Il futuro delle telecomunicazioni passa anche dalla capacità delle imprese di investire nelle competenze, nel benessere dei lavoratori e in strumenti di welfare accessibili a tutta la filiera. È il messaggio lanciato da Laura Di Raimondo, direttrice generale di Asstel-Assotelecomunicazioni, intervenuta al Global Welfare Summit, nell’ambito della tavola rotonda “Le nuove dimensioni del valore: welfare, benessere e competenze”.
Al centro dell’intervento, la necessità di accompagnare i cambiamenti tecnologici e demografici con politiche capaci di migliorare la qualità del lavoro, favorire la crescita professionale e ridurre le differenze tra le aziende di maggiori dimensioni e le realtà più piccole.
«Il welfare non può più essere considerato soltanto uno strumento di protezione o un insieme di benefici aggiuntivi alla retribuzione. È una componente strategica della qualità del lavoro, della capacità delle imprese di generare valore economico insieme a valore sociale, di attrarre e trattenere competenze e della competitività del sistema Paese. La sfida è renderlo sempre più diffuso, strutturale, accessibile, superando le differenze che oggi separano le grandi organizzazioni dalle imprese di minori dimensioni».
Indice degli argomenti
Welfare Gap, il ruolo della contrattazione collettiva
La trasformazione digitale e l’evoluzione demografica stanno modificando le esigenze dei lavoratori e le modalità con cui le aziende organizzano le proprie attività. In questo contesto, il divario nell’accesso agli strumenti di welfare tra grandi imprese e aziende più piccole rappresenta uno dei temi sui quali Asstel richiama l’attenzione.
«La trasformazione digitale e quella demografica stanno cambiando profondamente il rapporto tra persone e lavoro. Le imprese devono confrontarsi con nuove aspettative, con bisogni sempre più articolati, con la necessità di aggiornare continuamente le competenze. In questo scenario, è necessario costruire alleanze strutturate tra imprese, Istituzioni e parti sociali. La contrattazione collettiva e la bilateralità possono svolgere un ruolo determinante per ridurre il cosiddetto Welfare Gap, rendendo accessibili strumenti e servizi, adeguati ai nuovi bisogni, anche alle persone che lavorano nelle realtà più piccole».
Per la direttrice generale dell’associazione, contrattazione collettiva e strumenti bilaterali possono quindi contribuire a estendere le tutele e i servizi a una platea più ampia di lavoratori, rispondendo alle esigenze di una filiera caratterizzata dalla presenza di imprese con dimensioni e attività differenti.
Il nuovo contratto Tlc e gli strumenti per i lavoratori
La filiera delle telecomunicazioni offre un esempio concreto di come le relazioni industriali possano accompagnare i cambiamenti organizzativi e tecnologici.
Di Raimondo richiama, in particolare, il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro delle telecomunicazioni, sottoscritto l’11 novembre 2025, che ha introdotto e rafforzato strumenti dedicati alla tutela dei lavoratori e allo sviluppo professionale.
«Con il rinnovo del CCNL TLC dell’11 novembre 2025 – ricorda Di Raimondo – abbiamo scelto di governare l’evoluzione del settore attraverso un contratto che guarda al futuro del lavoro. Il rafforzamento del welfare, la sanità integrativa, la previdenza complementare, la valorizzazione delle competenze e il Fondo di Solidarietà Bilaterale sono parte di una visione industriale nella quale innovazione e sostenibilità sociale devono procedere insieme».
Il contratto viene dunque indicato come uno degli strumenti attraverso cui sostenere l’evoluzione occupazionale del settore, con interventi che riguardano sia la protezione sociale sia l’aggiornamento delle professionalità.
Competenze digitali, la formazione continua entra nel welfare
Un altro tema affrontato al Global Welfare Summit riguarda la necessità di rispondere ai bisogni delle diverse generazioni presenti nel mercato del lavoro.
Dall’ingresso dei giovani nelle aziende alla riqualificazione dei lavoratori, fino alla valorizzazione dell’esperienza delle figure più senior, la formazione continua assume un ruolo centrale per accompagnare l’innovazione tecnologica e sostenere l’occupabilità.
Per Asstel, lo sviluppo delle infrastrutture e l’adozione delle tecnologie digitali devono procedere insieme agli investimenti sul capitale umano.
«Le competenze sono l’infrastruttura strategica della trasformazione digitale. Il digitale non è un progetto, è esecuzione, e per l’esecuzione servono le persone, le competenze e le capacità adeguate. Non basta investire in reti e tecnologie se non investiamo contemporaneamente nelle persone con coraggio e visione industriale. La formazione continua deve diventare “permanente” e deve essere parte integrante del welfare, perché rafforza l’occupabilità, offre prospettive di crescita e contribuisce alla sicurezza professionale».
Il richiamo riguarda direttamente un comparto impegnato nell’evoluzione delle reti e dei servizi digitali, per il quale la disponibilità di professionalità adeguate costituisce una condizione essenziale per realizzare gli investimenti tecnologici.
Un modello integrato per imprese e lavoratori
Nella visione illustrata da Di Raimondo, il welfare aziendale deve evolvere verso un sistema in grado di collegare il benessere individuale agli obiettivi di produttività, innovazione e qualità dell’occupazione.
Un percorso che richiede il coinvolgimento delle imprese, delle organizzazioni sindacali e delle istituzioni, attraverso strumenti condivisi e politiche capaci di rispondere ai cambiamenti del mercato del lavoro.
«Dobbiamo passare – ha concluso Di Raimondo – da un welfare inteso come insieme di prestazioni, strumenti, a un modello integrato capace di generare valore condiviso: benessere e opportunità per le persone, produttività e innovazione per le imprese, maggiore coesione sociale e qualità dell’occupazione per il Paese. Una responsabilità che imprese, parti sociali e istituzioni devono assumersi insieme».








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