La cloud security non è più una voce accessoria dei budget tecnologici. Sta diventando il punto in cui si incontrano trasformazione digitale, continuità operativa e governo del rischio. È questo il segnale più rilevante che emerge dal nuovo report di MarketsandMarkets, secondo cui il mercato globale passerà da 34,37 miliardi di dollari nel 2026 a 59,34 miliardi nel 2031, con un tasso medio annuo di crescita dell’11,5%. Un’accelerazione che dice molto non solo sullo stato della minaccia cyber, ma anche sul modo in cui le imprese stanno ripensando la protezione di dati, applicazioni e infrastrutture.
La dinamica descritta dal report ha una radice chiara. Da una parte cresce la frequenza degli attacchi e aumenta la loro sofisticazione. Dall’altra si irrigidiscono gli obblighi di compliance, i controlli sulla protezione dei dati e l’attenzione alla data sovereignty. In mezzo ci sono aziende che hanno ormai distribuito carichi di lavoro su ambienti diversi e che non possono più permettersi strumenti frammentati, visibilità parziale e policy incoerenti. Per questo la cloud security si sta spostando da funzione specialistica a architrave operativa della trasformazione digitale.
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Dalla difesa puntuale alla piattaforma integrata
Il primo cambio di fase riguarda il modello di difesa. Il mercato premia sempre di più le piattaforme in grado di unificare funzioni che fino a poco tempo fa venivano acquistate e gestite separatamente. Il segmento destinato a crescere più rapidamente, secondo il report, è quello delle Cnapp, le piattaforme cloud-native application protection, che integrano protezione del workload, postura di sicurezza, gestione delle identità, rilevazione delle minacce e automazione delle remediation.
Non è un passaggio solo tecnologico. È soprattutto una scelta industriale. Consolidare più strumenti in una piattaforma unica permette di ridurre complessità operativa, sovrapposizioni e zone d’ombra. Significa anche rendere coerente il controllo tra sviluppo, infrastruttura e runtime, in un contesto in cui applicazioni containerizzate, Kubernetes, microservizi e pratiche di DevSecOps impongono monitoraggio continuo e correzioni rapide.
I segnali raccolti dal report confermano questa traiettoria. Palo Alto Networks ha indicato che, nell’ottobre 2025, oltre il 60% dei clienti di Prisma Cloud ha iniziato ad adottare capacità Cnapp integrate per sostituire soluzioni standalone come Cspm e Cwpp. Microsoft ha segnalato nell’aprile 2025 che una maggioranza degli utenti di Defender for Cloud utilizza insieme funzionalità di posture management e workload protection. Wiz, sempre nel 2025, ha sottolineato il peso crescente di approcci Cnapp agentless nei deployment enterprise, scelti per ottenere visibilità rapida sugli ambienti cloud.
Il valore si sposta sulla capacità di vedere e reagire
Dietro l’ascesa della cloud security c’è anche un cambiamento nella natura della domanda. Le aziende non cercano più solo protezione perimetrale o controllo statico della configurazione. Chiedono rilevazione in tempo reale, risposta automatizzata, gestione proattiva del rischio e correlazione tra segnali che arrivano da ambienti diversi. In sostanza, vogliono trasformare la sicurezza in un sistema continuo di osservazione e intervento.
Qui entra in gioco anche l’uso dell’AI, che i vendor stanno incorporando per prioritizzare le esposizioni, ridurre il rumore operativo e accelerare la risposta agli incidenti. Il punto, però, non è soltanto l’automazione. Il vero nodo è la capacità di ricondurre la complessità a una vista unica. In un’infrastruttura multicloud o ibrida, infatti, il rischio non nasce solo dalla violazione conclamata. Nasce molto prima, da errori di configurazione, privilegi eccessivi, workload non monitorati e policy applicate in modo disomogeneo.
Per questo la cloud security si lega sempre di più al governo dell’intero ciclo di vita applicativo. Chi sviluppa, chi distribuisce e chi gestisce le operation lavora ormai sullo stesso perimetro di rischio. La sicurezza smette così di essere una funzione che interviene a valle e diventa un requisito di progettazione e gestione.
Il cloud ibrido resta il terreno decisivo
Il secondo grande fattore di crescita individuato dal report è il cloud ibrido, segmento atteso come il più dinamico per modalità di deployment. Il motivo è semplice: la realtà delle imprese non coincide con l’idea di una migrazione lineare e totale verso il cloud pubblico. Molte organizzazioni continuano a mantenere parte dei workload on premise, sia per esigenze regolatorie sia per ragioni operative, di performance o di controllo sul dato.
In questo scenario, la sfida non è scegliere un solo ambiente, ma governare la convivenza di più ambienti. Di qui la domanda crescente di soluzioni capaci di garantire visibilità, enforcement delle policy e threat detection in modo uniforme tra infrastrutture private e servizi pubblici. Secondo Microsoft, già nel 2024 oltre il 70% dei clienti enterprise operava in contesti di cloud ibrido. Cisco ha evidenziato nel marzo 2026 che una quota significativa di organizzazioni sta integrando controlli di rete e sicurezza per gestire workload distribuiti su infrastrutture ibride. Anche Aws ha rilevato nel 2025 una crescita dei casi in cui ambienti privati e servizi cloud pubblici vengono connessi per rispondere a esigenze di compliance e flessibilità operativa.
Questo passaggio ha un significato preciso. La cloud security non cresce solo perché aumenta l’adozione del cloud. Cresce perché il cloud adottato dalle imprese è sempre più distribuito, ibrido e frammentato. Ed è proprio questa frammentazione a rendere strategica una protezione unificata.
Compliance, sovranità del dato e pressione regolatoria
Il report insiste su un punto che va oltre la minaccia cyber: la spinta regolatoria. Le imprese sono chiamate a dimostrare controllo, tracciabilità, coerenza delle policy e capacità di proteggere dati sensibili in ambienti eterogenei. Questo aspetto pesa in modo particolare nei settori più regolati e in quelli che trattano grandi volumi di informazioni critiche, dalla sanità al retail digitale fino ai media.
La questione, dunque, non è solo tecnica. Riguarda il rapporto tra architettura IT e responsabilità aziendale. Quando le regole si fanno più stringenti, diventa meno sostenibile affidarsi a una somma di strumenti scollegati. Serve una piattaforma che permetta di applicare controlli omogenei, documentare le posture di sicurezza e ridurre il rischio di disallineamenti tra ambienti diversi. In questo senso la cloud security tende a coincidere sempre più con la capacità dell’impresa di rendere verificabile il proprio modello di governance.
Anche il tema della sovranità digitale rientra in questa traiettoria. La collocazione dei dati, il presidio sui flussi informativi e la possibilità di mantenere controllo su workload sensibili spingono molte organizzazioni a modelli ibridi o multicloud. Ma più aumentano le combinazioni infrastrutturali, più cresce il bisogno di una regia di sicurezza coerente.
Nord America guida il mercato, ma detta anche l’agenda
Sul piano geografico il report indica nel Nord America l’area destinata a mantenere la quota più alta del mercato lungo tutto l’orizzonte previsionale. La leadership si spiega con tre fattori combinati: adozione precoce delle tecnologie cloud, presenza dei principali vendor e alta consapevolezza del rischio cyber nel tessuto enterprise.
I numeri citati vanno nella stessa direzione. CrowdStrike ha segnalato nell’agosto 2025 che oltre il 75% dei ricavi proveniva da clienti nordamericani, a conferma della forte domanda di soluzioni cloud-native. Zscaler ha osservato nel 2024 che una parte rilevante della propria base enterprise è concentrata nella regione, trainata anche dalla rapida diffusione di architetture zero trust. Ibm ha rilevato nel 2025 che molte imprese nordamericane stanno dando priorità a piattaforme integrate per gestire ambienti multicloud complessi e restare aderenti agli obblighi di compliance.
La centralità del Nord America non è quindi solo una questione di volumi. È anche un indicatore di direzione strategica. Dove il mercato è più maturo, si vede prima che altrove il passaggio da strumenti specializzati a piattaforme integrate, da difesa tattica a governance estesa della sicurezza. Ed è spesso da lì che si diffondono standard, modelli operativi e scelte di investimento che poi influenzano il resto del mercato.



