l'intervista

Cozzi (WIIT): “Cloud e AI, all’Europa serve una filiera industriale propria”



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Il fondatore e amministratore delegato: “La residenza dei dati da sola non garantisce autonomia”. Data center progettati per le GPU, energia competitiva, massa critica e alleanze sono i pilastri per ridurre la dipendenza dagli hyperscaler

Pubblicato il 22 lug 2026

Federica Meta

Direttrice



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Punti chiave

  • intelligenza artificiale e sovranità digitale ridefiniscono scelte infrastrutturali: origine, giurisdizione, energia e controllo dei workload; WIIT usa data center proprietari per applicazioni mission-critical.
  • Sovranità reale richiede proprietà, giurisdizione, controllo delle chiavi e supply chain trasparente; il sovereign washing è ingannevole; norme NIS2 e Dora favoriscono il riequilibrio.
  • intelligenza artificiale spinge la domanda di GPU e potenza (rack fino a 200kW); i costi di energia pesano molto; servono programmazione energetica, aggregazione e integrazione tra LLM, data center e applicazioni.
Riassunto generato con AI


La crescita dell’intelligenza artificiale e la maggiore attenzione alla sovranità digitale stanno modificando le scelte infrastrutturali delle imprese. La provenienza del provider, la giurisdizione applicabile, la disponibilità di capacità energetica e la possibilità di governare i workload più sensibili assumono un peso crescente accanto a prestazioni e affidabilità.

A delineare lo scenario è Alessandro Cozzi, fondatore e amministratore delegato di WIIT, provider di Premium Cloud specializzato nella progettazione e nella gestione di ambienti Hybrid Cloud e Managed Private Cloud per applicazioni e processi business-critical.

In questa intervista a CorCom, Cozzi analizza il confronto con gli hyperscaler, i requisiti di un’infrastruttura realmente sovrana e l’impatto dell’AI sui data center. Sullo sfondo emerge la necessità di aggregare operatori, competenze e investimenti per sviluppare un’alternativa industriale continentale.

WIIT si propone come alternativa europea agli hyperscaler globali. Su quali elementi può competere un operatore come il vostro, oltre alla residenza dei dati?

Un’offerta realmente europea deve unire il controllo diretto delle infrastrutture alla capacità di assumersi la responsabilità del servizio. La localizzazione rappresenta una componente importante, insieme alla gestione operativa, alla sicurezza, alla continuità e alla vicinanza al cliente.

WIIT opera attraverso data center di proprietà distribuiti in sette region tra Italia, Germania e Svizzera. Il nostro obiettivo consiste nel presidiare una fascia precisa del mercato, quella delle applicazioni mission-critical, che devono rimanere sempre disponibili e trattano informazioni particolarmente sensibili, come dati dei clienti, documenti riservati o informazioni privilegiate.

Su questo terreno la competizione si gioca sulla qualità dell’architettura e sulla capacità di costruire ambienti aderenti alle esigenze del cliente. Gli hyperscaler seguono un modello basato su grandi volumi e servizi fortemente standardizzati. Noi lavoriamo su infrastrutture gestite, personalizzate e progettate per garantire resilienza e continuità operativa.

Le imprese stanno iniziando a distribuire in modo diverso i propri workload. Una quota delle applicazioni rimane sulle grandi piattaforme globali, mentre i processi più critici vengono affidati a provider locali. In Germania abbiamo già sottoscritto un contratto superiore ai 10 milioni di euro e abbiamo altri progetti significativi in pipeline, anche con gruppi italiani.

Normative come NIS2 e Dora sosterranno questo riequilibrio, perché richiedono un controllo più rigoroso della sicurezza, della resilienza e della catena di fornitura. La scelta del provider diventa così parte della gestione del rischio aziendale.

Il richiamo alla sovranità compare ormai anche nelle proposte dei grandi gruppi statunitensi. Quali requisiti consentono di distinguere un servizio realmente sovrano dal cosiddetto sovereign washing?

Il primo criterio riguarda la proprietà del provider e la legislazione alla quale è sottoposto. Dati e chiavi crittografiche possono trovarsi in Italia o in Germania, ma la catena di controllo resta esterna all’Unione quando la piattaforma appartiene a un gruppo statunitense soggetto al Cloud Act.

La collocazione fisica delle informazioni, quindi, va valutata insieme alla giurisdizione. Bisogna conoscere chi gestisce il backend, quali autorità possono rivolgersi al fornitore e chi ha il potere di intervenire sull’infrastruttura.

Anche i sistemi crittografici più avanzati coprono soltanto una parte del problema quando il controllo societario e tecnologico rimane in capo a un soggetto extra-Ue. Il punto decisivo è capire chi possiede il provider, dove è stabilito e a quali obblighi legali deve rispondere.

Il sovereign washing nasce quando l’apertura di una region nel continente viene presentata come garanzia di piena autonomia, mentre governance, tecnologia e responsabilità operative rimangono altrove. La sovranità deve essere verificabile attraverso asset, processi e una catena di fornitura trasparente. Il cliente deve poter individuare con precisione chi amministra l’ambiente e chi mantiene il controllo effettivo dei dati.

L’intelligenza artificiale sta aumentando la domanda di capacità di calcolo e infrastrutture specializzate. Come cambia il ruolo del cloud provider e quali condizioni servono per portare l’AI nei processi aziendali più critici?

Oggi l’intelligenza artificiale viene utilizzata soprattutto in attività importanti, ma ancora periferiche rispetto al cuore del business. Le applicazioni più diffuse riguardano vendite, acquisti, call center e automazione dei ticket a basso valore. Anche WIIT la utilizza a supporto delle attività commerciali e per gestire una parte del primo livello di assistenza.

Il passaggio ai processi core aumenterà l’attenzione verso la protezione dei dati e della proprietà intellettuale. Quando i modelli interagiscono con informazioni riservate e conoscenza aziendale, la governance dell’ambiente diventa parte integrante del progetto.

Le soluzioni statunitensi mantengono attualmente un vantaggio sul piano applicativo rispetto a molti modelli sviluppati nel continente. Considero questo divario colmabile. Nei prossimi due anni gli investimenti potrebbero favorire la crescita di alternative come Mistral e accelerarne l’adozione da parte delle imprese.

Nel frattempo, i provider devono adeguare le proprie infrastrutture. I data center tradizionali non sono stati progettati per la densità richiesta dalle GPU. Nel nostro caso, il primo progetto di questo tipo ha saturato la capacità elettrica disponibile prima dello spazio fisico. Un singolo rack può arrivare a richiedere circa 200 kilowatt, con consumi enormemente superiori rispetto alle configurazioni convenzionali.

La scelta del luogo in cui costruire nuovi impianti dipende quindi dal prezzo strutturale dell’elettricità e dalla possibilità di collegarsi alla rete. Nelle valutazioni che utilizziamo, il costo finale si colloca intorno ai 20 centesimi per kilowattora in Italia, ai 14 in Germania e ai 6 in Francia. Nei servizi basati sulle GPU, la componente energetica può rappresentare circa la metà del valore del contratto.

Gli incentivi temporanei aiutano, ma i data center richiedono investimenti con orizzonti pluriennali. Servono costi prevedibili e una disponibilità stabile di potenza. La Francia parte avvantaggiata grazie al nucleare, mentre in Germania pesa la scarsità di capacità sulla rete.

A questo si aggiungono i tempi autorizzativi. La disponibilità teorica di energia deve tradursi nella possibilità concreta di ottenere una connessione e realizzare l’impianto in tempi compatibili con lo sviluppo del mercato. La programmazione della capacità di calcolo dovrà quindi procedere insieme a quella energetica e infrastrutturale.

WIIT sta consolidando la propria presenza in Germania e Svizzera e valuta un ulteriore allargamento. Quanto conta la dimensione aziendale per competere e quali condizioni possono favorire la nascita di operatori continentali più forti?

Il mercato rimane molto frammentato. Accanto a pochi operatori strutturati esistono numerose realtà locali che faticano a sostenere gli investimenti necessari per piattaforme cloud-native, cybersecurity e infrastrutture dedicate all’AI.

La sovranità digitale e i cambiamenti introdotti da Broadcom nel mercato della virtualizzazione accelereranno le aggregazioni. WIIT ha realizzato 16 acquisizioni e intende proseguire lungo questa direttrice. Vogliamo rafforzare ulteriormente la presenza in Germania e Svizzera e valutiamo l’ingresso in un altro grande mercato, come la Francia.

La massa critica permette di attrarre grandi clienti e competenze specialistiche. Per sviluppare e gestire piattaforme avanzate servono decine di tecnici altamente qualificati, difficili da reperire. Una piccola azienda incontra maggiori difficoltà, perché dispone di meno progetti, meno risorse e percorsi professionali meno articolati.

Con circa 170 milioni di euro di ricavi nel 2025 abbiamo raggiunto una dimensione che ci permette di sostenere investimenti, acquisire talenti e presentarci a gruppi industriali di rilievo. Il consolidamento societario rappresenta però soltanto una parte del percorso.

Per offrire una risposta completa occorre collegare infrastrutture, modelli linguistici e applicazioni. Data center, sviluppatori di LLM e software house devono lavorare all’interno di un ecosistema comune. Una spinta politica può accelerare queste collaborazioni, evitando che ogni operatore proceda in modo isolato.

I gruppi statunitensi dispongono già di filiere integrate e utilizzano spesso condizioni iniziali molto favorevoli per ampliare la propria presenza presso i clienti. L’alternativa richiede un’offerta altrettanto articolata, fondata su infrastrutture controllate nel continente, modelli sviluppati localmente e applicazioni capaci di rispondere alle esigenze delle imprese.

Sostenere oggi un costo iniziale più elevato può aiutare a preservare una reale possibilità di scelta nel tempo. È su questa capacità di integrare tecnologie, capitali e competenze che si misurerà la nascita dei futuri campioni del settore.

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