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Data center, rischio climatico e risorse idriche cambiano la geografia degli investimenti


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Negli Usa il 17% della capacità è localizzato in aree ad alta esposizione alle catastrofi naturali, mentre il 54% degli impianti si trova in mercati vulnerabili a caldo e siccità. La scelta dei siti dipende sempre più dalla resilienza delle infrastrutture, dai costi assicurativi e dalla disponibilità di energia. Il punto del World Economic Forum

Pubblicato il 12 ott 2026

Federica Meta

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Data center tra clima e investimenti


Punti chiave

  • Espansione dei data center trainata dall’intelligenza artificiale e dalla domanda digitale, con ingenti investimenti e aumento della capacità operativa.
  • I rischi del cambiamento climatico influenzano la localizzazione: disponibilità di energia, uso di acqua, tecnologie di raffreddamento e assicurabilità determinano costi e finanziamenti.
  • La resilienza si costruisce in progetto: progettazione adattativa, ridondanza e coinvolgimento delle comunità locali; in Europa crescono obblighi di trasparenza e sostenibilità.
Riassunto generato con AI


La crescita dei data center accelera sotto la spinta dell’intelligenza artificiale e della domanda di servizi digitali, ma porta con sé una questione destinata a pesare sempre di più sulle decisioni di investimento: quanto saranno in grado le nuove infrastrutture di resistere agli effetti del cambiamento climatico e alle pressioni sulle risorse locali? La risposta coinvolge la scelta dei siti, le tecnologie di raffreddamento, la disponibilità di energia e acqua e il rapporto con le comunità che ospitano gli impianti.

Secondo le stime di Aon, entro il 2030 gli investimenti globali nella filiera delle infrastrutture digitali potrebbero raggiungere 7.300 miliardi di dollari. Una cifra che comprende un perimetro più ampio della sola costruzione dei data center e restituisce la dimensione della trasformazione in corso. A richiamare l’attenzione sui rischi che accompagnano questa espansione è un’analisi del World Economic Forum, firmata da Elizabeth Henderson e Daniel Raizman di Aon e Daniel Murphy del Wef.

Lo studio individua tre fattori destinati a caratterizzare la prossima generazione di data center: la localizzazione degli impianti sulla base dei rischi climatici, una progettazione capace di anticipare le condizioni ambientali future e il coinvolgimento delle comunità locali. Elementi che entrano nella valutazione economica delle infrastrutture, influenzando i costi operativi, l’accesso ai finanziamenti e la possibilità di assicurare gli asset nel lungo periodo.

Data center, investimenti in crescita e capacità destinata ad aumentare

La dimensione degli investimenti previsti offre una prima indicazione della pressione che il settore eserciterà sui sistemi energetici e sui territori. Negli Stati Uniti, secondo i dati di DC Byte richiamati dal World Economic Forum, la capacità operativa dei data center raggiunge 37 gigawatt, corrispondenti a infrastrutture per un valore superiore a 500 miliardi di dollari.

A questa base si aggiunge una pipeline di sviluppo che supera i 250 gigawatt, quasi sette volte la capacità attualmente in esercizio. Il dato comprende i progetti nelle diverse fasi di sviluppo e va quindi distinto dalla potenza effettivamente disponibile o già in costruzione. La realizzazione delle nuove strutture dipenderà anche dalla capacità di ottenere connessioni elettriche, autorizzazioni e finanziamenti.

L’espansione è alimentata soprattutto dall’intelligenza artificiale, che richiede infrastrutture di calcolo sempre più potenti, ma interessa anche il cloud, l’archiviazione dei dati e i servizi digitali utilizzati da imprese e amministrazioni pubbliche. L’aumento della capacità computazionale comporta una crescita della domanda elettrica e delle esigenze di raffreddamento, rendendo più complessa la scelta delle aree in cui realizzare nuovi impianti.

Il rapporto Energy and AI dell’Agenzia internazionale dell’energia, pubblicato nel 2025, stima che il consumo mondiale di elettricità dei data center possa più che raddoppiare, raggiungendo circa 945 terawattora nel 2030, pari a poco meno del 3% della domanda elettrica globale prevista per quell’anno.

Nello scenario centrale dell’Agenzia, i consumi del settore aumentano mediamente del 15% all’anno tra il 2024 e il 2030, con una crescita particolarmente sostenuta dei server accelerati utilizzati per l’AI. Le previsioni restano soggette a incertezza, perché dipendono dall’evoluzione delle tecnologie, dall’efficienza dei sistemi informatici e dalla velocità con cui potranno essere sviluppate le infrastrutture energetiche.

La capacità di soddisfare questa domanda diventa così uno dei principali criteri di localizzazione. Tuttavia, la disponibilità di elettricità e connettività deve essere valutata insieme all’esposizione ai rischi ambientali. Un territorio particolarmente favorevole sotto il profilo energetico può presentare vulnerabilità climatiche capaci di incidere sulla continuità operativa e sui costi dell’investimento.

Rischio climatico, il 17% della capacità Usa nelle aree più esposte

La geografia dei data center statunitensi mostra quanto la valutazione dei rischi naturali sia rilevante. Secondo le elaborazioni di Aon riportate dal Wef, il 17% della capacità operativa negli Stati Uniti si trova in aree considerate ad alto rischio di catastrofi naturali.

Le minacce cambiano sensibilmente da una regione all’altra. La California presenta un’esposizione significativa ai terremoti e agli incendi boschivi, gli Stati del Sud-Est devono confrontarsi con il rischio di uragani, mentre le infrastrutture localizzate in prossimità di alcuni grandi corsi d’acqua possono essere vulnerabili alle inondazioni.

Il Texas rappresenta un caso particolarmente significativo. Secondo l’analisi, lo Stato concentra circa il 20% della capacità complessiva dei data center statunitensi, ma quasi il 50% della capacità nazionale classificata ad alto rischio di catastrofi naturali. Una concentrazione che riflette la sovrapposizione tra opportunità di sviluppo infrastrutturale ed esposizione a eventi ambientali potenzialmente dannosi.

Il peso del Texas nell’espansione del settore emerge anche dal North America Data Center Report – Year-End 2025 di JLL, diffuso nel febbraio 2026. La società rileva nello Stato 6,5 gigawatt di capacità in costruzione e prevede che il mercato texano possa superare quello della Virginia entro il 2030.

Le ragioni dell’attrattività sono legate alla disponibilità di energia, alle opportunità immobiliari e alle condizioni economiche favorevoli allo sviluppo di grandi campus digitali. Allo stesso tempo, l’esposizione a fenomeni climatici estremi richiede investimenti adeguati nella protezione degli impianti e nella continuità delle forniture.

Per gli operatori, la scelta del sito richiede quindi una valutazione economica del rischio lungo l’intero ciclo di vita dell’infrastruttura. Un’area può garantire costi iniziali competitivi e presentare, negli anni successivi, spese più elevate per la protezione degli impianti, la manutenzione o le coperture assicurative.

La scelta dei siti passa dai modelli climatici previsionali

L’evoluzione dei criteri di localizzazione modifica il modo in cui vengono pianificati gli investimenti. Tradizionalmente, la selezione di un’area per un data center attribuisce un peso determinante alla disponibilità di terreno, all’accesso alle reti elettriche e di telecomunicazione, alla vicinanza ai mercati di riferimento e alla rapidità delle autorizzazioni.

Il World Economic Forum richiama la necessità di affiancare a questi criteri analisi climatiche e modelli di rischio catastrofale capaci di stimare l’evoluzione dell’esposizione nel tempo.

La distinzione è importante perché un’infrastruttura progettata oggi continuerà presumibilmente a operare per diversi decenni, attraversando condizioni ambientali che potrebbero differire da quelle attuali. Le temperature medie, la frequenza degli eventi estremi e la disponibilità delle risorse idriche possono cambiare durante la vita utile dell’investimento.

Gli strumenti di modellazione consentono di confrontare localizzazioni alternative e di individuare le vulnerabilità che richiedono interventi specifici. Nel caso di un sito esposto alle inondazioni, per esempio, la valutazione può orientare la collocazione degli apparati elettrici e dei sistemi di alimentazione di emergenza. In territori caratterizzati da temperature elevate, assume maggiore peso la progettazione degli impianti di raffreddamento.

Le informazioni raccolte influenzano anche la struttura finanziaria delle operazioni. Gli investitori e gli assicuratori devono valutare la probabilità di danni e interruzioni, i costi potenziali di ripristino e le misure adottate per limitarli. L’assicurabilità del data center diventa pertanto una componente della sostenibilità economica del progetto.

L’analisi climatica non fornisce previsioni certe sugli eventi futuri, ma permette di confrontare scenari e di individuare misure di adattamento prima che le scelte progettuali diventino difficili e costose da modificare.

Temperature in aumento e siccità, i rischi per il raffreddamento

Accanto agli eventi catastrofali, i data center devono affrontare fenomeni ambientali progressivi che incidono sull’efficienza degli impianti. L’aumento delle temperature rappresenta uno dei principali fattori di pressione, perché i sistemi informatici producono calore e richiedono condizioni termiche controllate per funzionare correttamente.

Secondo i dati di First Street richiamati nell’analisi del World Economic Forum, circa il 54% dei data center opera in mercati esposti a rischi cronici legati al caldo o alla siccità, mentre il 79% risulta esposto a pericoli acuti significativi, come inondazioni, vento o incendi.

Le due percentuali descrivono categorie di rischio differenti, che possono sovrapporsi: una stessa infrastruttura può essere esposta sia a condizioni prolungate di stress termico sia a eventi naturali improvvisi.

L’aumento delle temperature esterne può rendere più impegnativo il funzionamento dei sistemi di raffreddamento, determinando maggiori consumi energetici e costi operativi più elevati. Nei casi estremi, il gestore può essere costretto a ridurre temporaneamente i carichi di elaborazione per evitare il surriscaldamento delle apparecchiature.

Il problema assume particolare rilevanza per gli impianti dedicati all’intelligenza artificiale, nei quali la concentrazione di processori ad alte prestazioni comporta densità di potenza e produzione di calore elevate. L’impiego di tecnologie di raffreddamento a liquido può migliorare la gestione termica di questi sistemi, ma richiede una progettazione adeguata delle infrastrutture idrauliche e degli scambiatori di calore.

Il rapporto tra raffreddamento e disponibilità idrica varia inoltre in funzione della tecnologia utilizzata. Alcune soluzioni ricorrono all’evaporazione dell’acqua per disperdere il calore, altre utilizzano circuiti chiusi e sistemi che possono ridurre il consumo idrico diretto. Le prestazioni ambientali dipendono dalle condizioni climatiche locali e dal funzionamento complessivo dell’impianto.

La riduzione dei consumi di elettricità e quella dell’impiego di acqua devono quindi essere valutate congiuntamente, considerando che una scelta progettuale vantaggiosa sotto un profilo può comportare maggiori consumi sotto l’altro.

Nelle aree soggette a siccità, questa valutazione assume una dimensione territoriale. L’utilizzo di risorse idriche da parte di un grande campus digitale può aggiungersi alla domanda proveniente dagli usi civili, agricoli e industriali, soprattutto nei periodi di maggiore scarsità.

Progettazione e continuità operativa, la resilienza nasce prima del cantiere

Una parte significativa della capacità di adattamento climatico di un data center dipende dalle decisioni assunte prima della costruzione. La disposizione degli edifici, la collocazione delle apparecchiature, la configurazione dei sistemi energetici e le soluzioni di raffreddamento determinano il comportamento dell’infrastruttura nelle diverse condizioni operative.

Nella prospettiva delineata dal World Economic Forum, la resilienza deve essere incorporata fin dalle prime fasi della progettazione, quando è ancora possibile intervenire sull’architettura complessiva dell’impianto.

Per i gestori, questo approccio comporta una valutazione più ampia degli scenari di rischio. La protezione contro un evento improvviso, come un’alluvione, richiede misure diverse da quelle necessarie per affrontare l’aumento progressivo delle temperature.

Nel primo caso assumono particolare importanza la protezione fisica delle apparecchiature, i sistemi di alimentazione di emergenza e le procedure di ripristino. Nel secondo diventano determinanti l’efficienza energetica, la capacità di adattare il raffreddamento e la possibilità di mantenere le prestazioni anche in condizioni ambientali più gravose.

La continuità operativa dipende inoltre dalla disponibilità dei servizi esterni. Un impianto può essere progettato per resistere a determinati eventi climatici, ma subire comunque un’interruzione se vengono compromesse la rete elettrica, le infrastrutture di telecomunicazione o le vie di accesso.

Per questo motivo, la valutazione deve comprendere anche le dipendenze infrastrutturali del sito, con particolare attenzione ai collegamenti energetici e di rete. La ridondanza dei sistemi e la disponibilità di percorsi alternativi contribuiscono a limitare l’impatto di un guasto o di un evento ambientale.

La crescente dimensione dei campus destinati all’AI rende queste scelte ancora più rilevanti. La concentrazione di grandi quantità di capacità computazionale in un numero limitato di siti aumenta il valore economico delle infrastrutture e può amplificare le conseguenze di un’interruzione prolungata.

Energia e reti elettriche, la disponibilità di potenza condiziona lo sviluppo

Il rapporto tra resilienza e pianificazione energetica riguarda anche i tempi necessari per rendere operativi i nuovi impianti. La disponibilità di capacità elettrica rappresenta già un vincolo importante in diversi mercati, soprattutto quando la domanda dei data center cresce più rapidamente delle infrastrutture di trasmissione e distribuzione.

Secondo JLL, i tempi di connessione alla rete elettrica nel mercato nordamericano possono raggiungere mediamente quattro anni o più, inducendo gli operatori a prenotare capacità con largo anticipo e a valutare aree alternative rispetto ai poli tradizionali.

Lo sviluppo di nuovi data center richiede quindi una programmazione coordinata tra proprietari degli impianti, gestori delle reti e fornitori di energia. La costruzione dell’edificio e l’installazione delle apparecchiature rappresentano soltanto una parte del percorso necessario per rendere disponibile la capacità computazionale prevista.

Anche la sicurezza delle forniture deve essere valutata in relazione alle condizioni climatiche. Temperature estreme e fenomeni meteorologici intensi possono mettere sotto pressione le infrastrutture elettriche proprio nei momenti in cui aumenta la domanda di raffreddamento.

Il rapporto Electricity 2026 dell’Agenzia internazionale dell’energia conferma che i data center contribuiscono alla crescita della domanda mondiale di elettricità, insieme all’elettrificazione dell’industria, dei trasporti e degli altri consumi.

Per il settore delle telecomunicazioni, l’espansione di queste infrastrutture presenta anche implicazioni sulla connettività. I nuovi campus richiedono collegamenti in fibra ottica ad alta capacità, percorsi ridondati e connessioni affidabili con le reti di trasporto e i principali punti di interscambio del traffico.

La resilienza di un data center dipende anche dalla capacità delle reti di telecomunicazione di garantire la continuità dei collegamenti, soprattutto quando l’infrastruttura supporta applicazioni cloud, servizi digitali critici o elaborazioni distribuite tra più siti.

Il rapporto con le comunità locali entra nelle decisioni di investimento

Il terzo fattore individuato dal World Economic Forum riguarda la relazione tra gli operatori dei data center e i territori che ospitano le infrastrutture.

La crescita dimensionale dei campus rende più visibile il loro impatto sulle risorse locali. La domanda di elettricità, l’eventuale utilizzo di acqua, l’occupazione del suolo e la necessità di adeguare le infrastrutture diventano elementi di interesse per amministrazioni, imprese e cittadini.

Secondo gli autori dell’analisi, il coinvolgimento delle comunità deve essere considerato una misura di gestione del rischio, al pari delle valutazioni ambientali e delle scelte ingegneristiche.

L’accettazione dei progetti può infatti influenzare i tempi autorizzativi e la possibilità di realizzare gli investimenti secondo i programmi previsti. Le preoccupazioni dei territori riguardano spesso la disponibilità delle risorse e la distribuzione dei benefici economici generati dagli impianti.

Una grande infrastruttura digitale può contribuire allo sviluppo economico attraverso gli investimenti, la domanda di servizi specializzati e le attività di costruzione e manutenzione. Al tempo stesso, le amministrazioni devono valutare gli effetti sulla rete elettrica, sulle risorse idriche e sull’assetto urbanistico.

Il World Economic Forum suggerisce di coinvolgere amministrazioni locali, utility e altri soggetti interessati nelle fasi iniziali dello sviluppo, quando le decisioni principali possono ancora essere modificate.

Questo approccio permette di affrontare in anticipo questioni come l’approvvigionamento energetico, l’impiego dell’acqua e gli eventuali interventi sulle infrastrutture pubbliche. La trasparenza sui consumi previsti e sulle caratteristiche degli impianti può contribuire a rendere più concreto il confronto con i territori.

Il coinvolgimento anticipato può inoltre aiutare gli sviluppatori a individuare vincoli e criticità che, se affrontati soltanto nella fase autorizzativa, rischiano di determinare ritardi e costi aggiuntivi.

Europa, sostenibilità e trasparenza diventano requisiti di mercato

Le questioni sollevate dal World Economic Forum hanno una rilevanza particolare anche per l’Europa, dove l’espansione della capacità di elaborazione si confronta con gli obiettivi di efficienza energetica e con la disponibilità delle risorse.

L’Unione europea punta a rafforzare la propria capacità di data center, sostenendo la crescita delle infrastrutture necessarie al cloud e all’intelligenza artificiale. In questo percorso, la misurazione dei consumi energetici e dell’impronta idrica assume un ruolo crescente nelle politiche europee.

La Commissione europea, attraverso il quadro sulla prestazione energetica dei data center, ha introdotto obblighi di monitoraggio e comunicazione delle informazioni previsti dalla direttiva sull’efficienza energetica.

Il sistema riguarda i centri di elaborazione dati che rientrano nei requisiti stabiliti dalla normativa e prevede la raccolta di indicatori relativi alle prestazioni energetiche e alla sostenibilità ambientale. Il regolamento delegato Ue 2024/1364 definisce gli elementi informativi e gli indicatori utilizzati per l’attività di rendicontazione.

La Commissione ha inoltre avviato lo sviluppo di un sistema comune europeo di valutazione dei data center e ha commissionato studi finalizzati a esaminare possibili requisiti minimi di prestazione.

L’obiettivo è rendere più confrontabili le caratteristiche degli impianti, mettendo a disposizione informazioni utili per valutare l’efficienza delle infrastrutture e il loro impatto sulle risorse.

Per gli operatori questo significa affrontare una crescente integrazione tra requisiti tecnologici, prestazioni ambientali e obblighi di trasparenza. Le informazioni sui consumi diventano rilevanti per il dialogo con le istituzioni, per le valutazioni degli investitori e per i clienti interessati a conoscere l’impatto dei servizi digitali acquistati.

La disponibilità di dati omogenei può inoltre aiutare a distinguere gli impianti che presentano prestazioni ambientali differenti e a individuare le aree nelle quali gli interventi di efficientamento producono i risultati maggiori.

Dalla crescita della capacità alla sostenibilità degli investimenti

L’analisi del World Economic Forum evidenzia un cambiamento nel modo in cui viene valutato lo sviluppo del settore. La disponibilità di capitale e la domanda di capacità computazionale continuano a sostenere la realizzazione di nuovi impianti, ma l’esposizione ai rischi climatici può modificare sensibilmente le prospettive economiche degli investimenti.

Il costo complessivo di un data center dipende dalle condizioni nelle quali dovrà operare per tutta la sua vita utile. Temperature più elevate possono incidere sui consumi, la scarsità idrica può limitare alcune soluzioni di raffreddamento e l’esposizione a eventi naturali estremi può richiedere misure aggiuntive di protezione.

Questi fattori influenzano anche le valutazioni degli assicuratori e dei finanziatori. Un investimento caratterizzato da vulnerabilità elevate può comportare maggiori costi di mitigazione del rischio e condizioni economiche differenti rispetto a un progetto che affronta le stesse criticità già nella fase iniziale.

La resilienza assume dunque un significato industriale preciso: preservare la continuità del servizio e la sostenibilità economica dell’infrastruttura in condizioni ambientali mutevoli. Per i gestori significa disporre di impianti capaci di adattarsi all’evoluzione della domanda, dei carichi informatici e delle risorse disponibili.

La stessa valutazione interessa i clienti dei servizi cloud e di connettività. La localizzazione delle infrastrutture, la ridondanza dei collegamenti e la capacità di garantire continuità operativa sono elementi che possono incidere sull’affidabilità dei servizi acquistati, soprattutto nei settori che richiedono elevati livelli di disponibilità.

Per i progetti ancora nelle prime fasi di sviluppo, le indicazioni del World Economic Forum hanno una conseguenza concreta: anticipare le valutazioni climatiche e territoriali consente di intervenire sulle scelte di localizzazione e progettazione prima che vengano impegnate le risorse principali.

Il confronto tra siti alternativi dovrà quindi considerare anche il costo dell’adattamento climatico e la disponibilità futura di energia e acqua, oltre alle condizioni economiche e infrastrutturali attuali.

Con una pipeline di sviluppo che negli Stati Uniti supera ampiamente la capacità operativa esistente, queste decisioni riguardano una quota significativa degli investimenti ancora da realizzare. La selezione delle aree e delle tecnologie determinerà quanto le nuove infrastrutture saranno esposte a interruzioni, incrementi dei costi operativi e limitazioni nell’utilizzo delle risorse.

La capacità di anticipare tali condizioni diventa così un criterio concreto per valutare la solidità dei progetti e la loro sostenibilità finanziaria nel lungo periodo.

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