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Aerospazio e difesa, le Pmi pronte a entrare: l’ostacolo è l’accesso ai grandi committenti


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La survey MADE su 202 aziende manifatturiere evidenzia una dotazione digitale vicina a quella dei fornitori già attivi. Relazioni commerciali, conoscenza dei requisiti e tracciabilità condizionano l’ingresso nel settore. Il divario tecnologico maggiore riguarda analisi dei dati e Business Intelligence

Pubblicato il 29 ott 2026



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Pmi aerospazio e difesa


Punti chiave

  • Barriere principali: accesso ai grandi committenti, conoscenza dei requisiti e capacità di fornire dati verificabili sui processi.
  • Digitalizzazione: gap significativo nell’analisi dei dati e nella Business Intelligence (50% vs 24%); progettazione/simulazione diffusa (76% vs 66%).
  • Requisiti per diventare fornitori: tracciabilità, documentazione, controllo statistico e formazione; MADE supporta orientamento e valutazione del know‑how.
Riassunto generato con AI


Le imprese manifatturiere italiane interessate a lavorare nell’aerospazio e nella difesa dispongono di una dotazione tecnologica vicina a quella delle aziende già presenti nel settore. A condizionare l’ingresso sono soprattutto la possibilità di entrare in contatto con i grandi committenti, la conoscenza dei requisiti richiesti e la capacità di documentare processi e produzioni con dati verificabili.

È il quadro che emerge dalla survey di MADE – Competence Center Industria 4.0 su 202 imprese, presentata il 28 ottobre a Milano durante l’evento “MADE 4 Aerospace & Defence: sfide, requisiti e opportunità”. L’indagine approfondisce il rapporto fra trasformazione digitale e selezione dei fornitori in una filiera caratterizzata da requisiti rigorosi di tracciabilità e controllo.

Il campione comprende 94 aziende già operative nell’Aerospace & Defence, 88 interessate a entrarvi e 20 che non hanno espresso interesse. Per i potenziali nuovi fornitori, la disponibilità di tecnologie deve accompagnarsi alla capacità di dimostrare l’affidabilità dei propri processi e di individuare gli interlocutori commerciali appropriati.

Digitalizzazione, il divario si concentra sull’analisi dei dati

Le aziende già attive nell’aerospazio e nella difesa adottano in media 3,9 delle otto tecnologie digitali considerate dalla survey, contro le 3,5 delle imprese che vorrebbero accedere al settore. Una distanza contenuta, che indica una base tecnologica già disponibile presso una parte della manifattura interessata a diversificare le proprie attività.

Nella progettazione e nella simulazione digitale, l’adozione raggiunge il 76% fra le aziende presenti nella filiera e il 66% fra quelle interessate a entrarvi. Lo scarto cresce invece nell’analisi dei dati e nella Business Intelligence: 50% contro 24%.

È il divario più significativo rilevato sul fronte tecnologico. L’utilizzo dei dati assume particolare rilievo in un comparto che richiede di ricostruire le attività svolte, verificare i controlli e rendere disponibili evidenze sui processi produttivi. La capacità di raccogliere e organizzare queste informazioni contribuisce quindi alla preparazione delle aziende che intendono proporsi come fornitori.

Il rapporto con i grandi committenti resta un ostacolo

La difficoltà di instaurare relazioni con i prime contractor, i principali committenti della filiera, è indicata come ostacolo dal 47% sia delle imprese interessate all’ingresso sia di quelle già operative. Il dato segnala un problema che accompagna anche le aziende con esperienza nel settore.

Per i potenziali nuovi fornitori, la distanza dalle opportunità commerciali è particolarmente evidente: circa due imprese su tre fra quelle interessate non hanno ancora ricevuto richieste da possibili clienti. L’interesse industriale deve dunque trovare riscontro in contatti e occasioni di confronto con le esigenze della domanda.

Fra gli ambiti che attirano maggiormente le aziende figurano la difesa, indicata dal 73%, e l’aeronautica, al 66%. Seguono i droni, con il 35%, e la space economy, con il 26%.

Tracciabilità e documentazione, i requisiti per diventare fornitori

Operare nell’Aerospace & Defence richiede di documentare in modo verificabile ciò che si produce, i processi adottati e i controlli effettuati. Tracciabilità, evidenza documentale e controllo statistico di processo sono quindi elementi centrali per le imprese che vogliono accedere alle commesse.

La preparazione riguarda anche la formazione: il 36% segnala difficoltà nell’individuare le tematiche sulle quali concentrare l’aggiornamento. A questo si aggiungono i tempi necessari per implementare strumenti e procedure, mentre i costi sono citati dal 24% del campione.

Le richieste di supporto espresse dalle aziende si concentrano sulla valutazione delle capacità già disponibili e sulla comprensione delle condizioni di ingresso. Circa il 65% vorrebbe una valutazione del proprio know-how; il 67% chiede informazioni chiare sulle modalità di accesso alla filiera.

Per le imprese già operative, una delle principali sfide riguarda invece l’aumento della produzione: quasi sei su dieci segnalano difficoltà nel sostenere la crescita dei volumi mantenendo l’efficienza. L’ingresso di nuovi fornitori e il rafforzamento della capacità produttiva delle aziende presenti costituiscono così due esigenze parallele dello sviluppo del comparto.

Merenda: accompagnare le imprese nei percorsi di ingresso

“Aerospazio e difesa sono due settori in forte espansione, e le imprese manifatturiere italiane possiedono in larga parte le competenze e le tecnologie per entrarvi – commenta Miriam Merenda, direttrice generale di MADE – i dati indicano che la distanza è minima. Il gap è di altra natura e riguarda l’accesso: conoscere con precisione i requisiti, saperli dimostrare attraverso documentazione e dati affidabili, individuare gli interlocutori giusti in una filiera selettiva e costruita sulla fiducia”.

“Sono aspetti sui quali le imprese, soprattutto se di dimensioni contenute, hanno bisogno di essere accompagnate – prosegue Merenda – MADE lavora proprio in questa direzione, aiutando le aziende a comprendere le richieste del settore, individuare le aree su cui intervenire e valorizzare le competenze già presenti. L’obiettivo è rendere il percorso di accesso alla filiera più chiaro e strutturato, favorendo l’incontro tra imprese e la nascita di nuove opportunità di collaborazione”.

Il Competence Center mette a disposizione servizi di orientamento e supporto attraverso il proprio network di imprese, grandi player, università e centri di ricerca. L’attività comprende la valorizzazione delle competenze aziendali e l’individuazione degli interlocutori con cui sviluppare collaborazioni.

Con sede presso il Politecnico di Milano, MADE è uno degli otto centri di competenza ad alta specializzazione istituiti nell’ambito del Piano nazionale Industria 4.0. Conta oltre 60 partner ed è attivo nella consulenza, nel trasferimento tecnologico, nella formazione e nella sperimentazione applicata, con particolare attenzione alle Pmi.

Un comparto da 21,4 miliardi, con una forte presenza di piccole imprese

Secondo i dati riportati nel comunicato, nel 2024 l’aerospazio italiano ha raggiunto 21,4 miliardi di euro di fatturato e 54.300 addetti, con una filiera composta per l’80% da Pmi. Il comparto spaziale è cresciuto da 1,9 miliardi nel 2021 a 3,1 miliardi nel 2024.

Le prospettive richiamate da MADE indicano ulteriori possibilità di espansione. Secondo il rapporto del Centro Studi del Mimit citato nel comunicato, l’economia dello spazio potrebbe raggiungere a livello mondiale 1.790 miliardi di dollari entro il 2035. Nello stesso orizzonte temporale, secondo Confindustria, gli investimenti nelle filiere nazionali dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza potrebbero generare fino a tre punti di Pil aggiuntivi.

La possibilità di intercettare questa domanda dipende anche dalla preparazione dei fornitori. I risultati della survey individuano ambiti di intervento precisi: rapporti con i committenti, formazione mirata e gestione delle informazioni necessarie a dimostrare la qualità dei processi. Per le imprese manifatturiere interessate, sono questi i passaggi da affrontare per trasformare le capacità produttive disponibili in opportunità di lavoro.

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