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Droni e sistemi anti-drone, l’Ue alza lo scudo: altri 130 milioni per le frontiere


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Bruxelles porta oltre mezzo miliardo le risorse destinate alle nuove tecnologie di sorveglianza e risposta alle minacce aeree. Il piano coinvolge Stati membri e Frontex e punta anche sulle infrastrutture digitali: allo studio sistemi di rilevamento che utilizzano le antenne 5G come radar

Pubblicato il 5 ott 2026



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Punti chiave

  • La Commissione europea stanzia 130 milioni di euro via Bmvi, portando a circa 549 milioni di euro per sistemi anti-drone.
  • Potenzia sorveglianza, identificazione e risposta lungo i confini, integra 5G, radar e sensori e attribuisce a Frontex un ruolo operativo.
  • Piano industriale su tecnologie dual use: supporto Edf, il programma Safe, Security Action for Europe, marchio EU trusted e l’EU-Ukraine Drone Alliance.
Riassunto generato con AI


a Commissione europea aggiunge 130 milioni di euro alle risorse destinate alle capacità anti-drone degli Stati membri, rafforzando un programma che ormai supera il mezzo miliardo di euro. Il nuovo stanziamento, annunciato al Consiglio Giustizia e Affari interni del primo ottobre, arriva attraverso il Border Management and Visa Instrument (Bmvi) e punta a rendere più efficace la sorveglianza delle frontiere esterne di fronte alla diffusione di velivoli senza pilota utilizzati per attività non autorizzate o ostili.

La nuova tranche si somma infatti ai 250 milioni messi a disposizione alla fine del 2025 e agli ulteriori 169 milioni stanziati nel corso del 2026 per droni da sorveglianza e altre apparecchiature destinate agli Stati membri e a Frontex. Complessivamente, le risorse europee dedicate a droni, sistemi anti-drone e tecnologie collegate alla protezione delle frontiere arrivano così a circa 549 milioni di euro. Il Bmvi, che nel periodo 2021-2027 dispone di una dotazione di 7,92 miliardi, finanzia anche infrastrutture, sistemi IT, attrezzature e soluzioni tecnologiche per la gestione integrata delle frontiere esterne.

Dalla sorveglianza alla risposta alle minacce

Il nuovo finanziamento amplia quindi un intervento che riguarda sia la capacità di osservare ciò che accade lungo i confini sia quella di reagire alla presenza di droni potenzialmente pericolosi. Gli investimenti servono a migliorare la consapevolezza della situazione operativa, l’identificazione degli oggetti in volo e la protezione delle infrastrutture e delle aree sensibili.

Il cambio di passo era già stato delineato a febbraio con il Piano d’azione europeo sulla sicurezza dei droni e sui sistemi anti-drone, costruito attorno a quattro direttrici: preparazione, rilevamento, risposta e rafforzamento delle capacità europee. Il documento affronta un quadro nel quale sorvoli ostili, violazioni dello spazio aereo e interferenze negli aeroporti si affiancano ai rischi per infrastrutture critiche, frontiere esterne e spazi pubblici.

Tra le iniziative previste rientrano un Centro europeo di eccellenza per i sistemi anti-drone, l’aumento delle capacità di test, esercitazioni periodiche su scala Ue e lo sviluppo di sistemi europei di comando e controllo basati anche sull’intelligenza artificiale. A Frontex viene inoltre assegnato un ruolo operativo attraverso sperimentazioni, dimostrazioni sul campo e impiego di droni nelle attività congiunte di controllo delle frontiere.

Anche il 5G entra nella rete di rilevamento

Il piano apre un fronte che interessa direttamente anche le telecomunicazioni. La Commissione intende infatti coinvolgere Stati membri e industria nella sperimentazione di tecnologie di rilevamento basate sulle reti cellulari, compresa la possibilità di utilizzare le antenne 5G come radar.

Secondo l’impostazione di Bruxelles, le infrastrutture mobili possono contribuire a localizzare e seguire in tempo reale gli oggetti in volo, alimentando sistemi capaci di aggregare i dati provenienti da sensori differenti in un’unica rappresentazione dello spazio aereo. L’obiettivo è riuscire a distinguere più rapidamente i droni autorizzati da quelli potenzialmente ostili e costruire un quadro informativo condiviso tra le autorità coinvolte.

La componente delle telecomunicazioni amplia così il perimetro tecnologico dell’anti-drone, che comprende radar, sensori, sistemi di identificazione e piattaforme di comando e controllo. La rete diventa parte dell’infrastruttura di sicurezza, soprattutto negli scenari in cui occorre individuare oggetti piccoli e mobili in ambienti complessi e integrare rapidamente informazioni provenienti da fonti diverse.

Tecnologie dual use e industria europea

Gli interventi per le frontiere si inseriscono in una strategia più ampia, nella quale sicurezza civile e difesa tendono a condividere tecnologie e capacità industriali. Il Fondo europeo per la difesa (Edf) sostiene già attività di ricerca e sviluppo che comprendono droni e sistemi anti-drone, insieme ad AI, cyber defence e guerra elettronica.

A questo si affianca Safe, Security Action for Europe, il programma europeo basato su finanziamenti destinati agli investimenti nazionali nella difesa e sugli acquisti collaborativi. Il meccanismo punta proprio ad aumentare le economie di scala e ridurre la frammentazione degli acquisti nazionali, favorendo programmi comuni fra più Paesi.

La Commissione punta inoltre ad accelerare la produzione europea di tecnologie a costo sostenibile e a rafforzare la cooperazione industriale. Il Piano di febbraio prevede anche una valutazione dei fornitori considerati ad alto rischio, un marchio “EU trusted” per gli apparati ritenuti sicuri e un forum industriale dedicato a droni e sistemi di contrasto. Nel corso del 2026 è stata inoltre avviata l’EU-Ukraine Drone Alliance, che riunisce industria e istituzioni con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo della prossima generazione di tecnologie per velivoli senza pilota e sistemi di difesa.

Il nuovo stanziamento da 130 milioni rafforza dunque una filiera che Bruxelles sta costruendo su più livelli: controllo delle frontiere, protezione delle infrastrutture critiche, tecnologie dual use e sviluppo industriale. Con un elemento destinato a diventare sempre più rilevante anche per il settore delle telecomunicazioni: la capacità delle reti digitali di trasformarsi da infrastrutture di connettività a componenti dei sistemi europei di rilevamento e sicurezza.

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