Nel 2025 i pagamenti digitali in Italia hanno raggiunto un valore record di 518 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente. Oggi il 45% dei consumi viene regolato attraverso strumenti elettronici, mentre continua a crescere il peso di bonifici, pagamenti istantanei e soluzioni innovative basate su smartphone e dispositivi wearable. Ma la trasformazione non riguarda soltanto le modalità con cui cittadini e imprese effettuano una transazione. Sempre più spesso, infatti, il dibattito si concentra sulle infrastrutture che rendono possibile il funzionamento dell’intero ecosistema.
Non a caso, i dati dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano indicano che i sistemi di pagamento stanno assumendo un peso sempre più strategico in termini di sicurezza, interoperabilità e autonomia tecnologica, in uno scenario segnato dall’accelerazione degli instant payment, dall’avanzamento dei progetti europei sul Digital Euro e dalla crescente attenzione verso nuove infrastrutture digitali condivise.
È in questo contesto che si inserisce una delle novità più rilevanti per il mercato italiano dei pagamenti. CBI svilupperà e gestirà CBI-Comp, il nuovo sistema di compensazione multilaterale destinato a sostituire BI-Comp della Banca d’Italia, raccogliendo il testimone di una piattaforma che nel 2025 ha elaborato i saldi di oltre 2,1 miliardi di transazioni per un valore superiore a 736 miliardi di euro. Un passaggio che va oltre la semplice sostituzione tecnologica e che riguarda una delle infrastrutture centrali per il funzionamento dei pagamenti retail nel Paese.
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Nelle infrastrutture il vero terreno di gioco dei pagamenti digitali
Per anni l’innovazione nei pagamenti è stata raccontata soprattutto attraverso gli strumenti visibili agli utenti: carte contactless, wallet digitali, bonifici istantanei, pagamenti da smartphone. Oggi, però, la vera sfida si gioca a un livello diverso. Con l’aumento dei volumi e la crescente complessità dell’ecosistema, diventano centrali le piattaforme che garantiscono il corretto instradamento, la compensazione e il regolamento delle transazioni.
In altre parole, più crescono i pagamenti digitali, più diventano strategiche le infrastrutture che li sostengono. La semplicità percepita dall’utente finale poggia su una catena articolata di processi, standard e soggetti: banche, prestatori di servizi di pagamento, circuiti, infrastrutture tecniche, sistemi di clearing e settlement. Se uno di questi livelli non regge, anche l’esperienza più fluida rischia di perdere affidabilità.
È una dinamica che riguarda tutta l’Europa. L’introduzione della Instant Payments Regulation, i lavori sull’euro digitale e l’evoluzione degli standard SEPA stanno progressivamente ridefinendo il ruolo delle infrastrutture di mercato, chiamate a garantire non solo efficienza operativa, ma anche resilienza, interoperabilità e sicurezza. L’obiettivo non è soltanto far viaggiare più velocemente il denaro, ma costruire un ambiente in cui pagamenti diversi possano convivere, dialogare e mantenere livelli elevati di protezione. “Le infrastrutture di pagamento rappresentano un elemento essenziale per accompagnare l’evoluzione del mercato e sostenere la crescente digitalizzazione dell’economia”, osserva Liliana Fratini Passi, Direttore Generale di CBI. “L’obiettivo è garantire continuità, affidabilità e capacità di innovazione in un contesto in cui i pagamenti digitali sono sempre più centrali per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni”.
Questa lettura aiuta a interpretare CBI-Comp non come un intervento di back-end, ma come un passaggio di sistema. Nel mercato retail, la compensazione multilaterale resta una funzione poco visibile, ma incide sulla qualità complessiva del servizio. Rende più efficiente la gestione delle posizioni tra operatori, riduce la complessità dei flussi e contribuisce a mantenere ordinato il regolamento delle operazioni.
A CBI-Comp il testimone di BI-Comp
CBI-Comp, il nuovo sistema di compensazione multilaterale che raccoglierà l’eredità di BI-Comp, la piattaforma storicamente gestita dalla Banca d’Italia per il trattamento dei pagamenti al dettaglio, assume un ruolo chiave in questo contesto.
La compensazione multilaterale rappresenta una componente fondamentale del sistema dei pagamenti: consente infatti di calcolare e regolare in maniera efficiente le posizioni tra i diversi operatori, riducendo complessità operative e costi di gestione. Invece di trattare ogni singola transazione come un flusso separato, il sistema determina i saldi netti tra i partecipanti, facilitando il regolamento e rendendo più efficiente l’uso della liquidità.
Per banche e PSP, una piattaforma di compensazione efficiente significa poter contare su processi stabili, standard condivisi e tempi prevedibili. Per imprese e pubbliche amministrazioni, significa operare in un ambiente capace di sostenere volumi crescenti di pagamenti e incassi digitali. Per cittadini e utenti finali, l’impatto resta indiretto, ma concreto: la continuità dei servizi di pagamento dipende anche dalla solidità delle infrastrutture che li sorreggono.
La Banca d’Italia descrive in particolare BI-Comp come il sistema di compensazione multilaterale dei pagamenti al dettaglio, con regolamento dei saldi in moneta di banca centrale. Il fatto che nel solo 2025 BI-Comp abbia elaborato i saldi di oltre 2,1 miliardi di operazioni per più di 736 miliardi di euro restituisce la dimensione dell’infrastruttura e la sua rilevanza per il funzionamento quotidiano dell’economia. L’avvio di CBI-Comp rappresenta quindi un passaggio strategico non soltanto per il settore bancario, ma per l’intero ecosistema dei pagamenti digitali italiani. La nuova piattaforma dovrà garantire continuità a una funzione consolidata, ma anche accompagnare l’evoluzione del mercato verso servizi più rapidi, interoperabili e integrati nei processi di imprese e pubbliche amministrazioni. Il ruolo di CBI si inserisce in questa traiettoria: la società opera da anni come infrastruttura collaborativa per banche, PSP, imprese e pubbliche amministrazioni, con servizi orientati all’interoperabilità e alla digitalizzazione dei processi finanziari. CBI-Comp porta dunque la società dentro una funzione infrastrutturale essenziale per il mercato domestico.
Sicurezza e antifrode: la sfida dei nuovi pagamenti
La crescita dei pagamenti digitali porta con sé anche nuove responsabilità sul fronte della sicurezza. L’aumento dei volumi, la diffusione dei bonifici istantanei e la moltiplicazione dei canali digitali rendono necessario spostare il baricentro della prevenzione sempre più a monte, prima che il pagamento venga autorizzato ed eseguito.
Il più recente Rapporto sulle operazioni di pagamento fraudolente in Italia pubblicato dalla Banca d’Italia, riferito al primo semestre 2025, mostra che il tasso complessivo di frode resta contenuto, pari a circa 3 euro ogni 100mila euro transati. Il quadro generale è dunque sotto controllo, ma emergono differenze significative tra i diversi strumenti di pagamento. Per i bonifici SEPA ordinari il tasso di frode resta sostanzialmente stabile, allo 0,002% sia in valore sia in numero. Per i bonifici SEPA istantanei, invece, il tasso è più elevato: 0,043% in valore e 0,019% in numero, pur in riduzione rispetto al semestre precedente. Il dato conferma la necessità di rafforzare gli strumenti preventivi in un contesto in cui la rapidità dell’operazione riduce i margini di intervento successivi.
Particolarmente rilevante è il fenomeno delle cosiddette frodi da manipolazione del pagatore, che rappresentano il 74% del valore complessivo delle frodi sui bonifici. Si tratta di casi in cui il cliente viene indotto a effettuare un pagamento verso un conto fraudolento attraverso tecniche di ingegneria sociale sempre più sofisticate. Il pagamento, in questi casi, viene disposto dall’utente stesso, spesso convinto di saldare una fattura reale, aggiornare coordinate bancarie corrette o rispondere a una richiesta legittima. Questa tipologia di frode è particolarmente insidiosa perché non si limita a sfruttare una falla tecnica. Intercetta la fiducia, la pressione del tempo, la familiarità apparente di una comunicazione: per le imprese può tradursi in perdite rilevanti, soprattutto nei pagamenti B2B, dove gli importi medi sono più elevati e le relazioni con fornitori e partner generano flussi ricorrenti.
Verso nuovi strumenti preventivi
Per contrastare questi fenomeni, il settore sta puntando su strumenti preventivi come la Verification of Payee, il sistema che verifica la corrispondenza tra il nome del beneficiario e l’IBAN prima dell’esecuzione del pagamento. Non elimina ogni rischio, ma aggiunge un presidio importante nel momento più delicato: quello in cui il pagatore sta per autorizzare l’operazione.
Su questo fronte CBI ha sviluppato CBI Name Check, il servizio che ha consentito a quasi il 90% del sistema bancario e dei PSP italiani di adeguarsi in anticipo ai requisiti introdotti dalla normativa europea sui bonifici istantanei. “La sicurezza non può più essere considerata un elemento separato dal processo di pagamento”, sottolinea Fratini Passi. “Deve essere integrata nell’infrastruttura stessa, attraverso servizi interoperabili in grado di prevenire errori e tentativi di frode prima che l’operazione venga autorizzata”.
Le infrastrutture di pagamento del futuro non saranno chiamate soltanto a gestire volumi e regolamenti. Dovranno convivere con servizi di controllo, verifica e prevenzione capaci di aumentare la fiducia nell’intero ecosistema. La sicurezza, in altre parole, diventa una qualità progettuale del sistema, non un’aggiunta successiva.
Request to Pay: l’evoluzione degli incassi digitali
L’evoluzione delle infrastrutture apre inoltre la strada a nuovi modelli di interazione tra imprese, cittadini e prestatori di servizi di pagamento. Tra questi rientra la Request to Pay, il servizio che consente di inviare una richiesta digitale di pagamento direttamente al debitore, lasciandogli la possibilità di autorizzare l’operazione attraverso il canale preferito.
La SEPA Request-to-Pay, definita dallo European Payments Council, non è un nuovo strumento di pagamento in senso stretto. È un servizio che accompagna il pagamento, mettendo in relazione la richiesta del beneficiario con l’autorizzazione del pagatore. Proprio per questo può diventare utile nei processi in cui contano chiarezza delle informazioni, tracciabilità e riconciliazione. Per le imprese il beneficio è duplice: da un lato una gestione più efficiente degli incassi, dall’altro una maggiore trasparenza lungo l’intero ciclo di pagamento. Una richiesta digitale può contenere dati strutturati, riferimenti alla fattura, importo, scadenza e informazioni utili alla riconciliazione. Il pagatore riceve una richiesta chiara, mentre il beneficiario può seguire meglio lo stato dell’incasso.
Il servizio Request to Pay è già una realtà operativa nei pagamenti verso la Pubblica Amministrazione italiana, basandosi sulle medesime infrastrutture sviluppate da CBI. Il nuovo sviluppo evidenzia la capacità della funzionalità di adattarsi a una pluralità di ambiti applicativi, dalla Pubblica Amministrazione al mondo delle imprese.
In particolare, il servizio Request to Pay di CBI consente ai PSP di offrire alle aziende un sistema avanzato per la gestione degli incassi digitali. Il valore non si esaurisce nella comodità del pagamento. Tocca processi amministrativi molto concreti: riduzione degli errori di causale, minori attività manuali, migliore controllo delle scadenze, più integrazione tra fatturazione, pagamento e rendicontazione. In prospettiva, strumenti come Request to Pay potrebbero contribuire a rendere più fluida la gestione finanziaria di aziende e pubbliche amministrazioni, integrando in un unico processo comunicazione, autorizzazione e regolamento del pagamento. È un’evoluzione coerente con un mercato in cui il pagamento non è più un atto isolato, ma una fase di un processo digitale più ampio.
Anche qui il ruolo delle infrastrutture è decisivo. Perché la Request to Pay funzioni su larga scala servono standard condivisi, interoperabilità tra operatori e integrazione con i canali già utilizzati da cittadini e imprese. Il valore del servizio cresce se il mercato lo percepisce come affidabile, riconoscibile e semplice da usare.
Dall’Agentic AI all’euro digitale: le sfide del prossimo decennio
Guardando oltre l’orizzonte immediato, il settore dei pagamenti si prepara ad affrontare nuove trasformazioni. Tra i filoni su cui CBI sta lavorando figurano l’Agentic AI, destinata a introdurre livelli sempre più avanzati di automazione nei processi finanziari, e l’euro digitale, il progetto della Banca Centrale Europea che punta a creare una forma digitale della moneta pubblica complementare al contante.
Si tratta di evoluzioni diverse, ma accomunate da un elemento: la necessità di poter contare su infrastrutture solide, interoperabili e sicure. L’Agentic AI, applicata ai processi finanziari, può contribuire all’analisi dei rischi, alla gestione di flussi complessi, al riconoscimento di anomalie e alla personalizzazione dei servizi. Ma introduce anche nuove domande su controllo, responsabilità, qualità dei dati e supervisione.
Nel campo dei pagamenti, l’automazione non può essere trattata come una scorciatoia. Un sistema capace di suggerire azioni, attivare controlli o supportare processi decisionali deve operare dentro limiti chiari. Servono tracciabilità, auditabilità e piena coerenza con le regole di settore. Più cresce il livello di autonomia, più aumenta l’importanza di infrastrutture capaci di mantenere il processo governabile.
L’euro digitale apre un fronte ancora diverso. La Banca Centrale Europea sta portando avanti il percorso preparatorio su una possibile forma digitale della moneta pubblica, pensata per affiancare il contante e rispondere all’evoluzione delle abitudini di pagamento. Per il mercato, questo significa prepararsi a scenari in cui banche, PSP e infrastrutture dovranno integrare nuovi modelli di distribuzione, accesso e utilizzo. Ed è proprio qui che si inserisce il significato più profondo di CBI: in un mercato in cui l’innovazione non si misura più soltanto dalla velocità con cui si effettua un pagamento, ma dalla capacità del sistema di gestire in modo affidabile miliardi di transazioni, le infrastrutture tornano al centro della scena.
Una nuova fase per il sistema italiano dei pagamenti digitali
In un contesto segnato da profonde trasformazioni tecnologiche, lo sviluppo di CBI-Comp non rappresenta soltanto un cambio di piattaforma. Segna l’inizio di una nuova fase per il sistema italiano dei pagamenti digitali, chiamato a sostenere la crescita dell’economia digitale con strumenti sempre più evoluti, sicuri e interoperabili. Una fase in cui l’esperienza dell’utente resterà importante, ma dipenderà sempre di più dalla qualità delle componenti invisibili che permettono al pagamento di arrivare a destinazione. La posta in gioco, quindi, non riguarda solo l’efficienza tecnica, ma la capacità del Paese di disporre di infrastrutture all’altezza di un’economia più digitale, più connessa e più esposta a rischi operativi e cyber.



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