SCENARI GLOBALI

Itu, le prossime elezioni banco di prova politico per il governo dell’AI



Indirizzo copiato

Alla Conferenza di Doha previsto il rinnovo dei vertici dell’agenzia Onu. Russia e Cina vorrebbero un ampliamento dei poteri su web, cybersicurezza e intelligenza artificiale. Contrapposta la posizione degli Usa, fautori del modello multi-stakeholder focalizzato sulle tlc. L’Europa sarà decisiva, insieme al tema della sovranità

Aggiornato il 28 apr 2026



digital-connettivita-Internet-banda-ultralarga-bul
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

Le prossime elezioni per decidere la guida e l’agenda dell’Itu si prefigurano come cruciali per preservare lo sviluppo tecnologico dalle ingerenze dei regimi autoritari, con particolare attenzione al governo di internet e dell’Ai. Lo scrivono Fiona M. Alexander e Kevin Garner del Cepa (Center for European Policy Analysis) in vista delle prossime elezioni con cui l’Itu (l’Unione Internazionale delle telecomunicazioni) dovrà rinnovare la leadership e la sua ageenda.

Alla Conferenza dei Plenipotenziari che si terrà a Doha a novembre si discuterà, infatti, dell’ampliamento del mandato dell’agenzia dell’Onu per affrontare le questioni relative a internet, alla cybersicurezza e all’intelligenza artificiale.

Governance internet, appuntamento cruciale per l’Itu

Come notano Alexander e Garner, l’Itu limita la sua attività sul coordinamento delle risorse globali per le comunicazioni, come i numeri telefonici, lo spettro radio e le posizioni orbitali satellitari. Ciò è stato ottenuto respingendo la pressione di Russia e Cina, che hanno tentato di estendere il mandato dell’agenzia delle Nazioni Unite al web, nel tentativo di limitare la libertà e l’apertura di internet.

Nelle elezioni del 2012, oltre 50 Paesi, tra cui Stati Uniti e Europa, hanno bocciato la proposta di Russia e Cina di modificare il trattato che definisce i compiti dell’Itu. “Sarà necessario che si uniscano nuovamente per respingere possibili nuovi tentativi”, indicano i due autori del Cepa.

Il dibattito sul controllo globale delle tecnologie

La conferenza plenipotenziaria è il massimo organo politico dell’Itu, che definisce strategie e priorità (2028-2031 nel caso dell’incontro del prossimo novembre), può modificare i trattati fondamentali dell’Itu ed elegge la leadership e il Consiglio.

Questo rende la conferenza un luogo chiave per ridefinire la governance globale delle telecomunicazioni e, indirettamente, di internet e delle tecnologie emergenti (Ai, satelliti, 5G/6G).

Negli ultimi anni il dibattito si è spostato proprio su questo punto: quanto l’Itu debba estendere il proprio mandato oltre le telecomunicazioni “tradizionali” verso internet, piattaforme e dati.

Le minacce a internet libero e aperto

Relativamente alle politiche per internet, finora, spiegano Alexander e Garner sulla rivista online Bandwidth, il ruolo delle Nazioni Unite è rimasto consultivo. La rete è nata come iniziativa dal basso ed è sempre stata coordinata da un insieme decentralizzato di coalizioni multi-stakeholder composte da settore privato, comunità tecnica, mondo accademico, società civile e governi. Ogni anno, dal 2005, questi gruppi si riuniscono al Forum delle Nazioni Unite sulla governance di Internet.

Il Forum riunisce i gruppi di stakeholder su un piano di parità per discutere questioni di politica pubblica relative a Internet. Dopo un lungo dibattito, a volte acceso, lo scorso anno le Nazioni Unite hanno riaffermato il Forum come piattaforma permanente, un risultato a lungo auspicato da Stati Uniti ed Europa.

Tuttavia, le minacce alla visione di un internet libero e aperto non si sono mai fermate.

L’Itu deve occuparsi delle norme sull’AI?

“Paesi autoritari in tutto il mondo stanno cercando di erigere barriere, imponendo regimi di censura e firewall e impedendo a entità statunitensi ed europee di operare nei loro territori”, scrivono gli studiosi del Cepa. “In vista della riunione dell’Itu di novembre, questi stessi Paesi si impegneranno per ampliare il mandato dell’agenzia e avviare un nuovo processo di stipula di trattati per stabilire, tra le altre cose, norme globali sull’intelligenza artificiale. Se gli Stati Uniti vogliono di impedire che i regimi autoritari reprimano le libertà e soffochino l’innovazione, devono agire”.

Russia e Cina da sempre premono per spostare la governance digitale verso un modello più statale e multilaterale contro il modello multi-stakeholder dominato da attori privati e occidentali.

La visione di Russia e Cina

La visione cinese e russa enfatizza il concetto di “sovranità informativa”: ogni Stato deve poter controllare infrastrutture, contenuti e dati nel proprio territorio. Questo implica spingere l’Itu a occuparsi anche di internet governance, standard e piattaforme, non solo spettro e reti.

Il modello attuale di internet governance è dominato da organismi multi-stakeholder (come l’Icann) e dalle big tech statunitensi. Secondo Russia, Cina e altri Paesi a loro vicini (G77), rafforzare l’Itu (dove ogni Stato ha un voto) riequilibra il potere a favore dei governi.

La Cina, in particolare, punta a influenzare gli standard globali su Ai, 6G e IoT, percepiti come un asset geopolitico ed economico.

Il modello degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti hanno sempre espresso una posizione contraria all’ingresso dell’Itu in ambiti come la regolazione delle piattaforme digitali, la governance di internet e dei contenuti.

Ora gli studiosi del Cepa ribadiscono che “Washington dovrebbe assicurarsi posizioni di leadership chiave che guidino il funzionamento quotidiano dell’istituzione”.

“L’americana Doreen Bogdan-Martin, la prima donna a ricoprire la carica di Segretario Generale dell’Itu, è candidata alla rielezione. Negli ultimi quattro anni, ha mobilitato miliardi di dollari in impegni per rafforzare le reti. Ha inoltre promosso riforme istituzionali cruciali per rafforzare la governance e la responsabilità, istituendo un’unità di supervisione e una funzione di Ombudsman, e ha ripristinato audit esterni tempestivi per rafforzare la trasparenza”.

Tuttavia, proseguono Alexander e Garner, una leadership forte, competente ed esperta non è sufficiente. L’Itu è un’organizzazione basata sull’adesione dei suoi membri e gli Stati Uniti devono presentarsi a Doha con una serie chiara di obiettivi politici. Qualsiasi accordo finale implica dei compromessi e, se Washington respingerà a priori determinati concetti, gli Usa si troveranno esclusi dal dialogo.

La terza via dell’Europa

“Gli Stati Uniti non possono garantire la propria agenda da soli. La diplomazia transazionale non è sufficiente in una sala di esperti tecnici. È necessario un impegno significativo e costante per costruire e mantenere solide coalizioni. Gli Stati Uniti dovrebbero sfruttare la propria partecipazione alla Citel, l’organismo regionale per le Americhe, e collaborare e coordinarsi con i propri alleati europei”, concludono gli autori.

Come gli Stati Uniti, l’Europa è contraria a trasferire la governance di internet all’Itu, temendo per la libertà e l’apertura del mondo online. Ma l’Ue rivendica un maggiore ruolo regolatorio pubblico rispetto agli Usa (forte dei suoi recenti strumenti come Dsa, Dma e AI Act), valorizza la tutela dei diritti digitali e, soprattutto nel periodo più recente, ha messo in primo piano il concetto di “sovranità digitale europea”.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x