Intesa, società di Havant Group con oltre 35 anni di esperienza nella trasformazione digitale e tra i principali provider di servizi fiduciari qualificati in Italia e in Europa, annuncia l’accreditamento nella federazione IT-Wallet come Verificatore di Attestati Elettronici, ottenuto il 9 luglio 2026. Ad oggi, Intesa è l’unico operatore privato presente nel registro della federazione IT-Wallet con questo ruolo: gli altri verificatori accreditati sono IPZS, amministrazioni pubbliche ed enti titolari di fonti autentiche.
L’architettura dell’identità digitale italiana ha preso forma tra il 23 luglio e il 3 agosto 2026 con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di due provvedimenti chiave: il DPCM 17 giugno 2026, che approva le Linee Guida per la sperimentazione, e il decreto 19 marzo 2026, volto a ripartire i compiti operativi tra PagoPA e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS). Questi decreti definiscono il perimetro dei ruoli di sistema; tuttavia, in attesa del regolamento AgID, l’accesso rimane governato dal canale tecnico verso il Trust Anchor gestito da IPZS, aperto a tutti i soggetti in possesso dei requisiti necessari.
Indice degli argomenti
L’accreditamento: cos’è e a cosa serve
L’accreditamento richiede di gestire, a tutti gli effetti, un’infrastruttura di fiducia: chiavi crittografiche, certificati con validità limitata e conformità continua ai profili tecnici del Trust Anchor. È un impegno più vicino alla gestione di una Certification Authority che a un’integrazione applicativa e, per Intesa, si fonda su un’esperienza consolidata come Qualified Trust Service Provider e sulla partecipazione ai progetti europei dedicati all’European Digital Identity Wallet, dal Consorzio Potential all’attuale Consorzio WE BUILD.
“Il 24 dicembre 2027 scatta l’obbligo previsto dall’art. 5f del Regolamento eIDAS2 di accettare il Wallet come strumento di identificazione e autenticazione forte. Riguarda i soggetti privati tenuti per legge alla strong customer authentication e gli operatori dei settori regolamentati: banche, istituti di pagamento, assicurazioni, telco, energia, trasporti, sanità e istruzione. Da qui a quella data restano meno di 16 mesi, che sono pochissimi per capire quali attributi sono effettivamente disponibili e con quale livello di garanzia, come cambierà il flusso utente, quali passaggi dei processi interni di verifica diventeranno superflui e quali andranno riscritti”, dichiara Simone Baldini, Head of Business Compliance di Intesa. “La domanda utile oggi non è se accreditarsi, ma quando cominciare a provare”.
Cosa mette a disposizione Intesa
Per le realtà che rientrano in questi settori, Intesa mette a disposizione la propria infrastruttura già accreditata per avviare da subito proof of concept su casi d’uso reali: la verifica dell’età in un flusso di onboarding, il controllo della residenza, la validazione di un titolo. Un percorso che non comporta impegni regolamentari, ma permette di capire in poche settimane come inserirsi all’interno di un ecosistema complesso che prevede diversi attori, accreditamenti e responsabilità.
Marco Broggio, Chief Solution Officer di Intesa, aggiunge: “Il ruolo di Verificatore rappresenta per noi solo un punto di partenza. Stiamo lavorando su tre direttrici: agire come Relying Party Intermediary (soggetti aggregatori) per le organizzazioni che desiderano accedere alla federazione senza sviluppare un’infrastruttura propria; evolvere in Fornitore di Attestati Elettronici, sia qualificati che non, per fonti autentiche pubbliche e private; e supportare le aziende come partner tecnologico e consulenziale, dall’analisi di fattibilità all’esercizio operativo”.
Con questo traguardo, Intesa consolida il proprio posizionamento come punto di riferimento nel mercato dei servizi fiduciari qualificati, offrendo alle imprese la competenza normativa e l’esperienza operativa necessarie per accompagnare la transizione verso l’identità digitale europea.



Partecipa alla community