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Rete aziendale e continuità operativa: come ridurre il rischio di fermo


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La continuità del business dipende da reti affidabili: ridondanza su percorsi e tecnologie diverse, SLA misurabili e gestione centralizzata riducono il rischio di fermo. Per le aziende multi-sede, MPLS e SD-WAN integrano prestazioni e flessibilità. Planetel punta sul controllo diretto della fibra e sull’assistenza presente sul territorio

Pubblicato il 15 ott 2026



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L’importanza della business continuity secondo Planetel
L'importanza della business continuity secondo Planetel


Punti chiave

  • La connettività è infrastruttura critica: l’interruzione blocca gestionali in cloud, centralini VoIP e compromette la continuità del business.
  • Progettare ridondanza con percorsi fisici e tecnologie diverse (es. fibra + 4G) e definire SLA chiari per disponibilità e ripristino.
  • Per reti multi-sede valutare MPLS vs SD-WAN, avere visione centralizzata e controllo diretto dell’infrastruttura (es. Planetel) per la continuità operativa.
Riassunto generato con AI


Strumenti che in azienda sono utilizzati quotidianamente, come gestionali in cloud e centralini VoIP, dipendono, in sostanza, dalla connettività che ne è alla base. Ecco perché una rete aziendale di qualità, supportata da un sistema di ridondanza ben progettato e da SLA definiti, rappresenta una delle principali leve per ridurre il rischio di fermo

Ciò è fondamentale perché, quando la connessione di un’azienda si interrompe, oggigiorno si ferma molto più della navigazione. Ad esempio, il gestionale in cloud smette di rispondere, il centralino VoIP non riceve più chiamate e, nelle realtà multi-sede, le filiali perdono il collegamento con i sistemi centrali.

Possiamo, quindi, considerare la connettività un’infrastruttura critica dalla quale dipende la continuità del business e che richiede lo stesso rigore progettuale riservato agli impianti essenziali.

I fattori per una rete aziendale affidabile ed efficiente

Progettare la rete aziendale non può più significare soltanto collegare i sistemi a internet per far navigare le persone, ma deve rientrare in un più ampio progetto di ottimizzazione della continuità operativa in termini di sicurezza, efficienza, prestazioni e affidabilità.

Quanto costa un fermo della rete aziendale

Al di là degli esempi, sono i dati che testimoniano l’esigenza di ridurre quanto più possibile i rischi di fermo.

L’Annual Outage Analysis 2026 di Uptime Institute contiene un dato che riguarda da vicino chi gestisce reti aziendali. La frequenza dei disservizi per singolo sito continua a calare, ma quelli legati a problemi di fibra e connettività sono in crescita e tendono a provocare interruzioni più lunghe.

Sul piano economico, nella survey annuale 2025 dello stesso istituto il 57% degli intervistati ha dichiarato che l’ultimo disservizio rilevante subito è costato oltre 100.000 dollari.

La dipendenza dalla rete cresce insieme ai servizi che la attraversano. Secondo Istat, nel 2025 la quota di imprese con almeno 10 addetti che utilizzano tecnologie di intelligenza artificiale è salita al 16,4%, dall’8,2% dell’anno precedente. Sono applicazioni per le quali un collegamento stabile è una condizione di funzionamento, prima ancora che di prestazione.

Ridondanza della connettività per eliminare il punto unico di guasto

La prima regola per una rete ottimizzata è eliminare i punti unici di guasto. Per intenderci, una seconda linea serve a poco se condivide con la principale lo stesso cavo o lo stesso armadio di strada, poiché un guasto fisico o un intervento sbagliato le metterebbe fuori uso entrambe.

Una ridondanza efficace combina percorsi fisici distinti e tecnologie diverse, per esempio una fibra dedicata affiancata da un collegamento radio o da un backup su rete mobile che entra in funzione in automatico.

Il livello di protezione adeguato dipende, in linea di massima, da quanto costerebbe un’ora di fermo a quella specifica azienda. Per un piccolo ufficio un backup 4G potrebbe essere sufficiente, ma per un grande stabilimento o per una catena di negozi la doppia via fisica, con commutazione automatica, sarebbe probabilmente la scelta migliore, diventando parte della continuità operativa.

Ogni realtà deve comunque essere valutata in base alle proprie caratteristiche e al livello di continuità operativa richiesto.

Lo SLA di connettività aziendale

Il contratto di servizio traduce l’affidabilità in impegni misurabili e pertanto merita attenzione in quanto parte integrante del processo di ottimizzazione della continuità operativa aziendale.

Il primo valore da verificare è la disponibilità garantita su base annua, che solitamente i provider collocano tra il 99,5% e il 99,95%. La differenza sembra minima, ma nel primo caso il servizio può restare fermo fino a circa 44 ore l’anno, nel secondo per poco più di 4 ore.

Contano, poi, il tempo massimo di ripristino previsto per ciascun livello di gravità e l’orario su cui viene conteggiato, che può limitarsi alle ore lavorative o coprire l’intera giornata. Vanno lette con cura le condizioni che sospendono il calcolo e le penali in caso di superamento.

Un buon SLA, infine, definisce anche la procedura di escalation, cioè a chi rivolgersi e dopo quanto tempo se il guasto non viene risolto nei termini.

Accanto alle clausole conta anche la qualità del supporto, che un contratto descrive solo in parte. Un’assistenza che conosce l’architettura del cliente e dispone di una presenza operativa sul territorio può individuare più rapidamente la causa del guasto e agevolare il ripristino del servizio.

Reti multi-sede: MPLS e SD-WAN a confronto

Per le aziende distribuite su più sedi il tema si sposta dal singolo collegamento all’architettura complessiva. Le reti MPLS offrono un’infrastruttura privata con prestazioni prevedibili e la possibilità di dare priorità al traffico critico, come la voce o le applicazioni gestionali. L’SD-WAN aggiunge un livello di gestione software che permette di usare insieme linee di tipo diverso, di instradare il traffico in base all’applicazione e di spostarlo in automatico sul collegamento disponibile in caso di guasto.

Nella pratica le due soluzioni convivono spesso, con l’MPLS a servire le sedi principali e l’SD-WAN a portare flessibilità su filiali e siti remoti.

Ovviamente con più linee e più tecnologie aumentano anche le variabili da tenere sotto controllo, e avere una visione centralizzata dell’intero perimetro diventa indispensabile.

Il valore del controllo diretto dell’infrastruttura

Per le organizzazioni nelle quali la continuità della rete è un requisito essenziale, assume particolare importanza il livello di controllo esercitato sull’infrastruttura attraverso cui transitano i dati. Planetel, operatore e system integrator con sede a Treviolo (BG), costruisce su questo i servizi della propria area Connectivity.

Il Gruppo gestisce oltre 3.500 km di rete in fibra ottica di proprietà e più di 1.250 cabinet FTTC e FTTH sul territorio, con punti di interscambio al MIX di Milano e al VSIX di Padova. Il controllo diretto della rete riduce la dipendenza da terzi nella diagnosi e nella risoluzione dei guasti, con vantaggi in termini di rapidità di intervento e ripristino dell’operatività.

Il caso e la soluzione

Si consideri, a titolo esemplificativo, un’azienda con stabilimenti e uffici distribuiti in più località, che devono comunicare attraverso una rete privata e integrare telefonia e sistemi aziendali. In situazioni di questo tipo, il progetto può prevedere una fibra dedicata con banda simmetrica, affiancata da una seconda connessione su un percorso fisicamente distinto, realizzata tramite collegamento radio o rete mobile. Le diverse sedi possono essere riunite attraverso un’architettura MPLS o SD-WAN, integrando anche la fonia in cloud oppure presso il cliente. È in questo contesto che Planetel inserisce le proprie competenze infrastrutturali, gli SLA di servizio e un’assistenza tecnica presente sul territorio.

“Le domande che riceviamo dalle aziende riguardano sempre più spesso ciò che accade quando la connettività si interrompe: chi interviene e in quanto tempo”, spiega Massimo Borgnini, Direttore Commerciale di Planetel. “Per questo progettiamo la rete partendo dalle caratteristiche infrastrutturali e operative del cliente e da una domanda semplice: per quanto tempo l’azienda può permettersi di rimanere ferma? Da questa risposta discendono la scelta delle tecnologie e il livello di ridondanza necessario.”

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