L’Italia è tra i leader globali della space economy: nel 2021 l’economia nazionale in questo specifico settore generato 8 miliardi di euro di produzione, dando lavoro a circa 23mila dipendenti, per un valore aggiunto pari a 2 miliardi di euro, lo 0,14% del Pil tricolore.
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L’analisi del rapporto Ocse
A dirlo è un nuovo rapporto Ocse sull’economia spaziale, intitolato “The Space Economy at a Glance 2026”, che fa il punto sui progressi dei Paesi dell’area nel comparto. Secondo i dati forniti dal report, l’industria spaziale italiana comprende oltre 350 aziende, dai grandi integratori di sistemi e dalle società a media capitalizzazione alle piccole e medie imprese, affiancate da una comunità di startup in rapida crescita. Il documento parla di “un ecosistema industriale e digitale strategico e di alto valore, con nicchie specializzate nei settori aerospaziale, elettronico, delle telecomunicazioni, del software e dell’ingegneria avanzata”.
Le attività a monte, principalmente la produzione di beni e servizi utilizzati nello spazio, hanno rappresentato il 67,3% del valore aggiunto spaziale, il settore manifatturiero il 50,9%, le grandi imprese il 78,2% e le imprese multinazionali il 90,4%, a sottolineare la concentrazione industriale e l’integrazione internazionale del settore.
Nel 2024, il settore spaziale civile pesava per il 6,3% degli stanziamenti pubblici per R&D totale nell’area dell’Ocse. Francia e Italia hanno registrato le quote più elevate, pari al 14,1%, seguite dall’Ungheria (12%) e dagli Stati Uniti (11%).
Nel periodo 2020-2023, l’Italia ha d’altra parte rappresentato l’1,7% delle domanda di brevetto a livello mondiale nel settore spaziale, una quota invariata rispetto al periodo 2010-2013. Il Paese presenta un vantaggio tecnologico rivelato negativo, il che significa che la sua quota di brevetti in ambito spaziale è inferiore alla sua quota nell’attività brevettuale complessiva. Ciononostante, la specializzazione relativa dell’Italia nei brevetti spaziali è migliorata rispetto al 2010-2013, riflettendo un’evoluzione positiva dell’attività brevettuale nazionale nelle tecnologie spaziali.
Le principali aree di sviluppo: perché l’Italia continua a essere protagonista del settore
Nel 2025, segnala ancora l’Ocse, il budget italiano per le attività spaziali civili ha raggiunto i 2.224 miliardi di dollari (circa 1.968 miliardi di euro), registrando un incremento in termini reali rispetto al biennio 2023-2024 e superando i livelli pre-Covid. Tale dato riflette importanti sviluppi strategici, in particolare il Pnrr, l’aumento degli impegni finanziari verso l’Agenzia Spaziale Europea e nuove iniziative nazionali.
L’osservazione della Terra ha rappresentato la principale voce di spesa nel 2025: l’Italia sta attuando il programma di osservazione della Terra Iride, che prevede l’acquisizione di dati da sei diverse famiglie di costellazioni satellitari. Sempre nel 2025, il Paese ha adottato la sua prima legge organica in materia spaziale, introducendo misure a tutela della sicurezza tecnica, finanziaria e ambientale. La normativa ha inoltre istituito un fondo per la space economy, dotato di 35 milioni di euro per il 2025, finalizzato a sostenere la crescita industriale e l’innovazione.
“L’Italia è una delle principali nazioni europee nel settore spaziale. Con San Marco 1 nel 1964, è diventata il quinto paese a mettere in orbita un satellite e rimane uno dei tre maggiori contributori dell’Esa. L’Italia vanta un ampio settore industriale”, sottolinea il rapporto, precisando che c’è “un ampio potenziale industriale nei settori del trasporto spaziale, dell’osservazione della Terra, delle telecomunicazioni, delle infrastrutture di esplorazione e dei servizi a valle, anche grazie alla famiglia di lanciatori Vega/Vega-C e alle capacità di osservazione della Terra a duplice uso. Il centro di osservazione della Terra dell’Esa, l’Esrin, ha sede a Frascati e fornisce supporto alle operazioni delle missioni di osservazione della Terra, allo sfruttamento dei dati, alle attività relative a Vega e alle funzioni di difesa planetaria”.
Lo scenario globale: sempre più settori critici dipendono dalla space economy
Guardando allo scenario globale, secondo il rapporto nel 2025 i budget civili per lo spazio dei Paesi Ocse hanno raggiunto una cifra stimata di 46,4 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 40,5 miliardi del 2022, mentre parallelamente cresceva anche la domanda legata alla difesa.
Il rapporto evidenzia che, sebbene l’incidenza diretta del settore spaziale sul Pil rimanga relativamente contenuta, la sua importanza strategica ed economica si estende ben oltre il comparto stesso. I sistemi spaziali supportano già oltre la metà delle infrastrutture e dei servizi più critici nei paesi Ocse, inclusi trasporti, energia, comunicazioni e approvvigionamento alimentare. In alcuni Stati membri, quasi un quinto del Pil dipende da servizi basati su tecnologie satellitari.
Nell’ultimo decennio, il numero di paesi dotati di normative specifiche per il settore spaziale è aumentato del 50%, avvicinandosi a quota 60 nel 2025. Secondo il rapporto, “è opportuno che i governi continuino ad adeguare i propri quadri giuridici e normativi per sostenere le attività spaziali commerciali, fattori strategici per la competitività e l’attrattività nazionale nel settore. È fondamentale adattare la regolamentazione a un’economia spaziale sempre più competitiva e orientata al mercato, gestendo al contempo i rischi legati a sicurezza, responsabilità, protezione e sostenibilità, e preservando la cooperazione internazionale necessaria per mantenere le orbite sicure e utilizzabili”.
Anche gli investimenti privati stanno assumendo un ruolo crescente nell’economia spaziale. Secondo le stime del settore, nel 2025 i flussi di capitali privati verso il comparto raggiungeranno gli 11-13 miliardi di dollari – il livello più alto dal 2021 – con investimenti concentrati su aziende consolidate e attività ad alta intensità di capitale, come la produzione di sistemi spaziali e i servizi di lancio. Sarà inoltre fondamentale mantenere gli investimenti in ricerca e sviluppo civile per garantire la competitività a lungo termine, in un contesto in cui le priorità di finanziamento pubblico si stanno spostando sempre più verso la difesa.
Nel 2024, il settore spaziale civile ha rappresentato il 6,3% degli stanziamenti pubblici per la R&S civile nell’area Ocse. Sebbene di entità contenuta, la R&S spaziale civile riveste un’importanza strategica; un rallentamento della crescita potrebbe avere ripercussioni sull’innovazione e sulla competitività future.
“I nostri sistemi di trasporto, le reti energetiche, le comunicazioni e l’approvvigionamento alimentare dipendono tutti dall’economia spaziale commerciale”, commenta il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann. “I governi possono rendere il settore più competitivo, più attrattivo per gli investimenti e più sicuro attraverso appalti pubblici strategici, normative intelligenti e un sostegno mirato all’innovazione”.
Urso a Parigi per l’International Space Summit
Nel frattempo, il ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata alle politiche spaziali e aerospaziali, Adolfo Urso, è atterrato a Parigi, dove rappresenterà il Governo italiano all’International Space Summit, in programma oggi e domani, 9 e 10 settembre, al Grand Palais. Con il ministro anche il generale Franco Federici, consigliere militare della presidente del Consiglio e segretario del Comitato interministeriale per le politiche spaziali e aerospaziali, e l’ambasciatore Mario Cospito, commissario straordinario dell’Agenzia Spaziale Italiana.
Copresieduto da Francia e Germania, l’International Space Summit riunirà, nella sua prima edizione, quasi 120 delegazioni straniere e rappresentanti dell’industria e della ricerca per un confronto internazionale sul futuro dello spazio: sicurezza, sviluppo della space economy, uso responsabile ed esplorazione. Particolare attenzione sarà dedicata all’autonomia e alla competitività europea nello spazio, temi al centro di cinque delle sette dichiarazioni che saranno presentate al vertice.
In questo quadro, si legge in una nota, “la partecipazione del ministro Urso al summit, alla guida della delegazione italiana, punta a rafforzare la cooperazione europea e a valorizzare il contributo della filiera nazionale, rappresentata ai lavori anche da Leonardo, Avio, Thales Alenia Space Italia e Leaf Space”.
Nel pomeriggio di oggi Urso interverrà al Summit sui temi della competitività e della New Space economy. In serata parteciperà alla sessione Esa-Ue con il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius, anche in vista della Conferenza ministeriale Esa di medio periodo, prevista a Roma il 15 dicembre. La preparazione della Conferenza sarà anche al centro dell’incontro con il direttore generale dell’Esa, Josef Aschbacher.
Nell’ambito della due giorni sono previsti per Urso appuntamenti con il ministro francese dell’Istruzione superiore, della Ricerca e dello Spazio, Philippe Baptiste, la ministra tedesca della Ricerca, della Tecnologia e dello Spazio, Dorothee Bär, la ministra norvegese del Commercio e dell’Industria, Cecilie Myrseth, il ministro ungherese della Scienza e della Tecnologia, Zoltán Tanács, e la ministra giapponese responsabile delle politiche spaziali, Kimi Onoda.
Con Baptiste, Urso parteciperà alla firma di due accordi industriali che coinvolgono imprese italiane. Al centro della cooperazione tra il nostro Paese e la Francia, c’è la partecipazione italiana a Iris² per le comunicazioni satellitari sicure, la complementarità dei lanciatori Ariane e Vega, l’osservazione della Terra e l’esplorazione spaziale.



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