l'intervista

Space economy, Avino: “La difesa torna a trainare il settore”



Indirizzo copiato

Argotec rafforza la crescita industriale e l’espansione internazionale, puntando su satelliti, telecomunicazioni e nuove applicazioni. Il founder e ceo: “Le tensioni geopolitiche stanno riportando al centro le richieste dei governi, ma il dual use rimane fondamentale per lo sviluppo del mercato”

Pubblicato il 11 mag 2026



Argotec space economy
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

Punti chiave

  • Crescita e performance: Argotec 57M€ ricavi (2025, +60% a/a), oltre 16M€ Ebitda (28%), capacità produttiva >50 satelliti/anno e modello industriale integrato.
  • Strategia industriale: specializzazione su satelliti fino a 300 kg, ruolo di solution provider, produzione di costellazioni, espansione in Stati Uniti e sviluppo SpacePark.
  • Tecnologia e programmi: focus su sovranità tecnologica, dual use e difesa; protagonisti in Artemis I con ArgoMoon, progetti Lumio, HENON e round >100M€ per R&D e onboard data processing.
Riassunto generato con AI

Crescita sostenuta, profittabilità elevata e una strategia sempre più orientata alla dimensione globale, alla sovranità tecnologica e alla sicurezza. Argotec si presenta oggi come uno dei protagonisti più dinamici della space economy europea. Fondata nel 2008 da David Avino, oggi ceo anche di Argotec US, l’azienda torinese ha costruito negli anni un modello industriale integrato che copre l’intera filiera: progettazione, produzione, controllo dei satelliti e gestione delle operazioni in orbita. Avino, laureato in Informatica e Scienze Strategiche e con un passato nel mondo militare, prima di fondare Argotec ha lavorato per l’Agenzia spaziale europea dal 2002 al 2008, contribuendo a missioni Shuttle, Soyuz e programmi di lunga durata.

I numeri di Argotec raccontano il salto dimensionale: 57 milioni di euro di ricavi nel 2025, in crescita del 60% anno su anno, e oltre 16 milioni di Ebitda, con un margine del 28%. Per il 2026 l’obiettivo indicato dall’azienda è raggiungere i 100 milioni di euro, consolidando un tasso medio annuo di crescita del 75% dal 2022.

Al centro della strategia, spiega Avino in questa intervista a Corcom, ci sono lo SpacePark di Torino, il consolidamento della presenza negli Stati Uniti, l’industrializzazione delle piattaforme satellitari e un mix di business in cui la difesa ha riconquistato peso dopo che il “new space” sembrava monopolizzato dalle opportunità commerciali in ambito privato.

Avino, avete chiuso l’anno con risultati importanti. Quali sono stati i principali driver della crescita?

Gli investimenti fatti negli ultimi anni sono stati determinanti. Abbiamo aumentato in modo significativo la capacità produttiva e messo a sistema tutto ciò che avevamo sviluppato, passando da uno o due satelliti l’anno a una produzione molto più ampia, oltre 50 satelliti all’anno. Questo ci ha permesso di ridurre inefficienze e crescere rapidamente. In parallelo, la domanda è aumentata su più fronti: scientifico, osservazione della Terra e soprattutto Difesa. A questo aggiungo che, come azienda, siamo profittevoli dal primo giorno, e che nel 2025 abbiamo raggiunto un risultato rilevante, arrivando a una marginalità del 28%.

Il mercato dei piccoli satelliti è sempre più competitivo e strategico. Come vi state posizionando?

Abbiamo scelto da tempo di specializzarci nei satelliti fino a 300 chili e continuiamo a investire in ricerca e sviluppo. Però non siamo semplici produttori: siamo un solution provider che offre soluzioni chiavi in mano, dalla costruzione al lancio fino alla gestione dei dati.

Rispetto agli inizi, oggi siamo arrivati a produrre costellazioni, non singoli satelliti, e operiamo tra Italia e Stati Uniti. Sul territorio nazionale sviluppiamo tecnologie e produciamo, negli Usa completiamo la filiera, con attività di integrazione e lanci, spesso con SpaceX, per poi gestire le operazioni dai nostri centri di controllo.

Quanto pesa oggi il tema della sovranità tecnologica nel vostro settore?

È centrale. Ridurre la dipendenza tecnologica da altri Paesi è fondamentale, soprattutto in un contesto geopolitico cambiato radicalmente negli ultimi anni. Noi abbiamo sempre puntato a sviluppare internamente le tecnologie chiave: oggi circa l’80% è prodotto nei nostri stabilimenti in Italia. Questo rafforza la nostra autonomia e ci posiziona meglio anche nei programmi europei.

State crescendo molto anche negli Stati Uniti. Quali saranno i prossimi passi?

Gli Stati Uniti sono un mercato imprescindibile per chi è coinvolto nella space economy. Abbiamo ampliato la capacità produttiva in Florida e avviato attività anche in California, con un laboratorio dedicato alle telecomunicazioni. Oggi siamo in grado di costruire satelliti interamente negli Usa e abbiamo iniziato a vincere contratti locali. L’obiettivo è continuare a crescere mantenendo un equilibrio tra sviluppo europeo e presenza americana.

Le telecomunicazioni satellitari stanno guadagnando attenzione. Che prospettive vede in questo campo per l’Europa?

È un ambito enorme, che richiede costellazioni di centinaia o migliaia di satelliti. Servono investimenti molto rilevanti e una visione europea coordinata, anche per costruire alternative a sistemi come Starlink. Noi stiamo lavorando su tecnologie specifiche, ma è un progetto che richiede un forte indirizzo istituzionale oltre che industriale.

Qual è oggi il vostro ruolo nei principali programmi spaziali, dalla Luna allo space weather?

Siamo stati protagonisti di Artemis I con ArgoMoon e lavoriamo su diversi programmi con l’Agenzia spaziale europea. Tra questi c’è Lumio, per monitorare i micrometeoriti lunari. Stiamo anche sviluppando tecnologie per le telecomunicazioni lunari, fondamentali per future missioni con equipaggio. E poi c’è il progetto HENON sullo space weather: un satellite che opererà a 27 milioni di chilometri dalla Terra per monitorare l’attività solare e inviare alert in anticipo, con impatti concreti su energia e telecomunicazioni.

Come si è evoluto il mercato tra componente commerciale e difesa?

Negli ultimi anni c’è stato uno shift importante. Se prima il driver principale erano le nuove opportunità in campo commerciale, oggi la Difesa è tornata centrale, anche per effetto delle tensioni geopolitiche. Questo non significa che la componente commerciale perda rilevanza: spesso le tecnologie sviluppate per la Difesa trovano poi applicazione nel mercato civile, è il cosiddetto dual use. È soltanto cambiato il punto di partenza del ciclo di innovazione.

Quali sono le priorità industriali e finanziarie di Argotec per il futuro?

Abbiamo costruito un’azienda solida e profittevole. Ora vogliamo accelerare. Abbiamo aperto un round da oltre 100 milioni di euro per sostenere la crescita e investire nelle tecnologie chiave, in linea con il tema della sovranità tecnologica. Tra le priorità ci sono l’espansione internazionale, soprattutto negli Stati Uniti, e lo sviluppo di tecnologie avanzate come il processing dei dati direttamente a bordo dei satelliti.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x