La disponibilità a trattare con gli operatori passa dalla salvaguardia degli accordi che regolano l’utilizzo delle torri. Diego Galli, direttore generale di Inwit, affida a un’intervista a Repubblica la proposta di un confronto sul futuro delle infrastrutture mobili, nel pieno del contenzioso sui contratti Msa, i Master Service Agreement stipulati con Tim e Vodafone.
“Siamo convinti nel difendere l’integrità del contratto Msa firmato con TIM e Vodafone, ma siamo pronti a sederci a un tavolo per trovare una soluzione condivisa e a vantaggio di tutti, che garantisca gli investimenti necessari per densificare la rete 5g e far recuperare all’Italia il ritardo rispetto agli altri Paesi”, afferma Galli.
L’apertura riguarda anche la distribuzione delle risorse lungo la filiera delle telecomunicazioni. La proposta del manager è “firmare un patto per l’innovazione, dove ciascun attore della filiera deve fare la sua parte e dove le infrastrutture solide e neutrali sono sempre più indispensabili per tutti. Mai come oggi – sottolinea – uomini e macchine hanno bisogno di connettività”.
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Il contenzioso con Fastweb e il nodo delle scadenze
Il confronto si sviluppa su due piani: quello negoziale e quello giudiziario. Sulla controversia con Fastweb, controllata da Swisscom, le interpretazioni delle parti restano distanti. Nel comunicato con cui ha notificato la disdetta dell’Msa, Fastweb + Vodafone sostiene di aver agito nel rispetto delle disposizioni contrattuali e di aver promosso un’azione legale per far valere il diritto a porre fine all’accordo. Inwit contesta la disdetta e, nella propria posizione sul contratto, ne rivendica la validità fino al 2038.
Nell’intervista, Galli collega la vertenza alla fiducia dei capitali che finanziano le infrastrutture: “Purtroppo, siamo dovuti ricorrere agli avvocati e siamo fiduciosi che le varie autorità coinvolte possano confermare la validità degli accordi evidenziando interpretazioni di comodo finalizzate ad ottenere un vantaggio ingiustificato. Il mondo degli investitori infrastrutturali – afferma – sta guardando con attenzione a questo caso. Sarebbe un precedente dannoso disconoscere ciò che è stato firmato in buona fede da chi oggi, subentrando, chiede di modificarlo”.
La controversia riguarda l’accordo originariamente sottoscritto con Vodafone Italia, successivamente acquisita da Swisscom e incorporata in Fastweb. Galli concentra l’attenzione sulle scadenze: “Entro il marzo 2031 dovrà completare la riconsegna della rete a INWIT, tempistiche in contrasto con piani di migrazione di almeno 15 anni come da loro stessi poi dichiarato; termine che, paradossalmente, va ben oltre il 2038 scadenza naturale del contratto che hanno disdetto”.
Da questo quadro Galli ricava anche una valutazione sulle scelte industriali: “Disdetta che è anche in contraddizione con i tempi e gli obiettivi del rinnovo delle frequenze sino al 2037, prosegue – che mirano invece ad un potenziamento della rete 5G e dei relativi servizi. A mio parere la giusta strada è la densificazione per migliorare la qualità, non la duplicazione per sprecare risorse”.
Il valore delle torri e il confronto sull’inflazione
La trattativa investe il rapporto tra il prezzo pagato per acquisire le infrastrutture e i ricavi assicurati dai contratti di ospitalità degli operatori. È su questo legame che Galli fonda la posizione di Inwit sulla remunerazione del capitale investito: “In ambito infrastrutturale, i margini non vanno considerati in termini assoluti ma in relazione agli investimenti fatti, che devono essere correttamente remunerati, in linea con i benchmark europei. Con la disdetta dei contratti si pretende di trasferire valore da Inwit agli stessi operatori che ci hanno venduto a caro prezzo l’infrastruttura”.
Il direttore generale richiama quindi le condizioni economiche delle acquisizioni: “Abbiamo pagato circa mezzo milione di euro per ogni torre, in base a un contratto di utilizzo pluriennale che non può essere cambiato unilateralmente: sarebbe come rompere l’equazione di un mutuo di una casa”.
È all’interno di questa cornice che il manager indica un possibile terreno di negoziato: “Detto ciò, sarà fondamentale trovare un punto d’incontro equilibrato e siamo pronti a discutere anche di aspetti puntuali per mitigare gli effetti dell’inflazione”.
Frequenze, il sostegno al rinnovo legato agli investimenti
Le relazioni tra gli operatori e la società delle torri si intrecciano con il percorso regolatorio sulle licenze mobili. Con la delibera 199/26/CONS, Agcom ha avviato una consultazione sul quadro per il rinnovo e la proroga dei diritti d’uso delle frequenze in scadenza al 31 dicembre 2029.
Galli esprime una valutazione favorevole all’impostazione che lega la continuità delle assegnazioni a impegni di spesa: “In passato si è deciso di procedere con un’asta competitiva per favorire l’ingresso nel mercato di nuovi player. Oggi ritengo che la scelta dell’Agcom di cristallizzare la situazione attuale, chiedendo in cambio più investimenti, sia corretta, a patto che si salvaguardino gli investimenti già realizzati sulla rete a beneficio di tutti: operatori mobili, clienti e tutta la filiera”.
Poste-Tim, il sostegno al progetto industriale
Nell’intervista trova spazio anche l’offerta pubblica di acquisto e scambio di Poste Italiane su Tim. Sul riassetto dell’operatore, il direttore generale esprime il sostegno di Inwit: “Accogliamo con estremo favore questo progetto industriale e strategico di lungo termine di cui il Paese ha bisogno e che Inwit si impegna a sostenere: siamo un’azienda italiana solida, con il 90% di investitori internazionali, che ogni anno investe circa un terzo dei ricavi per migliorare la rete e prepararla alle sfide dell’innovazione tecnologica”.
Data center per l’edge computing tra le opportunità future
Le prospettive di sviluppo comprendono attività vicine al business delle torri. Galli cita i data center per l’edge computing, ossia l’elaborazione dei dati in prossimità dei dispositivi e dei luoghi in cui vengono generati, come possibile ambito di investimento.
“Siamo pronti ad investire, nei limiti della nostra leva finanziaria, in settori adiacenti al nostro core business come, ad esempio, quello nei data center per l’edge computing, per continuare a sviluppare il modello dell’infrastruttura digitale condivisa”, conclude il direttore generale.




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