Rafforzare la capacità industriale del continente, presidiare tecnologie e infrastrutture considerate sempre più critiche e, allo stesso tempo, mantenere solida la collaborazione con gli Stati Uniti. È su questo doppio binario che il governo italiano punta a costruire il proprio ruolo nella nuova fase della competizione spaziale globale. Lanciatori, costellazioni satellitari, telecomunicazioni, sicurezza, difesa ed esplorazione diventano così le componenti di una stessa politica industriale, nella quale Roma rivendica una posizione di primo piano.
A delineare la strategia è il ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata alle politiche spaziali e aerospaziali, Adolfo Urso, intervenuto a Parigi a margine dell’International Space Summit. Il messaggio del governo punta soprattutto sulla necessità di aumentare le capacità tecnologiche del Vecchio Continente e di consolidare una filiera industriale in grado di competere su scala internazionale, mantenendo però aperto un rapporto privilegiato con Washington e con la Nasa.
La prospettiva indicata dal ministro coinvolge direttamente l’industria italiana. Il Paese punta infatti a rafforzare la propria posizione sia nell’accesso allo spazio, a partire dai lanciatori, sia nelle infrastrutture satellitari, considerate ormai asset strategici anche per la connettività, la sicurezza e la difesa. Sullo sfondo c’è inoltre la ministeriale dell’Agenzia spaziale europea in programma a Roma il 15 dicembre, chiamata a definire un orizzonte di lungo periodo per i programmi di esplorazione.
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Lanciatori e satelliti al centro della strategia italiana
Il primo tassello riguarda le capacità industriali che consentono all’Europa di ridurre le dipendenze esterne nelle componenti più strategiche della space economy. Urso mette in primo piano il contributo italiano nei sistemi di lancio e nelle costellazioni.
“L’Italia ha un ruolo fondamentale sia nel campo dei lanciatori, come il nostro Vega C, sia nel campo delle costellazioni satellitari, avendo creato insieme a Germania e Francia un campione europeo come Bromo per garantire all’Europa un’autonomia strategica a livello globale, così da diventare davvero una grande potenza spaziale, in collaborazione con gli Stati Uniti e con la NASA, che resta comunque per noi strategica”, ha affermato il ministro.
Il passaggio mette insieme due dimensioni della politica spaziale. La prima riguarda l’accesso indipendente all’orbita, con Vega C che rappresenta uno degli asset attraverso cui l’industria italiana partecipa alla capacità europea di lancio. La seconda interessa il consolidamento del settore satellitare, dove il progetto Bromo punta alla creazione di una realtà industriale continentale di dimensioni adeguate alla nuova competizione internazionale.
Il progetto si inserisce nella più ampia ricerca di massa critica da parte dell’industria europea. La necessità di mettere insieme competenze, capacità produttive e investimenti nasce da un mercato spaziale nel quale la scala industriale è diventata un fattore determinante, tanto nei programmi istituzionali quanto nello sviluppo dei servizi commerciali.
La sovranità tecnologica, nella visione illustrata a Parigi, passa quindi dalla disponibilità di capacità industriali europee lungo i segmenti più sensibili della filiera, dai sistemi di lancio alla realizzazione e gestione delle infrastrutture satellitari.
Tlc, sicurezza e difesa: cresce il peso delle costellazioni
Una parte rilevante della strategia riguarda le Tlc. Le infrastrutture satellitari hanno assunto un peso crescente nei sistemi di connettività e, parallelamente, nelle applicazioni legate alla sicurezza nazionale e alla difesa. Proprio su questo terreno il governo punta a sviluppare iniziative che combinino capacità nazionali e partnership internazionali.
Urso ha sottolineato il bisogno di “lavorare insieme nel campo delle telecomunicazioni” e nei settori della difesa e della sicurezza.
Il ministro ha inoltre spiegato che l’Italia sta lavorando ad “una costellazione nazionale in partnership con altri attori europei e occidentali nel campo della sicurezza e quindi della difesa”.
Il tema delle costellazioni viene quindi collocato dentro una strategia più ampia rispetto alla sola connettività commerciale. La capacità di disporre di infrastrutture satellitari controllabili e accessibili diventa rilevante per assicurare continuità delle comunicazioni, resilienza e disponibilità dei servizi nei settori considerati critici.
La scelta di coinvolgere partner europei e occidentali evidenzia inoltre la linea seguita dal governo sul concetto stesso di autonomia: rafforzare la capacità industriale e tecnologica del continente mantenendo una rete di cooperazioni con Paesi alleati. Una impostazione che Urso estende anche ai rapporti con gli Stati Uniti.
La cooperazione con Stati Uniti e Nasa resta strategica
La ricerca di una maggiore capacità europea viene infatti accompagnata da un chiaro richiamo alla relazione transatlantica. Per il governo italiano l’aumento dell’autonomia continentale deve procedere insieme alla collaborazione con Washington, soprattutto quando si passa dalle infrastrutture satellitari ai grandi programmi di esplorazione.
“L’esplorazione spaziale – ha detto il ministro – è il campo nel quale dobbiamo meglio coordinare l’attività con la NASA e gli Stati Uniti, mentre realizziamo il nostro progetto europeo su cui proprio l’Italia ha un ruolo fondamentale”.
È una distinzione che permette di leggere le diverse priorità indicate dall’esecutivo. Sui segmenti industriali e infrastrutturali l’obiettivo è consolidare le capacità europee, rafforzando l’accesso autonomo allo spazio e la disponibilità di tecnologie satellitari. Per le missioni di esplorazione di maggiore complessità, invece, la cooperazione internazionale e in particolare il rapporto con la Nasa restano uno degli assi della politica italiana.
Il risultato è un modello nel quale autonomia e alleanze convivono. L’Europa punta a disporre delle tecnologie necessarie per esercitare un ruolo autonomo nelle scelte industriali e strategiche, mentre i programmi più ambiziosi vengono sviluppati attraverso collaborazioni internazionali.
Una linea destinata a diventare ancora più rilevante con il progressivo ampliamento delle attività oltre l’orbita terrestre e con il ritorno della Luna al centro dei programmi spaziali internazionali.
A Roma la ministeriale Esa: orizzonte oltre i dieci anni
Il prossimo passaggio per l’Italia sarà la riunione ministeriale intermedia dell’Agenzia spaziale europea, in programma nella Capitale il 15 dicembre. L’appuntamento assume un peso particolare nella strategia illustrata da Urso perché dovrà contribuire a mettere a fuoco le priorità dell’Europa sull’esplorazione nel lungo periodo.
Il ministro ha spiegato che “la Ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea che si terrà a Roma il 15 dicembre sotto la nostra presidenza elaborerà un piano di lungo respiro, ultradecennale, per l’esplorazione spaziale lunare e per l’esplorazione robotica”.
La prospettiva va quindi oltre la pianificazione dei singoli programmi. La sfida riguarda la definizione del ruolo che l’Europa intende ricoprire nelle prossime fasi dell’esplorazione lunare e, in prospettiva, nelle missioni robotiche verso Marte, con implicazioni industriali che coinvolgono sistemi di trasporto, telecomunicazioni, osservazione, navigazione, robotica e tecnologie necessarie alla permanenza e alle operazioni fuori dalla Terra.
La ministeriale di Roma diventa, in questa prospettiva, un passaggio per raccordare obiettivi politici, programmi dell’Esa e capacità industriali dei Paesi membri. Per l’Italia rappresenta inoltre l’occasione per valorizzare il ruolo della filiera nazionale e rafforzare le partnership bilaterali che il governo sta costruendo e consolidando in Europa.
Con la Svizzera focus su industria, ricerca ed Esa
Il vertice di Parigi è stato utilizzato da Urso anche per una serie di incontri bilaterali. Uno dei confronti ha riguardato la Svizzera, con un’attenzione specifica alla collaborazione industriale e scientifica e alle priorità da portare avanti nell’ambito dell’Agenzia spaziale europea.
“Con Martina Hirayama, Segretaria di Stato elvetica per la formazione, la ricerca e l’innovazione, abbiamo avuto un confronto all’International Space Summit di Parigi sulla cooperazione tra Italia e Svizzera nel settore spaziale e sulle priorità comuni in ambito ESA, anche in vista della riunione ministeriale intermedia che l’Italia ospiterà a Roma il prossimo 15 dicembre. Tra i nostri Paesi esistono solide relazioni nei campi dell’industria e della ricerca, su cui possiamo costruire nuove forme di collaborazione e innovazione”, ha scritto Urso su X.
Il rapporto con Berna evidenzia un altro elemento della politica italiana: la costruzione di cooperazioni industriali e scientifiche attraverso la cornice Esa, utilizzando i programmi comuni come leva per mettere in relazione imprese, università, centri di ricerca e competenze tecnologiche.
L’avvicinamento all’appuntamento romano aumenta quindi il peso dei confronti bilaterali. La definizione delle priorità comuni tra i Paesi partecipanti sarà infatti rilevante per orientare i programmi futuri e, di conseguenza, le opportunità industriali che ne deriveranno.
Con la Polonia un asse sui comparti ad alta tecnologia
Il consolidamento delle relazioni industriali è stato al centro anche dell’incontro con la Polonia. In questo caso il confronto si è concentrato sulle sfide comuni dei due sistemi produttivi e sulla possibilità di rafforzare il coordinamento sui principali dossier comunitari.
“A Parigi, a margine dell’International Space Summit, ho avuto un proficuo confronto con il viceministro polacco dello Sviluppo e della Tecnologia, Baranowski, sui rapporti industriali tra Italia e Polonia, con un focus sul settore dello spazio, e sulle comuni sfide che attendono i nostri tessuti industriali. Abbiamo approfondito le opportunità per ampliare la collaborazione tra i due Paesi, soprattutto nei comparti a più alta intensità tecnologica. Abbiamo inoltre condiviso l’utilità di un coordinamento più stretto sui dossier europei, anche in vista delle prossime riforme, per sostenere investimenti, crescita e capacità produttiva dell’industria del nostro continente”, ha spiegato Urso.
Il passaggio dedicato a investimenti e capacità produttiva allarga il perimetro della discussione oltre i singoli programmi spaziali. L’obiettivo indicato dal ministro è rafforzare la base industriale continentale, un tema che interessa direttamente la capacità dell’Europa di trasformare gli investimenti pubblici e istituzionali in crescita di imprese e filiere tecnologiche competitive.
Lo spazio diventa così uno dei comparti nei quali sperimentare forme più strette di cooperazione industriale europea, soprattutto nei settori caratterizzati da investimenti elevati, cicli tecnologici complessi e una competizione ormai globale.
Ungheria, cooperazione su esplorazione e osservazione della Terra
Tra gli incontri organizzati a Parigi anche quello con il nuovo ministro ungherese della Scienza e della Tecnologia, Zoltán Tanács. Il dialogo ha riguardato sia i dossier europei sia alcuni specifici segmenti tecnologici sui quali i due Paesi vedono margini per una maggiore collaborazione.
“Ho incontrato a Parigi, a margine della sessione dell’International Space Summit con i Capi di Stato e di governo, il nuovo ministro ungherese della Scienza e della Tecnologia, Zoltán Tanács, per fare il punto sui principali temi spaziali di interesse comune tra Italia e Ungheria e sui dossier europei. Abbiamo discusso delle priorità in ambito ESA e UE, anche in vista della riunione intermedia del Consiglio dell’ESA a livello ministeriale che l’Italia ospiterà a Roma il prossimo 15 dicembre. Abbiamo inoltre approfondito i settori di maggiore interesse per le nostre comunità industriali e scientifiche, in particolare l’esplorazione umana e robotica e l’osservazione della Terra, oltre al percorso di sviluppo della strategia spaziale ungherese. Un confronto utile per rafforzare il dialogo tra Italia e Ungheria e sviluppare nuove opportunità di cooperazione nel settore spaziale”, ha scritto il ministro.
Esplorazione umana e robotica e osservazione della Terra emergono così come due aree sulle quali costruire nuove relazioni tra industrie e comunità scientifiche. Anche in questo caso la ministeriale Esa di dicembre costituisce il punto di convergenza verso cui indirizzare il confronto politico delle prossime settimane.
Dall’International Space Summit alla nuova agenda industriale
Gli incontri di Parigi delineano una politica che attribuisce alla space economy una funzione sempre più ampia. Il settore viene legato alla capacità industriale europea, all’indipendenza tecnologica, alla sicurezza delle comunicazioni, alla difesa e allo sviluppo di tecnologie avanzate. Allo stesso tempo, l’Italia punta a rafforzare la cooperazione con i partner del continente e a mantenere centrale la relazione con gli Stati Uniti.
Il nodo industriale diventa determinante. L’autonomia evocata dal governo richiede infatti capacità di progettazione, produzione e gestione delle infrastrutture, oltre alla disponibilità di capitali e a una scala sufficiente per competere con i grandi operatori internazionali.
L’Italia cerca di collocarsi dentro questo processo facendo leva sulla propria presenza nei lanciatori, sull’industria satellitare e sulle competenze maturate nei diversi segmenti della filiera. Bromo, le iniziative sulle costellazioni e la partecipazione ai programmi Esa rappresentano componenti diverse della stessa impostazione: aumentare la capacità del continente di sviluppare e controllare asset strategici.
A questa dimensione si affianca il ruolo delle partnership. I colloqui con Svizzera, Polonia e Ungheria mostrano come la costruzione della politica spaziale europea passi anche da accordi e convergenze tra sistemi industriali nazionali, soprattutto in vista delle decisioni comuni sui programmi dell’Esa e sui dossier dell’Unione europea.
La tappa successiva sarà Roma. Il 15 dicembre la ministeriale intermedia dell’Esa dovrà iniziare a tradurre in una prospettiva programmatica di lungo termine molte delle questioni affrontate a Parigi: dalla capacità europea di agire nello spazio all’esplorazione della Luna e di Marte, fino alla posizione dell’industria continentale nella nuova competizione globale.
Per il governo italiano, la partita si gioca dunque su più livelli: rafforzare l’industria nazionale, aumentare la scala europea, sviluppare infrastrutture strategiche e utilizzare la cooperazione internazionale nei programmi in cui la dimensione delle sfide richiede alleanze più ampie. Una strategia che assegna allo spazio un ruolo crescente anche nelle politiche per telecomunicazioni, sicurezza e competitività tecnologica.








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