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Droni, Pastorella: “Servono regole chiare e sostegno all’innovazione”



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La deputata e vicepresidente di Azione ha depositato in Commissione IX Poste e Telecomunicazioni alla Camera una risoluzione che impegna il governo ad assumere una serie di misure normative e strategico-industriali per lo sviluppo di un settore in pieno fermento

Pubblicato il 14 apr 2026



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L’obiettivo dichiarato è quello di semplificare e standardizzare l’impiego di droni aerei (Uncrewed aerial systems, Uas) e subacquei (Remotely operated vehicles e Autonomous underwater vehicles) in ambito civile. Lo strumento è una risoluzione depositata da Giulia Pastorella, deputata di Azione, in Commissione IX Poste e Telecomunicazioni alla Camera, che impegna il governo ad assumere una serie di misure normative e industriali per lo sviluppo di un settore in pieno fermento.

Pastorella: “Servono iter snelli e una visione industriale”

“Con questa risoluzione vogliamo aiutare l’Italia a fare un salto di qualità nel settore dei droni aerei e subacquei per usi a scopo civile, che oggi sono già in parte uno strumento concreto, ma potrebbero avere un ruolo importante in operazioni inerenti, per esempio, alla protezione civile e alla logistica sanitaria. È un settore in crescita, ma ancora frenato da autorizzazioni troppo complesse e da una mancanza di infrastrutture fisiche e digitali adeguate. Per questo chiediamo al governo di promuovere percorsi autorizzativi più snelli, di sostenere lo sviluppo degli U-space, di rafforzare la sperimentazione attraverso le sandbox regolatorie e di accompagnare l’innovazione verso una piena operatività”, ha dichiarato la vicepresidente di Azione. “Accanto alla semplificazione normativa serve però anche una visione industriale. Oggi l’Europa e l’Italia restano troppo dipendenti da filiere extraeuropee per componenti e materie prime critiche, mentre sia i droni aerei sia quelli subacquei possono avere un ruolo strategico crescente in molti ambiti civili, dalla mobilità avanzata al monitoraggio marittimo e ambientale. Per questo con la nostra risoluzione chiediamo di rafforzare l’autonomia strategica nazionale ed europea del comparto, sostenendo filiere produttive, innovazione e sperimentazione, e di aprire anche un lavoro specifico sullo sviluppo civile dei droni subacquei, un settore in cui l’Italia può giocare una partita importante anche alla luce della sua centralità nel Mediterraneo”.

Le principali proposte contenute nella risoluzione

Tra le principali richieste avanzate al governo dalla risoluzione si prospetta innanzitutto l’assunzione di “iniziative di competenza al fine di promuovere, d’intesa con Enac ed Enav e nel rispetto del quadro europeo vigente, la definizione e diffusione di percorsi autorizzativi chiari e omogenei per operazioni riguardanti i voli Bvlos e ai livelli crescenti di automazione, assicurando criteri proporzionati al rischio e tempistiche certe”. A questo dovrebbero accompagnarsi azioni per “definire nuovi Pre-defined risk assessment (Pdra), allo scopo di favorire percorsi autorizzativi semplificati e standardizzati per i servizi aerei ripetitivi di linea, sostenendo inoltre “l’introduzione e la designazione progressiva di zone U-space sul territorio nazionale, e adottando iniziative al fine di accompagnare con i necessari servizi digitali e con misure di interoperabilità e standardizzazione dei processi operativi, valorizzando le esperienze già avviate e assicurando il pieno coordinamento con i fornitori certificati di servizi U-space”.

La risoluzione invita inoltre a “a favorire la sperimentazione, dando piena attuazione e ulteriore impulso allo strumento della regulatory sandbox previsto dalla normativa Enac”, con la creazione di più sandbox territoriali di partenariati pubblico-privati (Ppps) specializzati nel deployment dei servizi Uas, “per realizzare sperimentazioni avance che possano raggiungere l’operatività, specialmente nei settori della logistica sanitaria, protezione civile, ispezioni di infrastrutture e monitoraggio ambientale”.

Allo stesso tempo, occorre “rafforzare i percorsi di formazione e certificazione per piloti remoti e operatori del settore Uas, sostenendo la specializzazione su attività a elevata complessità (a esempio soccorso in ambiente montano, ispezione di infrastrutture critiche, operazioni in contesto marittimo), anche in coerenza con gli scenari standard europei e con l’evoluzione del mercato del lavoro del settore”.

È necessario inoltre puntare, nelle sedi europee competenti, su “una più uniforme applicazione della normativa Easa nei diversi Stati europei, al fine di garantire uno sviluppo uniforme e coerente del mercato continentale, nonché lo sviluppo di una filiera industriale europea dei droni e l’adozione da parte delle pubbliche amministrazioni di piattaforme Uas di produzione europea”.

Accompagnare l’innovazione senza soffocarla

Il compito della politica è di restare al passo con l’innovazione, accompagnandola senza soffocarla”, ha commentato Pastorella. “L’obiettivo di questa risoluzione è proprio questo, un po’ sulla scia di quello fatto con i data center: semplificare e preparare il terreno per lo sviluppo, senza creare scorciatoie che mettano a repentaglio sicurezza o sostenibilità. Speriamo che sia accolta con lo stesso spirito unitario con cui è passata la normativa data center”.

Del resto, proprio come il mercato dei data center, in Italia l’ecosistema dei cosiddetti droni è in crescita costante, trainato soprattutto dagli impieghi professionali (B2B e B2G) e da una regolazione ormai pienamente europea.

Secondo l’Osservatorio Droni e mobilità aerea avanzata del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato professionale ha raggiunto circa 168 milioni di euro (+5% sul 2024), con aspettative di ulteriore crescita nel prossimo triennio. Il numero di imprese dell’offerta attive in Italia nel 2025 è pari a 675, inclusi produttori e operatori, in lieve ripresa rispetto ai due anni precedenti.

In questo scenario, un elemento di criticità è costituito dalla vulnerabilità economica delle imprese italiane del mercato professionale dell’offerta (soluzioni e/o servizi) in Italia, oggi composto perlopiù da micro (meno di 10 dipendenti, 82%) e piccole imprese (meno 50 dipendenti, 13%); tra il 2019 e il 2025 sono stati 2.178 i progetti internazionali di utilizzo di droni aerei, dei quali il 15 per cento si trova in uno stato di piena operatività.

Inoltre, le difficoltà nell’espletamento e le lunghe tempistiche delle autorizzazioni rappresentano per il 44% delle imprese del settore Uas la principale barriera alla sperimentazione e, soprattutto, alla continuità operativa, seguite dalla mancanza di infrastrutture fisiche e digitali, specialmente per quanto riguarda il settore «Innovative air mobility and delivery».

Secondo lo stesso studio, gli operatori del segmento Aerial operations hanno individuato quali azioni prioritarie lo sviluppo e l’implementazione dei servizi U-space, l’apertura di corridoi aerei dedicati, l’apertura al volo Bvlos almeno a bassa quota (sotto i 120 metri) e in aree dedicate, nonché la semplificazione delle autorizzazioni in Vlos in aree urbane. Diversamente, gli operatori del segmento Innovative air mobility and delivery hanno individuato quali azioni prioritarie l’integrazione dell’Iam&d nella mobilità locale, lo sviluppo di infrastrutture fisiche quali vertiporti e punti di ricarica, e di infrastrutture digitali a supporto dell’operatività, nonché lo sviluppo e implementazione dei servizi U-space e l’apertura di corridoi aerei dedicati.

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