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PA digitale, il 66% dei dipendenti usa l’AI. Ma serve un modello di governance



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Secondo la ricerca “La pubblica amministrazione infrastruttura strategica del Paese”, presentata in apertura dell’edizione 2026 di Forum PA, nella percezione dei lavoratori l’innovazione non è affatto ferma, pur essendo affidata all’iniziativa dei singoli. Il ricambio generazionale c’è, ma occorre introdurre programmi di reverse mentoring

Pubblicato il 9 giu 2026



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L’AI diventa un pilastro della PA digitale: due dipendenti pubblici su tre usano infatti strumenti di intelligenza artificiale generativa per svolgere il proprio lavoro, soprattutto quando si tratta di gestire compiti di base. Ma in sei casi su 10 l’uso dell’AI è lasciato alla libera iniziativa individuale, senza regole definite, formazione, strumenti sicuri, sperimentazioni e linee guida.

La ricerca presentata a Forum PA

A dirlo è la ricerca “La pubblica amministrazione infrastruttura strategica del Paese” presentata da Fpa, società del Gruppo Digital360, in apertura dell’edizione 2026 di Forum PA, l’evento annuale di confronto tra i soggetti pubblici e privati dell’innovazione su come costruire una “PA che genera futuro”. Quest’anno la kermesse è in programma fino all’11 giugno al Convention Center “La Nuvola” di Roma.

La ricerca nasce da due indagini realizzate da Fpa distinte, ma collegate: il panel PA, un sondaggio su 500 dipendenti pubblici sui cambiamenti organizzativi e tecnologici in atto nella pubblica amministrazione, e l’indagine demoscopica in collaborazione con l’Istituto Piepoli su un campione rappresentativo di cittadini italiani sul ruolo della PA e le politiche pubbliche.

L’AI nella realtà quotidiana…

Più nello specifico, il 66% dei dipendenti pubblici usa strumenti di AI ogni giorno o ogni settimana nelle proprie attività lavorative (mentre il 23% li usa raramente, solo l’11% non li usa mai). Gli usi più frequenti vanno dalla sintesi e analisi di documenti (59%) alla redazione di testi (59%), passando per la ricerca di informazioni in rete (57%) e per la ricerca normativa o procedurale (54%). In minor misura, l’AI rappresenta un supporto sulle lingue (36%) e viene adoperata per analisi dati e reportistica (36%) o per creatività e brainstorming (30%). Solo nel 14% dei casi l’intelligenza artificiale è usata per attività avanzate di automazione d’ufficio.

…e nella percezione dei dipendenti pubblici

In questo scenario, secondo il sondaggio, nella percezione dei dipendenti pubblici, l’innovazione non è affatto ferma, ma spesso è affidata all’iniziativa dei singoli. Per il 41% dei lavoratori la propria organizzazione ha fornito azioni di orientamento, promozione e supporto all’uso dell’AI, ma per ben il 59% le ha lasciate alla libera iniziativa individuale, senza regole definite, formazione, strumenti sicuri, sperimentazioni e linee guida.

Il ricambio generazionale c’è, ma non basta

E così la prima grande sfida da affrontare nella PA è gestire il ricambio intergenerazionale, che secondo gli stessi dipendenti pubblici non può essere semplice sostituzione anagrafica.

Se il 60% chiede programmi di mentoring per consentire ai lavoratori senior di trasmettere le competenze ai più giovani, il 45% punterebbe invece sul reverse mentoring perché siano i giovani a trasmetterle ai più senior, il 50% modalità di lavoro più flessibili, il 47% percorsi formativi differenziati per età.

D’altra parte, da alcuni anni la PA italiana ha ripreso ad assumere. Secondo i dati strutturali del Dipartimento della Funzione Pubblica, dall’avvio del portale del reclutamento inPA (luglio 2022) a oggi sono oltre 730mila le posizioni bandite dalle PA italiane, con più di 63mila pubblicazioni tra bandi di concorso, avvisi di selezione e procedure di mobilità.

E il settore pubblico è sempre più attrattivo per giovani qualificati. In un contesto ancora caratterizzato dall’età media avanzata (circa 49 anni), oltre la metà (55%) dei 3,2 milioni di iscritti a inPA ha un’età inferiore ai 40 anni, il 30% è addirittura under35.

L’eredità del Pnrr

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha reso evidente che la PA può lavorare per missioni, tempi, responsabilità e risultati. E, stando ai risultati dello studio, i dipendenti pubblici riconoscono il valore dei metodi introdotti negli ultimi anni. La sfida oggi è fare in modo che diventino la normalità.

Perché questo accada i lavoratori auspicano prima di tutto nuovi investimenti sul capitale umano e sulla formazione continua (con un giudizio di 4,65 punti su 5), poi semplificazione e reingegnerizzazione delle procedure (4,59), metodologie di project management (4,41) e radicamento della cultura del performance management (4,24).

La PA torna centrale: serve un nuovo modello di governance

Del resto, sempre secondo la ricerca, la PA è tornata al centro nella percezione degli italiani. Il 53% la considera un punto di riferimento stabile per cittadini e imprese. E la vede elemento essenziale per la tenuta economica e sociale: il principale ruolo per il settore pubblico è “intervenire attivamente per sostenere l’economia”, identificato dal 42% dei cittadini. La priorità delle politiche pubbliche secondo i cittadini sonoprima di tutto il controllo dei prezzi e dell’inflazione, poi occupazione e lavoro, e sicurezza energetica.

“Dalla ricerca emerge chiaramente come la pubblica amministrazione sia diventata l’infrastruttura strategica del Paese, il luogo decisivo per affrontare le grandi trasformazioni come crisi energetica, inflazione, sicurezza, sanità, sovranità digitale, intelligenza artificiale e attuazione delle politiche pubbliche”, afferma Gianni Dominici, amministratore delegato di Fpa – Gruppo Digital360, “I cittadini la percepiscono centrale, soprattutto per la tenuta economica e sociale, per i dipendenti pubblici è attraversata dall’innovazione, ma chiamata a fare un salto di leadership, competenze e capacità organizzativa. In un momento cruciale che vede la chiusura del ciclo Pnrr e l’irruzione dell’intelligenza artificiale generativa, bisogna rafforzare la capacità amministrativa, governare l’uso della tecnologia, consolidare il metodo Pnrr, investire su competenze e capitale umano, costruendo un patto tra generazioni. Ma serve anche un nuovo modello di governance che consenta alla PA di “anticipare” il futuro, leggendo i segnali deboli, immaginando scenari alternativi, preparandosi alle conseguenze delle decisioni. Questa trasformazione”, conclude Dominici, “non è solo digitale: è organizzativa, culturale e cognitiva. Per favorirla, bisogna anche cambiare la narrazione della PA, raccontando quella che funziona, non per nascondere ritardi e criticità, ma per dimostrare che il cambiamento è possibile”.

Gli approfondimenti di Sielte a Forum PA

A Forum PA 2026 partecipa, tra gli altri partner della pubblica amministrazione, anche Sielte. L’azienda sarà presente per tutta la durata della manifestazione con uno stand realizzato in collaborazione con Fortinet nell’area espositiva, e contribuirà a due momenti di approfondimento: oggi 9 giugno, alle ore 16, Sielte illustrerà il pitch “PA resiliente e data-driven: il modello Cyber Arpal per la protezione del dato ambientale”, dedicato a un progetto che mostra come la cybersecurity possa diventare un fattore abilitante per la qualità e la continuità dei servizi pubblici. Interverranno Luigi Piergiovanni, direttore tecnico commerciale di Sielte, Antonio Scarfò, manager Regional Sales di Fortinet, ed Enrica Bongio, dirigente responsabile del Settore ICT e Responsabile per la Transizione Digitale di Arpal.

L’11 giugno, dalle 15 alle 17, Sielte parteciperà invece al tavolo di lavoro “Rtd e IT manager | Una challenge per la transizione digitale della PA” con Marco Alois, responsabile Ingegneria, Progettazione e Prevendita Sistemi Tecnologici e Information Technology. Il confronto, basato su una metodologia di gamification, coinvolgerà responsabili della transizione digitale, IT manager e figure chiave dell’innovazione pubblica in una discussione collaborativa sulle principali sfide della digitalizzazione: cloud, cybersecurity, interoperabilità, servizi al cittadino e adozione dell’intelligenza artificiale.

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