L’economia spaziale rappresenta oggi uno dei settori a più rapida espansione nel panorama economico globale, la cui rilevanza trascende ampiamente il perimetro delle attività strettamente orbitali per estendersi, con effetti sempre più pervasivi, ai comparti delle telecomunicazioni, della logistica, della sicurezza, della gestione dei dati e dell’osservazione della Terra. Secondo le stime più accreditate, il valore complessivo del mercato globale della space economy dovrebbe crescere dai 630 miliardi di dollari registrati nel 2023 fino a raggiungere 1,8 trilioni entro il 2035 (fonte: World Economic Forum): una proiezione che restituisce la misura di un fenomeno economico di portata strutturale, destinato a incidere in modo significativo sugli equilibri competitivi internazionali. Non si tratta, peraltro, di una mera frontiera tecnologica, bensì di un vero e proprio motore di competitività industriale e di un canale di interconnessione tra filiere produttive eterogenee, dai trasporti all’agricoltura, dalla difesa alle comunicazioni digitali.
Indice degli argomenti
La legge italiana come leva di politica industriale
In tale contesto, l’Italia ha assunto un ruolo di apripista nel panorama europeo, approvando la legge 13 giugno 2025, n. 89, recante “Disposizioni in materia di economia dello spazio”: si tratta del primo intervento legislativo organico sulle attività spaziali adottato da uno Stato membro dell’Unione europea. La portata innovativa di tale provvedimento non risiede soltanto nella disciplina delle procedure autorizzative e nella regolamentazione dei lanci, quanto piuttosto nella sua configurazione quale strumento di politica industriale, volto a garantire agli operatori del settore un quadro normativo stabile e prevedibile, idoneo ad attrarre investimenti privati e a consolidare la competitività della filiera nazionale.
Autorizzazioni, sicurezza e coperture assicurative
Sul piano operativo, la legge delinea un articolato sistema di requisiti e verifiche che l’operatore spaziale deve soddisfare prima di poter avviare le proprie attività. Il procedimento autorizzativo, disciplinato dall’articolo 7 della legge n. 89/2025, si snoda attraverso diverse fasi: la domanda è presentata all’Autorità responsabile per il tramite dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), la quale provvede entro sessanta giorni agli accertamenti tecnici preliminari; successivamente, acquisito il parere del COMINT e, ove necessario, degli organismi di informazione per la sicurezza, l’autorizzazione deve essere rilasciata entro un termine complessivo di centoventi giorni. Sotto il profilo dei requisiti, il legislatore ha adottato un approccio multidimensionale: oltre alle capacità tecniche e professionali, sono richieste adeguate garanzie in punto di sicurezza delle operazioni, resilienza dell’infrastruttura rispetto ai rischi informatici e fisici, sostenibilità ambientale lungo l’intero ciclo di vita dell’oggetto spaziale e, non da ultimo, idonea copertura assicurativa. Con riguardo a quest’ultimo profilo, l’articolo 21 della legge prevede massimali differenziati: 100 milioni di euro per sinistro quale soglia ordinaria, ridotta a 50 milioni per le start-up innovative e le imprese di ricerca, con un ulteriore livello minimo di 20 milioni per le realtà a minor rischio operativo.
Il ruolo strategico dei servizi downstream
Occorre peraltro considerare che l’economia spaziale non si esaurisce nel segmento upstream, ossia nella manifattura di satelliti e lanciatori: il comparto più direttamente integrato con il tessuto imprenditoriale italiano è piuttosto il downstream, vale a dire l’insieme dei servizi e delle applicazioni che trasformano dati e capacità spaziali in prodotti commerciali. In questo ambito rientrano i servizi satellitari, l’osservazione della Terra, l’agricoltura di precisione, il monitoraggio ambientale, la logistica e le telecomunicazioni.
Piano nazionale e Fondo per l’economia dello spazio
A supporto di tale sviluppo, la legge prevede l’adozione di un Piano nazionale per l’economia dello spazio, strumento di programmazione strategica destinato a coordinare le esigenze di innovazione con gli strumenti finanziari disponibili, nonché l’istituzione di un Fondo dedicato, la cui dotazione iniziale ammonta a 35 milioni di euro.
La partita dei decreti attuativi
È tuttavia evidente che la domanda pubblica, pur rivestendo un ruolo determinante nel settore spaziale, non può da sola sostenere lo sviluppo del comparto. L’effettiva attuazione della disciplina dipenderà in larga misura dai decreti attuativi previsti dall’articolo 13 della legge, chiamati a definire nel dettaglio i requisiti tecnici, le soglie di rischio, le modalità di graduazione dei massimali assicurativi e i criteri per la vigilanza.
Start-up e PMI alla prova dei costi di compliance
Particolare attenzione dovrà essere riservata alle esigenze delle start-up e delle PMI: una regolamentazione eccessivamente onerosa sotto il profilo degli adempimenti e dei costi di compliance rischierebbe infatti di comprimere il potenziale innovativo di tali realtà, precludendo loro l’accesso a un mercato in rapida evoluzione. Tali profili assumono rilievo cruciale nella prospettiva delle sfide che attendono il settore nel prossimo decennio: la gestione del traffico spaziale, la prevenzione delle collisioni, la riduzione dei detriti orbitali e il rafforzamento della resilienza cibernetica delle infrastrutture.
L’EU Space Act verso un quadro europeo armonizzato
In questo quadro si inserisce altresì la proposta di EU Space Act, presentata dalla Commissione europea il 25 giugno 2025 e attualmente in fase di negoziazione secondo la procedura legislativa ordinaria. L’iniziativa mira a ridurre la frammentazione normativa tra gli Stati membri e a introdurre un quadro armonizzato in materia di sicurezza, resilienza e sostenibilità ambientale delle attività spaziali, con l’obiettivo di creare condizioni di parità competitiva per gli operatori europei e, al contempo, di estendere tali requisiti anche ai soggetti extra-UE che intendano offrire servizi nel mercato europeo.
L’Italia tra regolazione, competitività e leadership europea
La legge italiana del 2025 si colloca dunque in una fase di transizione normativa particolarmente significativa, anticipando sotto diversi profili gli orientamenti che il legislatore europeo intende perseguire e configurando lo spazio non più come mero ambito di ricerca scientifica, bensì come un’economia reale, un’infrastruttura critica e un terreno di competizione regolamentare.
La questione, oggi, non è più se l’economia spaziale esista: è se l’Italia intenda governarla da protagonista, dotandosi degli strumenti necessari per competere efficacemente in un settore che, nei prossimi anni, ridefinirà gli equilibri economici e strategici su scala globale.






Partecipa alla community