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Mediaset, anche Tf1 guarda alla futura pay tv

L’azienda francese controllata da Bouygues e socio di maggioranza di Eurosport sta valutando la nascente newco che le consentirebbe di sbarcare sui mercati italiano e spagnolo. In passato avevano manifestato interesse anche Canal+, Rtl e Al Jazeera

Pubblicato il 21 Gen 2014

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La futura newco per la pay tv di Mediaset è percepita dal mercato del piccolo schermo come una delle novità più importanti del futuro prossimo. A dimostrarlo c’è il fatto che molte aziende del settore stiano guardando agli sviluppi di questo progetto con grande interesse, e stiano considerando di entrare a far parte della partita, che per il momento è ancora in fase embrionale. E dopo le manifestazioni di interesse già acquisite dai francesi di Canal+, dai tedeschi di Rtl, di Al Jazeera dal Qatar e dalla spagnola telefonica, gli ultimi in ordine di tempo a valutare il progetto sono, secondo quanto anticipato da Milano Finanza, i francesi del gruppo Tf1, nato dalla privatizzazione della Tv di Stato e oggi sotto il controllo di Bouygues, con una quota di poco superiora la 7% nelle mani dei dipendenti, e che detiene l’80% di Eurosport.

Tf1 è in testa agli ascolti d’oltralpe, con uno share che va oltre il 23%, e che ha chiuso il 2013 con ricavi per 1,746 miliardi e un utile di 61,7 milioni.

Se entrasse a far parte del progetto Mediaset, Tf1 metterebbe un piede su due mercati dove al momento non è presente, quello italiano e quello spagnolo, entrando nel campo dei diritti sportivi e in Digital+.

E il progetto della nuova pay Tv è finito anche sotto la lente di ingrandimento degli analisti: “Se l’annuncio di un’operazione in tal senso, magari con l’ingresso di un nuovo investitore, sarebbe ben accolto dal mercato – affermano da Citigroup – sono molti i punti di domanda sul business”. Secondo l’analisi di Citigroup Mediaset “difficilmente sarà in grado di incrementare gli abbonati in modo da giustificare gli investimenti per l’acquisto di diritti Tv”. E “l’offerta di Premium, imperniata sul mercato italiano – continuano – risulta deficitaria in altri settori per competere con quella dei concorrenti”. Per questo il broker statunitense non vede “potenziali soggetti che entrano in Italia disponibili a pagare un premio per una quota di minoranza in un business così integrato nel resto del gruppo e con limiti finanziari sull’acquisto dei diritti”.

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