Smw6 è un sistema di cavi sottomarini di nuova generazione che collega Asia, Europa e Africa, sviluppato da un consorzio che include la francese Orange e la singaporiana Singtel, con la statunitense SubCom come fornitore. Poiché il Mar Rosso è diventato un punto critico ad alto rischio, il consorzio Smw6 aveva dato priorità a un bypass terrestre attraverso l’Arabia Saudita per garantire la resilienza della rete. Invece di affidarsi esclusivamente a un percorso marittimo attraverso lo Stretto di Bab al-Mandab, Smw6 ha adottato un’architettura ibrida sottomarina-terrestre.
Il cavo Sea-Me-We 6 Gulf Extension (noto anche come Al Khaleej Cable System), simile al 2Africa Pearls, avrebbe dovuto attraversare lo Stretto di Hormuz e approdare sulla costa orientale dell’Arabia Saudita ad Al Khobar, collegandosi ai rami che servono Bahrein, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Da Al Khobar, il traffico avrebbe attraversato un ponte terrestre di oltre mille km attraverso la penisola arabica tramite la dorsale nazionale in fibra ottica di stc, aggirando completamente il Mar Rosso meridionale prima di riconnettersi con i segmenti sottomarini a Yanbu o Duba. Da lì, avrebbe potuto raggiungere l’Egitto e l’Europa attraverso il Mar Rosso settentrionale, oppure utilizzare il Saudi Vision Cable (SVC) per raggiungere l’Europa attraverso la Giordania e Israele, o ancora sfruttare la più recente iniziativa SilkLink di stc attraverso la Siria.
Originariamente previsto per il 2024, il completamento del Smw6 era già stato posticipato a giugno 2027 prima della crisi con l’Iran (il sistema ha comunque effettuato il suo primo approdo a Marsiglia il 27 aprile 2024). Il ritardo a tempo indeterminato del progetto Smw6, causato dal conflitto, metterà ulteriormente a dura prova il già precario equilibrio tra domanda e offerta di capacità sul corridoio sottomarino strategico Asia-Europa (Singapore-Europa).
Ritardi anche per il progetto Fig, sviluppato da Ooredoo Group e fornito da Asn, collega sette paesi: Qatar, Oman, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita, Kuwait e Iraq. Ooredoo aveva contemporaneamente investito 500 milioni di dollari in una rotta alternativa terrestre attraverso Iraq e Turchia verso l’Europa, progettata per aggirare il rischioso Mar Rosso. Ora, con il Golfo Persico trasformato in un campo di battaglia, persino più pericoloso del Mar Rosso, la componente sottomarina del Fig si trova ad affrontare un futuro incerto.
Il progetto WorldLink Transit Cable, annunciato di recente e del valore di 700 milioni di dollari, sembra invece destinato a fallire. Sviluppato da un consorzio iracheno-emiratino, che comprendeva la società irachena Tech 964, Dil Technologies e la società emiratina Breeze Investments, WorldLink era stato concepito come un sistema a doppia architettura che combinava un segmento sottomarino in fibra ottica da Abu Dhabi a Faw, nel sud dell’Iraq, con una doppia rete terrestre in fibra ottica che attraversava l’Iraq federale e la regione del Kurdistan fino alla Turchia.
L’intero presupposto del progetto e la sua redditività commerciale si basavano sul posizionamento del Golfo Persico come corridoio alternativo valido per il traffico tra Asia ed Europa, complementare alla tradizionale rotta Mar Rosso-Egitto-Mediterraneo. La crisi iraniana ha irrimediabilmente compromesso tale presupposto. Con il Golfo ora zona di conflitto, l’assunto centrale del progetto non è più valido e la sua fattibilità commerciale è crollata.
Un momento cruciale per l’industria globale dei cavi sottomarini
La chiusura simultanea del Mar Rosso e dello Stretto di Hormuz rappresenta uno stress test senza precedenti per Internet a livello globale. La rete si trova ad affrontare la minaccia più grave degli ultimi decenni, con un profilo di rischio che passa da una “zona grigia ambigua” a un confronto militare diretto.
Le Big tech, a partire da Meta, Google e Amazon, che hanno investito miliardi nella regione, sono ora costrette a rivalutare le proprie strategie. La risposta a lungo termine di Meta è il Progetto Waterworth, un nuovo cavo di 50mila km progettato per aggirare esplicitamente il Medio Oriente collegando Stati Uniti, India, Sudafrica e Brasile. Ma il suo completamento è previsto tra diversi anni, e – anche in presenza di ipotesi alternative, tra cui una rotta artica e una euroasiatica via terra – nel frattempo l’intero comparto dovrà fare i conti con un enorme vuoto infrastrutturale.






