La congestione mobile resta uno dei fenomeni meno misurati e meno governati delle reti europee. Eppure è proprio nelle ore di punta, quando milioni di utenti si collegano contemporaneamente, che la qualità del servizio viene davvero messa alla prova. Le metriche aggregate, su cui si basano classifiche e obiettivi pubblici, raccontano una realtà parziale. La sera, tra le 19 e le 21, ne emerge un’altra.
È quanto mostra l’ultima analisi di Ookla Research, che ha esaminato milioni di test Speedtest effettuati dai consumatori in 30 mercati europei, includendo i 27 Stati membri Ue, il Regno Unito, la Svizzera e la Norvegia. Il confronto tra le prestazioni serali e quelle notturne, quando la domanda è minima, consente di misurare una forma concreta di congestione: quanta esperienza si perde quando le risorse di rete entrano sotto pressione.
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Perché la congestione non è solo una questione di velocità
Le reti mobili funzionano su un mezzo condiviso. Ogni cella ha una capacità finita, determinata da spettro, configurazione radio, interferenze e dimensionamento del trasporto. Quando la domanda simultanea supera quella capacità, la velocità per utente cala, le code nei buffer crescono e la latenza aumenta.
Per questo, sottolinea Ookla Research, “la congestione non è solo un problema di throughput, ma anche di latenza, stabilità e tutela degli utenti più penalizzati”. Un aspetto cruciale, perché una rete può mantenere velocità mediane accettabili mentre la latenza sotto carico supera i 700 millisecondi, compromettendo videochiamate, gaming, servizi cloud e applicazioni in tempo reale. Per catturare questa complessità, l’analisi utilizza un framework che combina cinque dimensioni del degrado serale, restituendo un valore sintetico su scala 0–100. Più il valore è alto, più grave è la congestione mobile nelle ore di punta.
Un’Europa divisa in quattro di fronte al carico serale
I risultati mostrano una frattura netta. La Spagna emerge come il mercato più congestionato d’Europa. Nel primo trimestre 2026 la velocità mediana di download scende da 161,2 Mbps nelle ore notturne a 54,1 Mbps la sera, con una perdita del 66%. Nello stesso intervallo, la latenza sotto carico cresce del 60%.
All’estremo opposto si collocano mercati che mantengono profili quasi piatti durante l’arco della giornata. Lussemburgo, Belgio, Norvegia, Francia e Paesi Bassi mostrano una resilienza strutturale al carico serale. Nei Paesi Bassi la velocità serale resta vicina ai 158 Mbps, con una flessione contenuta. In Norvegia la latenza varia di poche decine di millisecondi tra notte e sera.
Tra questi poli si colloca la maggioranza dei Paesi, con livelli di degrado moderati o significativi. L’Italia rientra in quest’ultimo gruppo. Nelle ore di punta la velocità mediana si ferma a 45,2 Mbps, il valore più basso tra le grandi economie Ue analizzate. Un dato che, secondo Ookla Research, riflette anche il costo di una struttura di mercato storicamente molto frammentata e orientata alla competizione di prezzo.
Il paradosso svizzero e l’inganno delle metriche headline
Il caso più emblematico è quello della Svizzera. Il Paese presenta l’Arpu mobile più alto d’Europa e una quota di connessioni 5G superiore al 70%. Sulle classifiche aggregate, la rete svizzera appare tra le migliori. Tuttavia, sotto il profilo della congestione mobile, la Svizzera risulta il terzo mercato più problematico.
Il calo di velocità serale è relativamente contenuto, ma altri indicatori raccontano una storia diversa. La latenza sotto carico aumenta del 46% e il 10% degli utenti peggiori subisce un crollo dell’81% delle prestazioni di download. In pratica, per una parte della popolazione l’accesso mobile diventa quasi inutilizzabile nelle ore serali.
Le differenze tra operatori amplificano il fenomeno. Sunrise registra un calo serale molto più marcato rispetto a Swisscom, che riesce a mantenere livelli di servizio più stabili. Di notte le distanze sono limitate. La sera si allargano. La congestione agisce quindi come una lente d’ingrandimento sulle scelte di investimento, di configurazione della rete e di gestione del traffico.
Quando il problema non è il Paese, ma l’operatore
L’analisi di Ookla Research mostra che in diversi mercati le differenze tra operatori superano quelle tra Stati. In Polonia, ad esempio, il divario serale tra T-Mobile e Plus arriva a oltre quattro volte, mentre di notte è molto più contenuto. Il carico serale non riflette semplicemente una gerarchia preesistente, ma la amplifica.
In Irlanda emerge invece un modello opposto. Gli operatori convergono tutti verso un tetto serale simile, nonostante prestazioni molto diverse nelle ore di basso carico. Questo schema suggerisce un limite strutturale di capacità, legato a livelli di investimento complessivi insufficienti rispetto alla domanda.
Il Portogallo rappresenta un caso di deterioramento rapido. In un solo anno il divario tra prestazioni notturne e serali si è triplicato. Per uno degli operatori principali, le prestazioni del 10% degli utenti peggiori scendono a livelli che equivalgono a una perdita funzionale del servizio.
5G: più margine, ma non una soluzione automatica
Il 5G migliora l’esperienza, ma non elimina la congestione mobile. Nei mercati con alta adozione, il calo serale medio resta significativo sia per il 4G sia per il 5G. La differenza più costante riguarda la latenza.
In tutti i Paesi analizzati, il 5G mantiene latenze sotto carico inferiori rispetto al 4G, con vantaggi che arrivano fino al 40%. Questo rende il 5G più adatto alle applicazioni sensibili al ritardo, anche in condizioni di congestione. Tuttavia, come evidenzia il report, la generazione tecnologica non equivale alla resilienza. Senza adeguati investimenti in densificazione e trasporto, anche il 5G raggiunge rapidamente il proprio limite.
La stagionalità che ridisegna la mappa della congestione
Un ulteriore elemento emerge dall’analisi temporale. La congestione mobile segue schemi stagionali distinti. In Spagna e Croazia peggiora drasticamente in estate, spinta dal turismo concentrato in aree costiere. Nei Paesi nordici la pressione si sposta verso zone rurali e seconde case.
Svizzera e Austria mostrano il fenomeno inverso. Le prestazioni migliorano nei mesi estivi e peggiorano in inverno, quando l’uso indoor e il turismo alpino concentrano la domanda. Questo conferma quanto sia complesso dimensionare reti progettate per il picco massimo, non per la media annuale.
Investire conta più della ricchezza
Tra i fattori strutturali analizzati, quello che mostra la relazione più solida con la resilienza è l’intensità di investimento. Il capex in rapporto ai ricavi spiega più di Pil, Arpu o quantità di spettro assegnato.
La Norvegia, con un’elevata quota di ricavi reinvestiti, registra livelli di congestione molto contenuti. La Svizzera, nonostante ricavi elevati, reinveste una quota minore e mostra criticità marcate nelle ore di punta. Lo spettro resta una condizione necessaria, ma non sufficiente. Senza siti, backhaul e configurazioni adeguate, la capacità resta teorica.
Un punto cieco per regolatori e policy
Nonostante l’evidenza empirica, la congestione mobile resta ai margini dei benchmark pubblici. Gli obiettivi europei puntano su copertura e velocità nominali, ma non definiscono standard comparabili per le prestazioni sotto carico.
Secondo Ookla Research, questa lacuna rischia di distorcere la percezione della qualità reale delle reti. Le ore di punta sono quelle in cui gli utenti giudicano il servizio. Ignorarle significa misurare reti che funzionano bene sulla carta, ma che falliscono nel momento più critico.
I dati mostrano che il degrado non è inevitabile. Alcuni mercati migliorano grazie a nuovi investimenti e a una migliore gestione della capacità. Altri peggiorano. La differenza non la fa la tecnologia in sé, ma la volontà di sostenere nel tempo la rete. E questo, sempre più, è una scelta industriale e regolatoria.


