il report 2025

Open Fiber, la sostenibilità passa dalla fibra: persone e ambiente al centro della crescita



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La rete ultrabroadband si conferma leva di sviluppo per il Paese: oltre 162mila chilometri di infrastruttura realizzati e 20,2 milioni di unità immobiliari raggiunte, in un percorso Esg che punta su decarbonizzazione, competenze e inclusione

Pubblicato il 22 giu 2026



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La sostenibilità diventa sempre più il terreno su cui misurare il valore reale delle infrastrutture digitali. Non basta più costruire reti, estendere coperture e aumentare la capacità trasmissiva. La sfida è capire quanto queste infrastrutture incidano sulla vita dei territori, sulla competitività delle imprese, sulla qualità dei servizi pubblici e sulla transizione ambientale. È dentro questa prospettiva che si colloca il Report di Sostenibilità 2025 di Open Fiber, arrivato alla sesta edizione e dedicato alle performance ambientali, sociali e di governance della società.

Il documento fotografa un anno in cui la rete in fibra ottica continua a rappresentare il cuore industriale del modello Open Fiber. Al 31 dicembre 2025, la società ha realizzato circa 162.700 chilometri di infrastruttura e raggiunto 20,2 milioni di unità immobiliari in tecnologia Ftth e Fwa. Numeri che confermano la scala dell’investimento, ma che indicano anche un passaggio più ampio: dopo la fase della costruzione, il valore della rete dipende sempre di più dalla sua capacità di abilitare servizi, competenze e nuove forme di sviluppo.

In questa chiave, la sostenibilità non è un capitolo laterale del bilancio aziendale. Diventa il modo in cui un’infrastruttura viene progettata, gestita e messa al servizio del Paese. La rete non è solo un asset tecnologico, ma una piattaforma abilitante per sanità, pubblica amministrazione, imprese, famiglie e territori. Lo dimostra anche il dato sulle circa 3.800 strutture sanitarie connesse a fine anno, che lega direttamente la fibra all’accesso a servizi essenziali.

La rete come infrastruttura di sviluppo

Il Report 2025 insiste su un punto centrale: la fibra ottica non è soltanto una tecnologia di accesso, ma uno strumento di modernizzazione. La banda ultralarga è ormai una condizione abilitante per molti processi economici e sociali, perché consente alle imprese di innovare, alle amministrazioni di digitalizzare i servizi e ai cittadini di accedere a prestazioni sempre più dipendenti dalla connettività.

In questo scenario, la capillarità della rete assume un valore che va oltre la dimensione tecnica. Portare fibra nei territori significa ridurre divari, rafforzare la continuità dei servizi e creare le condizioni per una partecipazione più ampia alla trasformazione digitale. Il tema riguarda in modo particolare le aree in cui la disponibilità di connessioni avanzate può incidere sulla qualità della vita e sulla capacità competitiva del tessuto produttivo.

La copertura di 20,2 milioni di unità immobiliari mostra quanto sia avanzato il percorso infrastrutturale. Tuttavia, il nodo strategico si sposta ora sull’adozione. La disponibilità della rete produce valore solo quando si traduce in utilizzo effettivo, servizi concreti e nuove opportunità per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. È qui che la sostenibilità assume un significato industriale: non riguarda solo l’impatto ambientale dell’infrastruttura, ma anche la sua capacità di generare benefici misurabili nel tempo.

Il Net Zero Plan e la dimensione ambientale

Sul fronte ambientale, Open Fiber conferma nel Report l’approvvigionamento di energia elettrica interamente da fonti rinnovabili. La società rendiconta inoltre la misurazione delle emissioni generate, verificate da un ente terzo indipendente, e l’acquisto di crediti di carbonio certificati per compensare le emissioni dirette e indirette residue.

Il riferimento al Net Zero Plan inserisce questi elementi in un percorso di gestione progressiva degli impatti. Una rete digitale richiede energia, cantieri, attività operative e una filiera articolata. Per questo la sostenibilità ambientale non può essere trattata come un obiettivo astratto, ma deve entrare nei processi, nelle scelte di approvvigionamento e nei sistemi di controllo.

L’uso di energia rinnovabile riduce l’impronta della gestione operativa, mentre la verifica indipendente delle emissioni introduce un elemento di trasparenza. La compensazione delle emissioni residue completa il quadro, senza sostituire la necessità di misurare e contenere gli impatti lungo tutta la catena del valore.

Per un operatore wholesale only, questo approccio ha anche una valenza di mercato. Le imprese, gli operatori e le amministrazioni che utilizzano l’infrastruttura sono a loro volta chiamati a rendicontare le proprie scelte ambientali. Una rete gestita secondo criteri Esg può quindi diventare un elemento abilitante anche per gli obiettivi di sostenibilità dei soggetti che vi costruiscono sopra servizi e applicazioni.

La responsabilità industriale della fibra

“La sostenibilità per Open Fiber non è una dimensione accessoria, ma una responsabilità industriale”, afferma Giuseppe Gola, amministratore delegato della società. La dichiarazione sintetizza l’impianto del Report e chiarisce il posizionamento dell’azienda: la fibra ottica viene presentata come infrastruttura capace di rendere il Paese più competitivo, efficiente e sostenibile.

Il punto non è solo comunicativo. Parlare di responsabilità industriale significa collegare la rete agli effetti che produce sul sistema economico e sociale. La sostenibilità diventa così una misura della qualità dell’investimento, della sua utilità per i territori e della sua capacità di accompagnare la trasformazione digitale.

Gola richiama anche la nuova fase che attende l’infrastruttura. Dopo anni segnati dallo sviluppo della rete, la priorità è completarne il valore, accelerarne l’adozione e metterla al servizio di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. È un passaggio decisivo per l’intero mercato telco, perché sposta l’attenzione dalla sola disponibilità tecnologica alla capacità di trasformare la connettività in servizi utilizzati e riconoscibili.

Competenze e filiera al centro della transizione

La dimensione sociale del Report si concentra sul capitale umano e sulla filiera. Al 31 dicembre 2025, Open Fiber coinvolge circa 13.000 risorse interne ed esterne lungo l’intera catena operativa. Nel corso dell’anno sono state erogate oltre 69.000 ore di formazione ai dipendenti, con percorsi dedicati alle competenze tecniche, digitali e manageriali, oltre che ai temi di salute, sicurezza e ambiente.

Sono dati che aiutano a leggere la fibra non solo come opera infrastrutturale, ma come ecosistema di competenze. Dietro la costruzione e la gestione di una rete ci sono progettazione, cantieri, sicurezza, coordinamento con i territori, attività manutentive e capacità organizzativa. La qualità dell’infrastruttura dipende anche dalla solidità di questo sistema.

Lo sottolinea Romina Chirichilli, direttrice People & Sustainability di Open Fiber, quando afferma che “dietro una grande infrastruttura ci sono competenze, responsabilità e soprattutto persone”. Nel 2025, spiega, la società ha continuato a investire in formazione, sicurezza, inclusione e politiche di welfare, con l’obiettivo di creare un ambiente di lavoro solido, equo e capace di valorizzare il talento.

Il tema è centrale per tutta la transizione digitale. Le reti di nuova generazione richiedono professionalità qualificate e organizzazioni capaci di adattarsi a processi sempre più complessi. Senza competenze adeguate, la tecnologia rischia di restare sotto-utilizzata. Con competenze diffuse, invece, l’infrastruttura può diventare una leva di crescita più stabile e inclusiva.

Sicurezza, inclusione e qualità organizzativa

Nel 2025 Open Fiber ha ottenuto anche la certificazione per la gestione della sicurezza stradale, un ambito particolarmente rilevante per un operatore presente in modo capillare sul territorio. La gestione delle attività operative richiede infatti standard elevati, soprattutto quando l’infrastruttura si sviluppa attraverso cantieri, interventi tecnici e una filiera estesa.

La società conferma inoltre, per il sesto anno consecutivo, la certificazione Great Place to Work, posizionandosi al decimo posto tra i migliori luoghi di lavoro in Italia. Mantiene anche la certificazione per la parità di genere, inserendo inclusione e qualità del lavoro dentro un percorso Esg più ampio.

Questi risultati mostrano come la sostenibilità sociale stia diventando una componente strutturale della governance aziendale. Welfare, sicurezza, inclusione e formazione non sono più ambiti separati dalla strategia industriale, ma fattori che incidono sulla capacità dell’organizzazione di crescere e gestire una rete complessa.

Dalla copertura all’utilizzo effettivo

Il passaggio più delicato riguarda ora l’adozione della fibra. Open Fiber evidenzia che, dopo anni di forte sviluppo della rete, la nuova sfida è trasformare la disponibilità dell’infrastruttura in servizi concreti per il Paese. È un tema cruciale per l’Italia, dove la banda ultralarga rappresenta una leva strategica ma richiede ancora un salto nella domanda e nell’uso quotidiano.

La rete può sostenere imprese più digitali, servizi pubblici più efficienti e una maggiore inclusione dei territori. Tuttavia, questi effetti non sono automatici. Servono offerte accessibili, consapevolezza degli utenti, competenze diffuse e una maggiore integrazione della connettività nei processi di imprese e amministrazioni.

In questo senso, la sostenibilità diventa anche sostenibilità dell’investimento infrastrutturale. Una rete ampia e capillare genera valore quando viene adottata, quando sostiene servizi essenziali e quando contribuisce alla competitività del sistema produttivo. La copertura è la premessa, ma l’impatto nasce dall’utilizzo.

Il dato sulle strutture sanitarie connesse indica una possibile direzione. La fibra può diventare un fattore abilitante per settori nei quali continuità, velocità e qualità della connessione sono sempre più importanti. Lo stesso vale per la pubblica amministrazione e per le imprese che devono gestire dati, piattaforme, servizi cloud e processi digitali.

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