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Dati sovrani e potenza di calcolo, così i neocloud sfidano gli hyperscaler



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Secondo Gartner entro il 2030 i provider specializzati varranno il 20% del mercato cloud AI, atteso a 267 miliardi di dollari. Spinti dallìintelligenza artificiale generativa, dalla carenza di GPU e dalla sovranità del dato, aprono un nuovo fronte competitivo con le big tech

Pubblicato il 23 giu 2026



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Punti chiave

  • Emergono i neocloud: cloud progettati per AI generativa con accesso ottimizzato a GPU; Gartner prevede il 20% del mercato cloud AI entro il 2030.
  • La sovranità digitale, il Gdpr e l’AI Act favoriscono i sovereign neocloud che garantiscono localizzazione, governance e compliance.
  • I hyperscaler restano rilevanti, ma emergono architetture ibride e multi-cloud per rispondere a esigenze di performance, latenza e scarsità di GPU.
Riassunto generato con AI


L’intelligenza artificiale sta cambiando gli equilibri del mercato cloud. Se negli ultimi anni il settore è stato dominato dagli hyperscaler globali, l’esplosione delle applicazioni di AI generativa e la crescente attenzione verso la sovranità dei dati stanno aprendo spazi per una nuova categoria di operatori: i neocloud provider.

Secondo le previsioni di Gartner, entro il 2030 questi player arriveranno a rappresentare il 20% del mercato globale del cloud per l’AI, che raggiungerà un valore complessivo di 267 miliardi di dollari. Un risultato che segnala l’emergere di un nuovo modello infrastrutturale, costruito attorno alle esigenze specifiche dei carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.

Chi sono i neocloud

Con il termine neocloud Gartner identifica i provider cloud progettati specificamente per supportare applicazioni AI e workload ad alte prestazioni. A differenza dei cloud generalisti, queste piattaforme nascono con un focus preciso: offrire capacità computazionale ottimizzata per l’addestramento e l’esecuzione di modelli di intelligenza artificiale.

La crescita dell’AI generativa ha infatti generato una domanda senza precedenti di risorse basate su Gpu, mettendo sotto pressione i modelli cloud tradizionali e creando nuove opportunità per operatori specializzati.

Non si tratta soltanto di disponibilità di potenza elaborativa. Le imprese chiedono infrastrutture in grado di garantire prestazioni elevate, tempi rapidi di provisioning e maggiore controllo sulla localizzazione dei dati. Sono esigenze che stanno favorendo la diffusione di architetture dedicate e di nuovi modelli di erogazione dei servizi.

L’effetto AI sul mercato cloud

L’affermazione dei neocloud riflette una trasformazione più ampia del mercato. L’adozione dell’intelligenza artificiale sta infatti modificando i criteri con cui le aziende selezionano le proprie infrastrutture digitali.

Per anni il cloud è stato valutato principalmente in base a scalabilità, disponibilità e ottimizzazione dei costi. Oggi entrano in gioco nuovi parametri: accesso alle GPU, prossimità geografica delle risorse, compliance normativa, sostenibilità economica dei modelli AI e capacità di supportare workload altamente specializzati.

Secondo Enrique Castera, Senior Director Analyst di Gartner, il mercato sta entrando in una fase in cui sovranità, performance e specializzazione infrastrutturale diventano fattori decisivi nelle scelte delle imprese.

L’accelerazione dei progetti di AI generativa sta inoltre evidenziando un’altra criticità: la scarsità di capacità computazionale disponibile. L’accesso alle GPU di ultima generazione è diventato un elemento strategico e in alcuni casi un vero collo di bottiglia per l’innovazione.

In questo contesto i neocloud cercano di differenziarsi offrendo accesso più rapido alle risorse, infrastrutture progettate per l’AI e modelli economici più flessibili rispetto ai grandi provider globali.

Sovranità del dato e AI Act spingono la domanda

Uno degli elementi che sta contribuendo maggiormente alla crescita dei neocloud è il tema della sovranità digitale.

Le aziende europee si trovano infatti ad affrontare un quadro normativo sempre più articolato. Alle disposizioni del Gdpr si aggiungono le nuove regole introdotte dall’AI Act europeo, che da agosto 2026 vedrà entrare in vigore alcuni degli obblighi principali in materia di trasparenza e governance dei sistemi di intelligenza artificiale.

Per molte organizzazioni questo significa poter dimostrare con precisione dove i dati vengono archiviati, elaborati e gestiti.

I cosiddetti sovereign neocloud rispondono proprio a questa esigenza. Si tratta di piattaforme che garantiscono contrattualmente che dati, operazioni e governance restino confinati all’interno di specifiche giurisdizioni nazionali o regionali, riducendo l’esposizione a normative extraterritoriali e rivendicazioni legali provenienti da altri Paesi.

La crescente attenzione verso la resilienza digitale e le tensioni geopolitiche internazionali stanno rendendo questo aspetto sempre più rilevante nelle strategie IT di grandi aziende e pubbliche amministrazioni.

Oltre gli hyperscaler

La crescita dei neocloud non implica necessariamente una riduzione del ruolo dei grandi hyperscaler, ma suggerisce un’evoluzione degli equilibri competitivi.

I principali operatori globali stanno già sviluppando offerte dedicate alla sovranità del dato e servizi specifici per l’AI. Tuttavia, secondo Gartner, la domanda di infrastrutture altamente specializzate lascia spazio a nuovi attori capaci di rispondere più rapidamente alle esigenze emergenti del mercato.

Per le imprese si apre quindi una fase caratterizzata da una maggiore diversificazione delle strategie cloud. Il modello basato su un unico provider globale potrebbe lasciare spazio a configurazioni più articolate, in cui hyperscaler, neocloud e infrastrutture private convivono all’interno di architetture ibride e multi-cloud.

L’obiettivo è combinare flessibilità, conformità normativa e accesso alle migliori risorse computazionali disponibili.

Verso architetture AI più distribuite

L’affermazione dei neocloud si inserisce in una tendenza più ampia che riguarda la distribuzione delle infrastrutture digitali.

La centralizzazione estrema che ha caratterizzato l’evoluzione del cloud negli ultimi quindici anni mostra oggi alcuni limiti quando viene applicata ai carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale. La necessità di elaborare grandi quantità di dati, rispettare vincoli normativi locali e garantire bassa latenza favorisce infatti modelli più distribuiti.

Per i responsabili IT questo significa ripensare architetture, processi di governance e modelli di gestione del rischio. Gartner invita le organizzazioni a valutare già oggi provider specializzati per diversificare le fonti di capacità computazionale e mitigare eventuali problemi di disponibilità delle Gpu.

La sfida non riguarda soltanto la tecnologia, ma anche la sostenibilità economica delle iniziative AI. L’accesso a infrastrutture ottimizzate può infatti incidere direttamente sui costi di addestramento e inferenza dei modelli, influenzando il ritorno sugli investimenti.

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