L'ANALISI

Sovranità, per le telco ruolo centrale. Ma serve ripensare gli obiettivi



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Nell’autonomia tecnlogica l’intento non è il controllo assoluto, bensì la resilienza e il controllo basato sulla fiducia, perché le interdipendenze globali sono inevitabili. Gsma Intelligence: “Così sono possibili anche le alleanze con gli hyperscaler”

Pubblicato il 5 mag 2026



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In un mondo plasmato da una persistente incertezza geopolitica, le telco sono chiamate non solo a inseguire l’obiettivo della sovranità, ma a contribuire – in modo decisivo – alla sua realizzazione per i governi nazionali. Ma fino a che punto è possibile rendersi indipendenti dall’ecosistema globale? In quale quadro possono inserirsi le partnership con gli hyperscaler?

Come evidenzia un’analisi di Gsma Intelligence, il modo in cui oggi si parla di sovranità ha una logica avvincente quanto semplice: basta ottenere il controllo. Ma i Paesi rischiano un paradosso che chiama in causa un ripensamento della sovranità.

“Non è perché il controllo sia un obiettivo irrealistico, ma perché il vero obiettivo della sovranità non è mai stato il controllo assoluto”, scrive Radhika Gupta, Head of data acquisition di Gsma Intelligence. “La sovranità sta emergendo sempre più come un costrutto stratificato, plasmato da diversi approcci che si allineano alle priorità nazionali. Ed è proprio questa stratificazione che, in definitiva, definisce il grado di controllo che una nazione cerca di esercitare per perseguire i propri obiettivi di sovranità”.

Telco e hyperscaler, il quadro sfumato della sovranità

Gsma Intelligence ha monitorato gli sviluppi relativi alla sovranità tra operatori di telecomunicazioni, hyperscaler e strategie nazionali. Dai dati emerge un quadro più sfumato, che evidenzia le distinzioni tra i diversi livelli di sovranità e come il controllo e l’indipendenza varino all’interno di ciascuno di essi.

La complessità inizia dal tipo di dati. A livello globale, esistono già partnership tra telco, hyperscaler e fornitori di servizi cloud per stabilire hosting, residenza ed elaborazione locale dei dati. Queste iniziative sono presentate come successi in termini di sovranità dei dati. Ma la domanda da farsi è: chi controlla effettivamente quell’infrastruttura quando è necessario? Chi decide quando qualcosa va storto e tutto ciò è in linea con i quadri normativi locali?

Le partnership hanno ancora valore

Un dataset può risiedere entro i confini nazionali ed essere comunque governato da sistemi esterni. La posizione fisica crea sicurezza, ma non crea automaticamente autonomia.

La soluzione, in questo caso, non è evitare le partnership. In molti casi, rappresentano il modello giusto, soprattutto laddove i quadri di governance sono chiari e la fiducia è consolidata. La vera questione è se una partnership sia strutturata per raggiungere gli obiettivi di sovranità, non se esista affatto.

Sovranità infrastrutturale in un ecosistema globale

Il livello successivo che sta emergendo è quello delle infrastrutture. Questo include soluzioni sviluppate e posizionate come capacità infrastrutturali sovrane, come data center locali, Ai factory, risorse di calcolo locali, offerte Gpu-as-a-service e piattaforme aziendali per addestrare e testare modelli di Ai.

Molti di questi sviluppi si concentrano sulla localizzazione di storage e risorse di calcolo, ma sono ancora alimentati da dipendenze esterne, siano esse in termini di silicio, software, chip di memoria o altri componenti critici dello stack hardware e software. L’infrastruttura può apparire locale, ma le fondamenta su cui si basa spesso non lo sono. Ciò non invalida questi sforzi, ma evidenzia che la sovranità a questo livello è plasmata tanto dalle partnership e dalle catene di fornitura quanto dalla posizione fisica.

Sovranità dei modelli e sviluppo di capacità locali

Il terzo livello emergente è quello dei modelli locali e dei large language model (Llm). In molti casi, il concetto di Llm implica l’addestramento di modelli su dataset locali e la loro adattabilità a casi d’uso locali. Ciò rappresenta una forma di controllo più diretta, soprattutto laddove dati, addestramento e implementazione siano allineati alle priorità locali. Tuttavia, anche in questo caso, il quadro non è del tutto semplice.

Il luogo in cui avviene l’inferenza e l’infrastruttura che la supporta giocano un ruolo cruciale nel determinare quanto questi modelli siano effettivamente sovrani, riportandoci ancora una volta alle dipendenze insite nello strato infrastrutturale”, afferma Gupta.

Tutti e tre gli strati sono supportati da governance, quadri normativi e dall’efficacia con cui vengono implementati. Anche la disponibilità di competenze e talenti locali gioca un ruolo determinante nel definire il livello di sovranità di un paese. Un sistema creato per l’uso locale, con dati archiviati ed elaborati localmente e utilizzando sistemi locali, può comunque creare un falso senso di sovranità se le competenze e le capacità sottostanti non sono radicate nel territorio nazionale.

Il paradosso per le telco: fiducia e interdipendenza globale

Le telecomunicazioni si collocano al centro di queste discussioni. In un mondo sempre più digitale, alimentato dalla connettività, le Tlc sono infrastrutture nazionali critiche, fondamentali per la crescita economica, la sicurezza nazionale e l’inclusione digitale. Di conseguenza, le telco sono spesso visti come partner affidabili per il raggiungimento degli obiettivi di sovranità.

E questa nozione di fiducia diventa cruciale. Perché, allo stesso tempo, le telecomunicazioni e le tecnologie digitali si sono evolute attraverso decenni di collaborazione globale. Le catene di approvvigionamento sono internazionali, l’innovazione è distribuita e l’interoperabilità dipende da standard condivisi. L’interdipendenza non è un’eccezione, è il fondamento dell’architettura delle telecomunicazioni.

E questo crea un cambiamento fondamentale nel modo in cui si definisce la sovranità. Non è possibile disaccoppiarsi completamente dagli ecosistemi globali, ma non si può nemmeno fare pieno affidamento su questi partner e sulle catene di approvvigionamento esterne nell’attuale incerto contesto geopolitico.

Come le telco possono ripensare la sovranità

“Quindi, cosa significa tutto ciò? L’idea di sovranità scomparirà? Improbabile”, argomenta Gupta. “Anzi, la sovranità diventerà ancora più importante man mano che i sistemi digitali continueranno a sostenere economie e società. Ma forse la sua definizione si evolverà. Se l’obiettivo fondamentale della sovranità è proteggere dalle incertezze globali e dalle interruzioni della catena di approvvigionamento, allora l’intento non è mai stato il controllo assoluto, bensì la resilienza e un certo grado di controllo basato sulla fiducia”.

“La prospettiva con cui consideriamo la sovranità deve cambiare”, scrive ancora Gupta: “dal controllo alla resilienza, dall’indipendenza all’interdipendenza consapevole. In questo senso, la sovranità non riguarda più tanto il possesso di ogni singolo livello della catena, quanto piuttosto la comprensione di dove il controllo è realmente importante”.

Si tratta, dunque, di porsi le domande giuste: Quali sono le dipendenze critiche? Quali capacità devono essere prioritarie? E dove ha senso assumere la leadership piuttosto che collaborare?

Il trust al centro del concetto di sovranità

L’obiettivo non è raggiungere la perfetta indipendenza, ma costruire la resilienza attraverso la fiducia, lavorando con fornitori e partner fidati laddove la piena sovranità non è praticabile, mantenendo al contempo un controllo effettivo dove conta di più.

“In un mondo interconnesso, la sovranità non significa isolarsi”, conclude Gupta. “Significa comprendere il sistema di cui si fa parte, sapere di quali parti ci si può fidare e plasmare le condizioni in base alle quali tale fiducia viene guadagnata e mantenuta”.

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