NEW SPACE ECONOMY

Sovranità europea, il ruolo strategico delle frequenze 2 GHz



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Sicurezza economica, autonomia strategica e ambizioni industriali sul Direct-to-device si uniscono nella proposta di Bruxelles sull’autorizzazione dei sistemi che forniscono servizi mobili via satellite: due terzi delle frequenze sarebbero riservati a operatori europei. Con buona pace di Starlink e degli Usa. L’analisi di Ispi

Pubblicato il 14 lug 2026



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Punti chiave

  • La Commissione europea propone un’autorizzazione unica per i Mss nella banda 2 GHz, centralizzando la selezione per resilienza, competitività e autonomia strategica.
  • La ripartizione assegna almeno due terzi dello spettro a soggetti europei per rafforzare la sovranità, limitando i grandi extra-UE come SpaceX a un terzo.
  • Favorisce il Direct-to-device e impone l’instradamento dei dati nell’Ue; tuttavia le licenze attuali di Viasat ed EchoStar manterranno il controllo dello spettro fino al 2029.
Riassunto generato con AI


Le frequenze radio costituiscono la principale infrastruttura invisibile della new space economy. E, sempre più, si configurano come un prossimo asset per la sovranità tecnologica e politica. La questione interessa da vicino anche le telco: oltre ad essere una risorsa per i governi e la difesa, le frequenze usate dai satelliti sono alla base delle comunicazioni direct-to-device (D2D) che possono complementare le Tlc terrestri.

In questa cornice che va letta la proposta di regolamento adottata dalla Commissione europea il 27 maggio 2026 sulla selezione e autorizzazione dei sistemi che forniscono servizi mobili via satellite (Mobile Satellite Services, Mss) nella banda armonizzata 2 GHz, presentata come misura “per la resilienza e la competitività dell’Ue”, come evidenzia un’analisi pubblicata da Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale).

Space economy, le frequenze 2 GHz per la sovranità Ue

Le frequenze sono una risorsa fisicamente limitata, fortemente regolata e strategica, sottolinea Ispi. L’Europa è chiamata a compiere rapidamente la sua mossa mentre gli operatori esteri sono già all’avanguardia.

L’americana Starlink si avvicina alla soglia degli 11.000 satelliti in orbita, inseguita da Amazon Leo è quasi a quota 400 e i progetti cinesi Guowang e Qianfan procedono a ritmo sostenuto. Mentre lo spazio assume una dimensione geoeconomica sempre più marcata, la gestione delle orbite e delle frequenze diventa questione di sovranità: chi ne controlla l’assegnazione determina l’accesso al mercato, e chi non la controlla rischia di vedere consolidarsi in un vincolo strutturale le proprie dipendenze tecnologiche da provider esterni.

In vista della scadenza, nel 2027, delle licenze assegnate nel 2009 – oggi interamente in mano a operatori statunitensi – la Commissione europea ha riscritto le regole di accesso ai 2 GHz, una una porzione di spettro considerata strategica per la sicurezza, la sovranità tecnologica, l’autonomia strategica europea e anche le ambizioni industriali sulle tlc satellitari dell’Europa.

L’armonizzazione proposta dalla Commissione europea

La banda armonizzata 2 GHz è composta da due segmenti: 1980-2010 MHz per le comunicazioni terra-spazio e 2170-2200 MHz per quelle spazio-terra, distanziati tra loro per evitare interferenze. La proposta di regolamento mira a sostituire il quadro istituito dalla decisione 626/2008/CE, che già prevedeva una procedura di selezione comparativa paneuropea gestita dalla Commissione, ma lasciava alle autorità nazionali dei singoli Stati membri il rilascio delle autorizzazioni e dei diritti d’uso dello spettro agli operatori selezionati.

Il nuovo regime, invece, eliminerebbe il passaggio nazionale attribuendo alla Commissione stessa il potere di rilasciare un’autorizzazione unica – comprensiva dei diritti individuali d’uso dello spettro negli Stati membri o nell’insieme dell’Unione – valida ovunque con un insieme unico di condizioni.

La centralizzazione nelle mani della Commissione si iscrive in una traiettoria di armonizzazione nell’ambito del mercato interno, in linea anche con quanto delineato dalla proposta di Digital Networks Act (Dna). Secondo quest’ultimo, l’intero spettro satellitare dovrà essere autorizzato a livello Ue.

Sovranità, due terzi delle frequenze a soggetti europei

Alla logica del mercato interno si sovrappone però una finalità nuova rispetto al 2008: l’allineamento agli obiettivi della EU Space Strategy for Security and Defence del 2023 e all’agenda di sicurezza economica dell’Unione, che si traduce in criteri comuni di selezione coerenti con competitività e autonomia strategica e nel rafforzamento delle capacità industriali europee e delle catene di approvvigionamento.

La Commissione ha già prospettato che Regno Unito e Norvegia possano essere inclusi tramite atto delegato, a condizione di armonizzare le proprie regole con la nuova legislazione. Significa che il perimetro europeo resterà negoziabile anche dopo l’adozione del regolamento.

Il cuore del provvedimento è la nuova ripartizione delle frequenze, spiega Ispi. La Commissione, assistita dal comitato per le comunicazioni, organizzerebbe una selezione comparativa per l’assegnazione dei diritti d’uso su sei blocchi accoppiati da 5 MHz, articolati su tre direttrici: due blocchi contigui destinati principalmente alla fornitura del sistema Mss/ibrido sicuro per usi governativi (comunicazioni critiche, sicurezza e difesa), che la proposta di regolamento indica come fornito da un operatore dell’Unione e destinato a integrarsi con IRIS2, la costellazione multi-orbitale europea per la connettività sicura; il diritto d’uso di un blocco accoppiato da 5 MHz o suoi multipli, oppure di una porzione di un blocco condiviso, per sistemi Mss commerciali di nuovi entranti dell’Unione, per incoraggiare la diversificazione dei fornitori; e, con la stessa formula flessibile, blocchi per sistemi commerciali di richiedenti tanto di Stati membri quanto di Paesi terzi.

Il risultato è che almeno due terzi dello spettro disponibile andrà a soggetti europei – i blocchi riservati, ha precisato la vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen, saranno accessibili esclusivamente a società controllate dagli Stati membri o da soggetti europei – mentre un terzo servirà finalità governative e di sicurezza che nel 2009 non erano nemmeno contemplate.

Le ambizioni industriali sul Direct-to-device

La nuova proposta incorpora in modo esplicito la lezione del passato e coniuga la riserva di spettro per soggetti europei con il mantenimento formale dell’apertura al commercio e agli investimenti internazionali che l’agenda di sicurezza economica dell’Unione dichiara di voler preservare: i colossi extraeuropei come SpaceX e Blue Origin non sono esclusi, ma la quota massima loro aggiudicabile è limitata a un terzo.

Se la Commissione si preoccupa con questa proposta delle questioni di sicurezza economica e sovranità, essenziale è anche il livello delle ambizioni industriali legate al Direct-to-device, cioè alla connettività satellitare diretta agli smartphone e per cui la banda 2 GHz è considerata ideale dalla stessa Commissione.

SpaceX sta investendo molto su questo segmento: a settembre 2025 EchoStar ha accettato di cederle le licenze di spettro Aws-4 e H-block in un’operazione da circa 17 miliardi di dollari per alimentare la costellazione Direct-to-cell di nuova generazione di Starlink. Con il nuovo quadro, però, le licenze europee di EchoStar non sarebbero trasferibili a SpaceX, che dovrebbe competere per i soli blocchi aperti ai non europei. Non è un caso l’azienda di Musk non abbia gradito la proposta e abbia sottolineato il proprio radicamento nell’ecosistema europeo, così come gli investimenti realizzati nel continente e le partnership concluse con operatori europei delle telecomunicazioni (tra cui Deutsche Telekom, Orange e l’operatore britannico Virgin Media O2 per i servizi Direct-to-device).

Anche più esplicita è stata la reazione istituzionale di Washington: il presidente della Federal Communications Commission (FCC), Brendan Carr, ha avvertito che in caso di esclusione dei propri operatori gli Stati Uniti avrebbero applicato un principio di reciprocità. Una reazione simile a quella riservata tempo prima allo EU Space Act, con accuse all’UE di “protezionismo spaziale“.

La corsa alla connettività diretta su cellulare

Di suo, Bruxelles ha una contro-narrazione fondata proprio sulla reciprocità: la vicepresidente esecutiva, Henna Virkkunen, ha ricordato che gli stessi Stati Uniti hanno di recente riservato la propria banda Mss a un operatore domestico e negato l’accesso a una società europea interessata.

Il fermento attorno al Direct-to-Device, del resto, non si è fermato alla vicenda EchoStar-SpaceX. Il 29 giugno Rocket Lab ha annunciato l’acquisizione di Iridium Communications per circa 8 miliardi di dollari, un’operazione che riproduce il modello verticalmente integrato già sperimentato da SpaceX con Starlink. Meno di tre mesi prima, il 14 aprile 2026, era stata Amazon ad annunciare l’acquisizione di Globalstar per circa 11,6 miliardi di dollari, assicurandosi lo spettro L- e S-band (quest’ultima si riferisce a frequenze comprese tra 2 e 4 GHz) necessario a dotare la futura costellazione Amazon Leo di funzionalità D2D.

Proposta Ue sui 2 GHz, i prossimi passi

Nella proposta Ue, le condizioni di accesso sono stringenti e tra gli obblighi generali figura il requisito che il traffico generato da utenti europei venga indirizzato nel territorio dell’Unione, per limitare il rischio di accesso ai dati da parte di giurisdizioni terze. I diritti d’uso avrebbero durata ventennale, rinnovabile una volta, con la Commissione che si riserva il diritto di non rinnovare l’autorizzazione cinque anni prima della scadenza.

Consapevole dei tempi del negoziato tra Parlamento e Consiglio, la Commissione ha anche proposto una proroga biennale, su richiesta, delle attuali autorizzazioni di Viasat ed EchoStar in scadenza a maggio 2027.

Ispi sottolinea che, fino ad almeno il 2029, la banda resterà di fatto in mani statunitensi. Oggi nessun operatore dell’Unione detiene diritti d’uso sulla banda 2 GHz: Viasat la impiega per la European Aviation Network di connettività in volo, EchoStar per servizi IoT satellitari. La porzione di spettro europeo più pregiata per i servizi mobili satellitari è, quindi, da qualche anno, interamente amministrata da soggetti extraeuropei, un dato di fatto che la Commissione si è mossa per sanare, visto che la sicurezza economica e la riduzione delle dipendenze critiche sono le nuove priorità dettate dalle esigenze di sovranità.

Al tempo stesso, i casi ibridi, come la joint venture tra l’americana AST SpaceMobile e Vodafone, oppure la fusione Lynk-Omnispace partecipata da Ses, espongono però il punto più delicato dell’impianto: la definizione di “operatore europeo”, da cui dipenderà in concreto chi potrà accedere ai due terzi riservati.

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