Dopo più di 50 anni l’umanità si appresta a compiere di nuovo quel grande balzo che il 20 luglio 1969 portò Neil Armstrong e Buzz Aldrin a toccare il suolo lunare: la missione Artemis II è iniziata stanotte alle 00:35, con il decollo del razzo Space Launch System della Nasa dal Kennedy Space Center in Florida. Il vettore ha già portato in orbita la navicella Orion, che nei prossimi giorni raggiungerà il nostro satellite per compiere un volo di avvicinamento in vista dello sbarco vero e proprio sul satellite, che avverrà con la missione Artemis IV.
Nel corso di Artemis II, gli astronauti della Nasa Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch e l’astronauta della Csa (Canadian Space Agency) Jeremy Hansen effettueranno una missione di fly-by lunare della durata complessiva di dieci giorni. La missione si concluderà con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico, al largo della costa della California, negli Stati Uniti.
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Anche l’Europa vola verso la Luna
Ma stavolta nel viaggio verso la Luna c’è pure un pezzo d’Europa. “Anche se nessun astronauta Esa fa parte di questo volo, l’Agenzia spaziale europea è presente”, ha commentato Daniel Neuenschwander, direttore per l’Esplorazione Umana e Robotica dell’Agenzia spaziale europea. “L’eccellenza della nostra industria è sottolineata dal ruolo cruciale che il modulo di servizio europeo svolgerà in questa missione e in quelle future. Questo know-how rappresenta la base per i futuri contributi nell’ambito della partnership Artemis, ma anche per il raggiungimento degli obiettivi europei nell’esplorazione umana e robotica”.
Le tecnologie e le competenze europee infatti saranno indispensabile per erogare l’energia che renderà possibile il viaggio grazie al modulo di servizio, il cuore propulsivo della navicella Orion incaricato di fornire aria e acqua agli astronauti e di garantire l’afflusso di elettricità attraverso i suoi quattro pannelli solari. Il sistema inoltre controlla la temperatura della navicella e fornisce la propulsione per le manovre chiave nello spazio profondo. A missione conclusa, il modulo di servizio europeo si separerà e si disintegrerà senza rischi nell’atmosfera poco prima dell’ammaraggio di Orion.
Il modulo di servizio è il risultato di un vasto sforzo industriale durato quasi un decennio. Hanno contribuito dieci Paesi europei, coinvolgendo venti appaltatori principali e oltre cento fornitori, dalla creazione della sua struttura portante da parte di Thales Alenia Space a Torino, in Italia, all’integrazione di tutti i componenti da parte dell’appaltatore principale Airbus a Brema, in Germania.
Il modulo di servizio europeo è dotato di tre tipi di motori che lavorano in sinergia, ciascuno con un ruolo specifico durante la missione. Un unico motore principale fornisce le grandi variazioni di velocità necessarie per portare Orion verso la Luna. È supportato da otto unità ausiliari, che vengono utilizzate per le correzioni orbitali e fungono da backup per il motore principale, se necessario. Per un controllo preciso, 24 motori più piccoli del sistema del controllo di reazione, disposti in sei pod, vengono utilizzati per ruotare e orientare il veicolo spaziale. Azionati singolarmente o in combinazione, consentono a Orion di regolare la propria posizione con eccezionale precisione.
Ma in campo non c’è solo l’aspetto tecnologico: gli ingegneri europei supporteranno la missione 24 ore su 24 dal centro tecnico Estec dell’Esa nei Paesi Bassi, dal Johnson Space Centre della Nasa a Houston e dal Centro Europeo di Addestramento Astronauti in Germania.
Il contributo italiano alla missione Artemis II
Anche l’Italia, come accennato, ha giocato un ruolo determinante in questa partita. I pannelli fotovoltaici che alimentano il modulo di servizio, per esempio, sono state realizzate da Leonardo. Con una lunghezza di sette metri, queste quattro “ali” sono in grado di erogare circa 11kW complessivi per sostenere il funzionamento dell’elettronica di bordo, di cui fanno parte le unità elettroniche che servono per il controllo e la distribuzione di energia al veicolo spaziale.
Thales Alenia Space, joint venture tra Thales al 67% e Leonardo al 33%, si è invece occupata della realizzazione della struttura del modulo di servizio e dei sottosistemi critici – compreso il sistema per la protezione dai micrometeoriti e il controllo termico, mentre Telespazio, joint venture tra Leonardo al 67% e Thales Alenia Space al 33%, partecipa alle attività di tracciamento radio della missione attraverso le infrastrutture e le competenze del Centro spaziale del Fucino.
Il futuro dell’Italia nella Lunar economy
Telespazio, alla guida di un consorzio internazionale, è stata selezionata dall’Esa anche per lo studio di un’infrastruttura per le comunicazioni e navigazione lunare. Il progetto rientra nell’iniziativa Lunar Communications and Navigation Services del programma Moonlight e, tra i requisiti, analizzerà la possibilità di rendere il sistema interoperabile con Lunanet, l’infrastruttura che la Nasa sta sviluppando per supportare il programma Artemis.
“La partecipazione italiana al Lunar Gateway riguarda una serie di progetti”, ha precisato il responsabile dell’Unità Volo Umano dell’Agenzia Spaziale italiana Gabriele Mascetti. “Il nostro Paese ha un ruolo cruciale nella realizzazione del modulo abitativo con la parte dotata di finestre, il modulo Esm di Orion, il lander logistico lunare e siamo l’unico Paese al di fuori degli Stati Uniti che contribuirà alla realizzazione del modulo human landing lunare. Inoltre abbiamo aziende italiane che collaborano con l’Esa per la costruzione di infrastrutture di servizio sulla Luna. L’Italia avrà un grande ritorno da questo programma: la possibilità di fare scienza in un ambiente unico come è accaduto sulla Stazione Spaziale Internazionale”.
Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata alle Politiche spaziali e aerospaziali, Adolfo Urso, “l’Italia sarà protagonista anche in questa nuova fase dell’esplorazione lunare. Proprio poche ore fa, a Washington, ho firmato con l’amministratore capo della Nasa uno Statement of Intent sulla cooperazione per la superficie lunare, rafforzando il ruolo del nostro Paese nella nuova corsa alla Luna”, ha spiegato Urso commentando il lancio di Artemis II. “Un riconoscimento importante dell’eccellenza dell’industria italiana chiamata a realizzare i moduli abitativi destinati a consentire una presenza sicura e prolungata degli astronauti sulla superficie. Oggi l’Italia vola in alto e guarda al cielo con orgoglio e ambizione”.






