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Labriola: con l’aumento dei prezzi wholesale filiera “verso il punto di rottura”



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Gli operatori, già in una posizione economica fragile, sono ulteriormente sotto pressione, evidenzia l’AD di Tim: bisogna consentire il recupero dei costi e una reale differenziazione della qualità dei servizi. Intanto FiberCop e Open Fiber lavorano a un’intesa per sinergie di rete

Pubblicato il 28 apr 2026



Pietro Labriola
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Punti chiave

  • Pietro Labriola (AD di Tim) avverte che gli aumenti wholesale di FiberCop sono insostenibili senza adeguamenti retail e coerenza regolatoria da Agcom.
  • middle mile: investimenti massicci necessari; gli operatori sostengono costi che non possono trasferire, comprimendo margini e portando la filiera al punto di rottura.
  • FiberCop e Open Fiber trattano un accordo commerciale con divisione di ruoli; azionisti (Kkr, Cassa Depositi e Prestiti, Macquarie, MEF) coinvolti; possibile sblocco earn-out e cambi manageriali.
Riassunto generato con AI

Gli aumenti dei prezzi di FiberCop per la rete all’ingrosso sono insostenibili senza adeguamenti dei prezzi al dettaglio. Questo l’affondo di Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, che ha replicato, in una lettera su Milano Finanza, a un precedente articolo secondo cui un aumento dei prezzi wholesale di FiberCop sarebbe positivo – una posizione che l’AD di Tim, principale cliente all’ingrosso della NetCo, respinge con forza.

Nel frattempo, proprio FiberCop è al centro di intense manovre per un possibile accordo sulla rete con Open Fiber: le due società lavorano a un memorandum of understanding per coordinare le rispettive attività e ridurre duplicazioni nella rete in fibra, come riportato da Il Sole 24 Ore. L‘iniziativa coinvolge gli azionisti, con Kkr per FiberCop e Cassa Depositi e Prestiti insieme a Macquarie per Open Fiber, sotto la regia del Ministero dell’Economia e delle finanze.

Labriola e l’allarme sull’aumento dei prezzi wholesale

Sui prezzi di FiberCop, Labriola evidenzia che l’incremento a livello wholsalee non viene trasferito lungo l’intera catena del valore.

“Riguardo all’articolo Perché è sorta la nuova alba di Tim pubblicato su MF-Milano Finanza del 24 aprile sento l’urgenza di intervenire sottolineando che dal mio punto di vista c’è ben poco da festeggiare”, scrive Labriola sulla stessa testata. “Anzi, c’è da preoccuparsi. Presentare l’aumento dei prezzi wholesale di Fibercop come una vittoria industriale o come un ‘regalo di ossigeno ‘per il mercato significa scambiare un problema per una soluzione. È come prendere il fumo per un segno di potenza: in realtà è il preludio di un guasto”.

Nel mercato delle telecomunicazioni, infatti, a differenza di energia e gas, non esiste un meccanismo tariffario di tipo RAB che consenta agli operatori al dettaglio di recuperare automaticamente i maggiori costi a monte, soprattutto nei segmenti B2B ed Enterprise, dove i clienti operano tramite gare d’appalto e contratti pluriennali a condizioni economiche fisse.

Appello alla coerenza normativa

“Nei settori energetici la regolazione riconosce e remunera il capitale investito e prevede meccanismi di copertura dei costi infrastrutturali; nel mercato retail delle telco invece gli operatori sono vincolati da contratti già sottoscritti, obblighi di trasparenza, limiti alle modifiche unilaterali delle condizioni economiche e da una forte pressione concorrenziale. Pensare che ogni incremento dei listini wholesale possa essere semplicemente girato al cliente finale significa ignorare il funzionamento concreto del mercato consumer delle telecomunicazioni”, prosegue Labriola.

Labriola sottolinea la necessità di coerenza normativa: autorizzare aumenti all’ingrosso senza consentire un corrispondente adeguamento dei prezzi al dettaglio – una modifica respinta dall’Agcom due anni fa – genera una posizione asimmetrica difficilmente giustificabile.

Naturalmente va compresa l’esigenza degli operatori infrastrutturali come FiberCop di ottenere un’adeguata remunerazione del capitale investito, prosegue l’AD di Tim. “Ma proprio per questo la questione non può essere affrontata solo a monte: va adeguata tutta la filiera. Altrimenti si crea un’asimmetria regolatoria difficile da giustificare”.

Investimenti massicci nel “middle mile

Un ulteriore elemento evidenziato da Labriola è il “middle mile”, dove si gioca la qualità della rete e dove si concentra in fabbisogno di investimento. È in questa parte che gli operatori come Tim devono investire in misura massiccia, perché qui si determina una quota crescente della latenza, della stabilità e della qualità reale dell’esperienza digitale.

Il risultato, prosegue il top manager, è uno “squilibrio molto grave: gli operatori di rete si trovano a sostenere un aumento dei costi senza poterlo trasferire né verso i clienti finali né verso gli attori che generano la domanda di traffico” – un chiaro riferimento alle piattaforme digitali over the top.

Labriola: “Filiera verso il punto di rottura”

Insomma, con l’aumento dei prezzi wholesale di FiberCop, gli operatori, stretti tra aumenti a monte che non possono trasferire e aumenti a valle non adeguatamente remunerati, perdono ulteriore equilibrio economico. “Comprimere margini già fragili non rafforza la filiera ma la porta al punto di rottura”. Questo per Tim è “un problema industriale”, sottolinea Labriola.

Se si vuole davvero intervenire sulla struttura economica del settore, occorre avere il coraggio di consentire anche una reale differenziazione della qualità dei servizi: “Non si può chiedere agli operatori di investire in reti, resilienza, assistenza, sicurezza e prestazioni superiori e nello stesso tempo comprimere ogni differenziazione introducendo offerte percepite come indistinguibili e concorrenti quasi esclusivamente sul prezzo”, afferma l’AD di Tim.

E, se si ha il coraggio di approvare un aumento dei prezzi wholesale, occorre avere lo stesso coraggio anche nel consentire un coerente adeguamento dei prezzi retail.

Prezzi wholesale e retail, il commento di Intermonte

“Un adeguamento dei prezzi al dettaglio per compensare gli aumenti dei prezzi all’ingrosso sosterrebbe la generazione di cassa degli operatori, in un contesto in cui la sostenibilità finanziaria della catena di approvvigionamento rimane sotto pressione”, ha scritto Intermonte commentando la lettera di Labriola.

“Da parte sua, Tim beneficia del suo naturale potere contrattuale con FiberCop – il principale cliente dell’azienda, che rappresenta il 52% del fatturato – a cui si aggiunge la possibilità di ricorrere ad accordi con Open Fiber nelle aree non ancora coperte e a tecnologie proprietarie come Fwa, laddove economicamente fattibile, riducendo la dipendenza strutturale dall’accesso all’ingrosso”.

FiberCop e OpenFiber verso un accordo commerciale

Quanto alle trattative fra Open Fiber e FiberCop, l’obiettivo al momento non è una società unica della rete, ma un accordo commerciale e strategico inserito in uno schema di “rete nazionale”, per ottimizzare gli investimenti ed evitare sprechi. Il MEF, azionista diretto di FiberCop con il 16% e presente in Open Fiber tramite Cdp, sostiene il dialogo, coordinato anche dal direttore generale dell’Economia Francesco Soro.

“Reuters e Sole24Ore confermano che gli azionisti delle due NetCo sono in trattative per un accordo commerciale, sotto l’egida del Ministero dell’Economia, il che suggerirebbe che i tempi non siano ancora maturi per una fusione”, ha commentato Intermonte.

La divisione dei ruoli tra le NetCo italiane

Il piano in discussione prevede una divisione dei ruoli: FiberCop si occuperebbe delle zone “grigie” ancora prive di fibra ultraveloce, Open Fiber rimarrebbe l’unico operatore nelle zone sovvenzionate dallo Stato, con accesso reciproco alle infrastrutture, mentre la concorrenza diretta continuerebbe nelle zone “nere”. Kkr ha presentato una proposta a Cdp e Macquarie prima di Pasqua: una prima versione ha incontrato la resistenza di Macquarie, che è stata poi superata.

Prosegue Intermonte: “Un accordo entro fine anno potrebbe sbloccare il pagamento parziale dell’earn-out di 2,5 miliardi di euro per Tim, che nel nostro SOP incorporiamo con una probabilità del 5% (0,01 euro/azione) per un prezzo obiettivo di 0,75 euro”.

Nel frattempo, in FiberCop si registrano cambiamenti manageriali: Simone Bonannini e Riccardo Busani hanno lasciato la società e le loro funzioni sono state assunte ad interim dall’amministratore delegato Massimo Sarmi.

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