Mentre l’industria globale dell’intelligenza artificiale si sposta dalla fase di sviluppo infrastrutturale all’applicazione su larga scala nelle aziende, la Cina è già in piena espansione e allunga il passo rispetto alle altre grandi economie mondiali. Questo è il segnale che emerge dall’Idc Directions 2026 di Pechino, un evento che ha riunito oltre 400 decision maker del settore tecnologico, analisti e investitori per fare il punto su un mercato che corre sempre più velocemente verso l’Ai leadership.
Ad aprire il congresso è stato il ceo di Idc, Lorenzo Larini, che ha condiviso il palco con un robot dotato di intelligenza artificiale, costruito in Cina, impiegato in Cina e già pronto a competere con le alternative sviluppate in altri Paesi.
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La Cina punta alla leadership sull’Ai
Secondo Idc, la spesa globale per l’Ai aziendale raggiungerà i 940 miliardi di dollari nel 2026, per poi aumentare fino a 2.100 miliardi di dollari entro il 2029. In questo contesto la spesa cinese per l’intelligenza embodied – prevede la società di analisi – crescerà da 1,4 miliardi di dollari a 77 miliardi di dollari in cinque anni, con un tasso di crescita annuo composto (Cagr) del 94%. Gli endpoint Ai-native, l’Ai industriale e il 15° Piano quinquennale stanno rimodellando l’economia digitale cinese.
“Idc è presente in Cina dal 1986 e non abbiamo mai visto un ritmo di cambiamento così rapido come quello attuale”, ha affermato Lorenzo Larini. “È ormai chiaro che la Cina non è un mercato che ci si può permettere di osservare da lontano, perché è una forza tecnologica che sta attivamente plasmando il mondo”.
Tre priorità definiscono l’economia digitale cinese nell’ambito del 15° Piano quinquennale, avviato quest’anno: creazione di opportunità commerciali, sovranità digitale e ristrutturazione delle capacità globali. Con la convergenza di Ai, dati e potenza di calcolo, Idc prevede che la spesa cinese per le tecnologie digitali manterrà una crescita a doppia cifra per diversi anni.
Il cambio di passo della Cina: l’esportazione di piattaforme
Il cambiamento strategico tra le aziende cinesi è evidente: l’attenzione si sta spostando dall’esportazione di prodotti all’esportazione di capacità, piattaforme native per l’Ai ed ecosistemi di sviluppatori.
La Cina sta cavalcando, in particolare, la seconda fase del superciclo dell’Ai, come ha spiegato Kitty Fok, ceo di Idc China.
Mentre la prima fase del superciclo dell’Ai si è concentrata sulla potenza di calcolo, sui modelli fondamentali e sulle infrastrutture, la nuova fase attualmente in corso,riguarda le applicazioni aziendali, l’Ai agentica e i servizi intelligenti su larga scala.
Boom dei token, Ai generativa già integrata nelle aziende cinesi
Inoltre, come ha notato Zhenshan Zhong, vicepresidente di Idc China, il token è ormai l’unità di misura fondamentale dell’Ai aziendale, sia in termini di costi che di valore. L’Ai aziendale si è spostata dalla “generazione” all'”esecuzione”. I token rappresentano il nucleo dei costi, mentre gli agenti sono il nucleo del valore.
Un altro dato emerso dall’evento Idc è la crescita del mercato cinese del Model-as-a-Service (MaaS): raggiungerà i 40.000 trilioni di chiamate di token nel 2026, con un fatturato di circa 18,6 miliardi di yuan e un Cagr del 1.154,9% dal 2024 al 2030. Oltre il 60% delle principali aziende cinesi ha già integrato l’Ai generativa nei processi aziendali principali.
Idc osserva anche che i “Token per watt” stanno sostituendo i Flops come metrica chiave di efficienza. “Token per watt” indica quanto efficientemente un sistema genera output di Ai utili per unità di energia. Entro il 2027, l’inferenza rappresenterà oltre il 70% della domanda di calcolo intelligente, con l’infrastruttura edge in crescita più rapida rispetto ai data center principali. Il vantaggio competitivo nell’Ai si è spostato: non si tratta più di chi possiede la maggiore potenza di calcolo, ma di chi riesce a trasformare l’Ai in capacità aziendali sostenibili al minor costo in termini di token.
La crescita dell’Ai industriale in Cina
Intanto, l’Ai industriale in Cina ha superato la fase dei progetti pilota. Le aziende stanno integrando l’Ai nella produzione, nella gestione della catena di approvvigionamento, nel processo decisionale operativo e nell’assistenza post-vendita, promuovendo aggiornamenti end-to-end della catena del valore. l valore risiede nell’abbattimento dei silos di dati e nella ristrutturazione della collaborazione tra ricerca e sviluppo, produzione, catene di approvvigionamento e servizi.
Idc prevede anche che, nel 2026, in Cina saranno spediti 900 milioni di dispositivi intelligenti. Qui, però, l’aumento è di appena lo 0,3% su base annua: a causa della crescente scarsità di componenti critici come la memoria, il mercato si trova ad affrontare una notevole pressione sui costi che rallenta l’adozione.
L’Europa non può stare a guardare
La risposta dell’Europa all’avanzata della Cina non può tardare. Ma è anche resa complessa dal nostro ritardo tecnologico. Nello studio “AI is too big for the European internet” Nokia afferma che l’Europa rischia di perdere la grande ondata di crescita economica legata all’intelligenza artificiale non perché manchino idee, imprese innovative o domanda di intelligenza artificiale, ma perché l’infrastruttura europea – energetica, digitale, industriale e politica – non è dimensionata per sostenere l’intensità tecnologica della nuova economia dell’Ai. Secondo Nokia, il problema non è che l’AI sia “troppo ambiziosa”, ma che sia letteralmente “troppo grande” per la rete europea attuale.
L’Ai necessita di una nuova infrastruttura fisica e digitale: reti a bassissima latenza, data center enormi, disponibilità energetica stabile, cloud integrati, fibra, 5G standalone, edge computing e sicurezza informatica avanzata. Senza questa base materiale, l’Europa rischia di diventare soltanto una consumatrice passiva delle tecnologie sviluppate altrove, soprattutto negli Stati Uniti e in Cina.
Lo studio insiste sul fatto che le aziende europee abbiano ormai compreso il potenziale trasformativo dell’Ai. Il 92% dei dirigenti intervistati considera l’intelligenza artificiale una tecnologia trasformativa per il proprio business e solo il 7% la ritiene sopravvalutata. La ricerca mostra inoltre che due terzi delle imprese europee utilizzano già strumenti di Ai, mentre un ulteriore 15% sta conducendo progetti pilota.
La chiave di volta: infrastruttura e capitali
Lo studio sottolinea anche la nascita di un ecosistema europeo di startup Ai estremamente dinamico. Mistral, fondata nel 2023 da ex ricercatori Meta e DeepMind, ha raggiunto una valutazione di sei miliardi di dollari in appena un anno. Lovable, startup svedese dedicata al design generativo, ha superato i cento milioni di dollari di ricavi ricorrenti annuali in meno di un anno. Helsing, società tedesca di Ai applicata alla difesa, ha raggiunto una valutazione superiore ai dodici miliardi di euro in soli quattro anni.
Ma proprio mentre cresce l’entusiasmo, emerge il grande paradosso: l’Europa sta già perdendo terreno. Le difficoltà non riguardano soltanto la rete digitale e gli investimenti, ma anche il capitale umano, la cultura aziendale e l’energia disponibile.
Il programma InvestAI lanciato dalla Commissione europea, con l’obiettivo di mobilitare 200 miliardi di euro per infrastrutture Ai e costruire “gigafactory” dedicate ai chip avanzati, è un passo importante ma, a livello aziendale, le imprese europee continuano a investire meno delle concorrenti statunitensi. Più dell’80% delle aziende europee destina all’AI meno del 20% del proprio budget Ict, mentre negli Stati Uniti una quota molto più elevata delle imprese investe oltre il 30% del budget IT in AI.
La conseguenza più preoccupante, secondo Nokia, è che numerose imprese europee stanno considerando di trasferire all’estero i carichi computazionali più intensivi. Il 61% delle aziende europee dichiara di valutare o aver già valutato lo spostamento di operazioni Ai verso regioni con energia meno costosa e infrastrutture migliori. Questo viene interpretato come un rischio diretto per la sovranità europea, perché significherebbe esportare dati, capacità di calcolo e innovazione verso altre aree del mondo.
La connettività alla base della rivoluzione dell’Ai
La parte forse più importante dello studio riguarda però la connettività. Nokia sostiene che l’attuale internet europeo non sia stato progettato per l’economia dell’Ai. Bell Labs prevede che il traffico dati globale crescerà tra cinque e nove volte entro il 2033, e che un terzo di questo traffico sarà direttamente generato dall’Ai. I carichi enterprise cresceranno ancora più rapidamente, trainati da manutenzione predittiva, automazione industriale e video analytics.
Nokia sostiene che il mercato europeo sia troppo frammentato: negli Stati Uniti un operatore medio serve circa cento milioni di clienti, mentre in Europa appena cinque milioni. Questa frammentazione ridurrebbe la capacità di investimento necessaria per costruire reti 5G standalone, 6G e fibra ad altissima capacità. In questo quadro, il consolidamento del settore telecom europeo non è più opzionale, ma necessario.


