Unidata archivia il 2025 con conti in crescita e, soprattutto, con l’obiettivo dichiarato di spostare progressivamente il proprio baricentro da operatore telco tradizionale a piattaforma tecnologica più integrata. Il consiglio di amministrazione ha approvato il progetto di bilancio d’esercizio, il consolidato e il bilancio di sostenibilità al 31 dicembre 2025, certificando il raggiungimento delle guidance economico-finanziarie e una dinamica che premia in particolare i servizi a più alto valore aggiunto.
I numeri principali fotografano un esercizio solido: ricavi totali a 109,5 milioni di euro, in aumento dell’8% rispetto ai 101,3 milioni del 2024, EBITDA adjusted a 29,4 milioni, in progresso del 3%, e indebitamento finanziario netto sceso a 37,7 milioni dai 43,8 milioni di fine 2024. Sul piano operativo, il gruppo segnala anche investimenti per 14,2 milioni di euro, un aumento del 13% dei clienti e altri 900 chilometri di fibra posata, che portano l’estensione complessiva della rete a circa 8.500 chilometri.
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I servizi sostengono la crescita, l’infrastruttura rallenta
Il dato forse più interessante, in chiave telecomunicazioni, riguarda la composizione del fatturato. La crescita è stata trainata dalla componente Service, salita del 12%, mentre la linea Infrastruttura ha segnato una flessione del 4%. È un passaggio che va letto oltre il dato contabile: per Unidata significa che stanno guadagnando peso le attività legate a Fiber & Networking, Datacenter & Cloud, IoT & Smart Solutions, cioè le aree su cui il gruppo intende costruire il proprio posizionamento di medio periodo.
Questa dinamica conferma che il mercato premia sempre di più gli operatori capaci di abbinare connettività, servizi digitali e capacità infrastrutturale proprietaria. In un contesto in cui i margini della pura connettività restano sotto pressione, la scelta di spingere sui segmenti a maggiore valore aggiunto appare coerente con il piano industriale approvato a dicembre e con la trasformazione in tech company rivendicata dal management.
Brunetti: “facendo dell’innovazione un elemento concreto e distintivo nella creazione di valore”
A sintetizzare la lettura del 2025 è stato il presidente e ceo Renato Brunetti, che ha collegato la performance economica alla traiettoria strategica del gruppo: “L’esercizio 2025 ha evidenziato risultati con una crescita apprezzabile, con ricavi da servizi in significativa espansione, a conferma della solidità del nostro posizionamento e della crescente capacità di generare valore attraverso un’offerta sempre più evoluta e orientata al cliente. Parallelamente, abbiamo conseguito un importante miglioramento dell’indebitamento finanziario netto, grazie a una positiva generazione di cassa operativa che ci ha, tra l’altro, consentito di sostenere un piano di investimenti rilevante, pari a circa 14 milioni di euro, mantenendo al contempo equilibrio e disciplina finanziaria. Il percorso di trasformazione da operatore telco a tech company prosegue con determinazione supportato dallo sviluppo di progetti industriali strategici e da partnership di rilievo. In questo contesto si inseriscono, tra gli altri, la riorganizzazione di Unifiber Italy, finalizzata a rafforzare ulteriormente la collaborazione con il fondo CEBF, e il completamento della posa del cavo sottomarino di Unitirreno, infrastruttura chiave per lo sviluppo del Gruppo nei prossimi anni. Guardando al futuro, il 2026 si è aperto nel segno della continuità e di una visione strategica di lungo periodo: tra le più recenti operazioni si annoverano la costituzione di Unicenter e l’accordo con Serdal Holding, iniziative che, pur in un contesto geopolitico complesso, testimoniano la nostra determinazione a proseguire lungo un percorso di crescita sostenibile, facendo dell’innovazione un elemento concreto e distintivo nella creazione di valore”.
Margini in lieve contrazione, ma la cassa migliora
La fotografia, naturalmente, non è tutta lineare. L’EBITDA adjusted margin si è attestato al 26,9%, in calo rispetto al 28,1% del 2024, mentre l’EBIT è sceso a 14,7 milioni dai 15,9 milioni dell’anno precedente. Anche l’utile netto si è ridotto, passando da 8,6 a 7 milioni. La società spiega la flessione del risultato operativo con l’aumento degli ammortamenti legati ai maggiori investimenti effettuati: un elemento che, per un operatore infrastrutturato, segnala sì una compressione reddituale nel breve, ma anche l’effetto di un ciclo di sviluppo ancora intenso.
Più favorevole, invece, il quadro della struttura finanziaria. Il miglioramento dell’indebitamento netto è stato sostenuto dalla buona generazione di cassa operativa, dallo svincolo di un deposito da 2,4 milioni e dagli effetti contabili connessi alla rinegoziazione del finanziamento passivo da 50 milioni avvenuta nel giugno 2025. In parallelo, il patrimonio netto è salito a 86,7 milioni dai 73 milioni del 2024. Per il mercato questo è un segnale rilevante, perché rafforza la sostenibilità del piano di espansione senza compromettere l’equilibrio finanziario del gruppo.
Clienti in aumento e rete più estesa
Sul fronte commerciale, Unidata chiude l’anno con 31.095 clienti diretti, contro i 27.593 di fine 2024. La crescita interessa tutte le principali categorie, ma è il segmento consumer a mostrare l’accelerazione più evidente, con un incremento del 15%, mentre il business sale dell’1%. A questo si aggiunge la crescita delle linee whitelabel attivate tramite partner, arrivate a 34.314 circuiti attivi.
Anche sul piano infrastrutturale il gruppo consolida la sua presenza. Nel 2025 la rete in fibra è stata estesa di altri 900 chilometri, raggiungendo circa 8.500 chilometri complessivi tra Unidata e Unifiber. La copertura della fibra negli edifici corrisponde a circa 530mila unità immobiliari residenziali e business. È un dato che rafforza il profilo dell’azienda come operatore dotato di asset proprietari e non soltanto come rivenditore di servizi digitali.
Unitirreno, Unifiber e LoRaWan: gli assi industriali del 2025
Nel corso dell’esercizio, la società ha scandito la propria agenda con alcune operazioni che raccontano bene dove intende posizionarsi. Da un lato c’è la riorganizzazione di Unifiber Italy, realizzata per ampliare e rafforzare la partnership con il fondo CEBF; dall’altro c’è il progetto Unitirreno, con la posa del cavo sottomarino e il finanziamento da 57 milioni ottenuto a febbraio per la realizzazione dell’infrastruttura tra Mazara del Vallo e Genova, con snodi a Fiumicino e Olbia.
Accanto a questi dossier, Unidata ha anche rafforzato la presenza nell’IoT applicato alle utility, aggiudicandosi tre contratti per reti di telelettura basate su tecnologia LoRaWan, destinate alla riduzione delle perdite idriche e al monitoraggio delle reti. È un passaggio coerente con l’evoluzione del gruppo verso modelli che combinano connettività, sensoristica, cloud e gestione dei dati.
Il 2026 si apre tra Abu Dhabi e il nuovo data center romano
Dopo la chiusura dell’esercizio, Unidata ha già messo a terra due iniziative che aiutano a leggere la direzione del nuovo ciclo. La prima è la partnership triennale con Serdal Holding negli Emirati Arabi Uniti, pensata come leva per entrare in un mercato ad alta intensità di investimenti in infrastrutture digitali, smart service, cloud, IoT e intelligenza artificiale. La seconda è la costituzione di UniCenter insieme ad Azimut Libera Impresa Sgr per realizzare a Roma un green e neutral data center Tier IV da circa 20 MW, oltre 2.000 rack e 13mila metri quadrati di superficie.
Qui emerge con chiarezza il tentativo di salire lungo la catena del valore: non solo rete, ma anche approdi internazionali, data center e servizi digitali ad alta intensità infrastrutturale. È su questo terreno che Unidata proverà a differenziarsi in un mercato italiano delle telecomunicazioni ancora segnato da forte competizione sui prezzi e da una crescente ricerca di efficienza industriale.
Guidance 2026 confermata, dividendo simbolico ma significativo
Per il 2026 il gruppo indica ricavi compresi tra 114 e 116 milioni di euro, EBITDA adjusted tra 28 e 29 milioni, margine intorno al 25% e indebitamento finanziario netto tra 37 e 39 milioni. Si tratta di target che implicano continuità nella crescita, pur con un profilo di redditività leggermente più prudente, coerente con una fase ancora orientata agli investimenti e alla costruzione della piattaforma industriale.
Il consiglio di amministrazione ha inoltre proposto un dividendo di 0,01 euro per azione, con assemblea ordinaria convocata l’11 maggio 2026. Parallelamente, Unidata segnala di aver redatto volontariamente il bilancio di sostenibilità secondo l’impianto metodologico della CSRD e degli standard ESRS, anticipando quindi l’evoluzione normativa europea. Anche questo è un elemento da non sottovalutare: in un settore che richiede capitale, infrastrutture e partner industriali, la qualità della governance e della rendicontazione pesa sempre di più nella capacità di attrarre risorse e sostenere la crescita.


