Genitori “passivi” di fronte ai pericoli dei social network

Trend Micro: aumentano le informazioni personali pubblicate in Rete dai ragazzi, ma non la consapevolezza sui rischi di un uso scorretto del web 2.0. “Solo il 30% degli adulti sa come impostare le regole di privacy su Facebook”

Pubblicato il 02 Lug 2010

Genitori “passivi” di fronte ai pericoli dei social network
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Quanto sono consapevoli genitori e figli italiani riguardo il loro
rapporto con internet? A questa domanda ha risposto l’indagine
commissionata da Trend Micro ad A&F Research, che ha coinvolto 210
ragazzi tra gli 8 e i 16 anni e 90 genitori. Il quadro che emerge
non è positivo: scarsa la consapevolezza su vantaggi e rischi del
web 2.0 e in particolare delle piattaforme di social network,
utilizzate da oltre l’82% dei ragazzi intervistati. E latita
anche lo scambio di informazioni fra genitori e figli: solo il 33%
condivide coi figli la scelta dei siti e il 60% si limita a
parlarne genericamente. E ancora: basso il livello, a tutte le
età, di consapevolezza dei rischi e dei modi per tutelare la
privacy. Solo il 30% dei genitori sa, ad esempio, come impostare le
regole di privacy in Facebook.

Proprio l’esplosione di siti come Facebook ha fatto
inevitabilmente aumentare il bagaglio di informazioni personali in
rete e disponibile a tutti. E nella “valigia” online degli
under 15, sono finiti dati quali la condivisione degli indirizzi
e-mail (66,7%), foto personali che possono anche riguardare
familiari (56,2%), informazioni su scuola frequentata (41,9%), su
eventi a cui si prenderà parte (27,1%) e sugli amici (26,2%). E
c’è chi pubblica in rete persino il proprio indirizzo di casa:
lo fa il 20,5 % dei giovani intervistati.

Per non parlare di informazioni sui luoghi frequentati abitualmente
(18,1%). E più si sale con l’età più aumenta la quantità di
giovani e quindi di informazioni condivise con la community
virtuale: l’81,4% degli over 15 pubblica immagini personali, il
62,9% rende noto il nome della scuola, il 51,4% i propri
appuntamenti. E tre giovani su 10 informano il network sui luoghi
dove si recano più frequentemente.

Per quanto riguarda i genitori, l’83,3% pubblica l’indirizzo
e-mail, il 52,2% la data di nascita, il 42,2% il proprio indirizzo.
Percentuale, quest’ultima, che fa il paio con quella della
pubblicazione delle foto personali in linea con il dato emerso
dalle interviste con i figli.

Scarso – sostengono gli analisti di A&F Research – il livello
di informazione da parte di giovani e genitori che, per lo più,
ignorano le conseguenze del cattivo utilizzo di questi potenti
canali di comunicazione. I genitori sono maggiormente preoccupati
per i figli più piccoli (4,38% su una scala da 1 a 5), che per
quelli dagli 11 ai 14 anni (3,76%) e dai 15 ai 16 (3,47%). E i loro
timori riguardano soprattutto la pornografia (70%), la pedofilia
(67,8%) e il contatto con individui sconosciuti (56,7%). Ci sono
inoltre ulteriori problematiche come il cyber-bullismo e il gioco
d’azzardo online che interessano entrambi per il 34,4%
l’attenzione degli adulti.

Ma non sono solo i possibili tranelli in cui ci si può imbattere
ad angosciare gli utenti della rete. Anche le possibili
ripercussioni di ciò che viene condiviso è un particolare che non
va sottovalutato.

I ragazzi temono per il 75% che i loro genitori possano vedere foto
o video in cui stanno bevendo o fumando, per il 60% che vengano
sorpresi in abbigliamento non consono e per il 50% mentre fanno
scherzi o bravate.
Anche i loro tutori si sentono minacciati dalla visibilità dei
contenuti in internet. Il 43,3% di loro ha paura di essere scoperto
in atteggiamenti sconvenienti, il 35,6% in questioni riguardanti
l’ambito sentimentale e il 30% mentre sono ubriachi o stanno
fumando, proprio come la loro giovane prole.

E dove chiedere consiglio proprio in caso di bisogno? Per i ragazzi
più grandi la scelta migliore sono gli amici (65,7%), seguiti dai
genitori (30%) e le fonti specializzate in internet (27%). Gli
insegnanti invece sono fermi al 20% delle preferenze in caso di
necessità. Gli adulti, invece, si affidano al passaparola (37,8%),
agli amici (35,6%), a colleghi (27,8%) e parenti (26,7%).
Differentemente dai figli, non scandagliano i siti specializzati e
risultano meno capaci di interagire con gli strumenti informatici
per risolvere le proprie difficoltà.

Tutto sommato, genitori e figli sono entrambi consapevoli di non
essere consapevoli. I primi si fidano quasi ciecamente dei loro
giovani protetti (6,79% in una scala da 1 a 10), pur non
considerando valido l’aiuto del web in caso di necessità e non
essendo sicuri della possibilità di poter cancellare ciò che
pubblicano in rete (il 5,9% crede di poterlo fare, il 5, 89% no). I
secondi sono consapevoli dell’appoggio dei propri parenti e di
essere in grado di selezionare ciò che va pubblicato in bacheca,
la piazza di Facebook (6,97%), di poter cancellare ciò che viene
scritto (6,73%) e di poter rendersi anonimi (6,46%).

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