CONNETTIVITA’ GLOBALE

2Africa Pearls, la guerra ferma i lavori sul sistema di cavi sottomarini più grande del mondo



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Il progetto è sostenuto da Meta e un pool di telco, ma il conflitto impedisce di concludere la tratta strategica che avrebbe dovuto entrare in funzione già nel 2026. Le infrastrutture digitali strategiche sono sempre più esposte alla geopolitica. Quali rotte alternative?

Pubblicato il 17 mar 2026



2Africa cavi
Fonte: Meta

Stop ai lavori del cavo 2Africa nel Golfo Persico per causa di “force majeure”: si blocca così, sotto i colpi della guerra in Medio Oriente, il progetto per il più grande sistema di cavi sottomarini al mondo con circa 45.000 km di estensione finanziato da un pool di imprese: China Mobile International, Meta, Bayobab, Orange, stc’s center 3, Telecom Egypt, Vodafone and Wiocc.

I lavori sul segmento “2Africa Pearls”, destinato a collegare il Golfo Persico con Africa, Europa e Asia, sono stati sospesi a causa dell’escalation del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele. Il contractor incaricato della posa, Alcatel Submarine Networks (Asn), ha dichiarato la “force majeure”, comunicando l’impossibilità di operare in sicurezza nell’area, come riportato da Bloomberg.

Stop a 2Africa Pearls, la geopolitica pesa sulla connettività globale

La sospensione riguarda una tratta strategica che avrebbe dovuto entrare in funzione già nel 2026, collegando Paesi chiave come Arabia Saudita, Emirati Arabi, India e Pakistan. La nave posacavi risulta ferma in Arabia Saudita e gran parte dell’infrastruttura già posata non è ancora connessa alle stazioni di atterraggio.

2Africa è un’infrastruttura fondamentale per la connettività globale: trasporterà una quota rilevante del traffico Internet tra Africa, Europa e Asia, contribuendo a servire fino a 3 miliardi di persone.

Oggi oltre il 95% del traffico dati mondiale viaggia su cavi sottomarini, rendendo questi asset critici per l’economia digitale.

Il segmento Pearls rappresenta un tassello essenziale: senza di esso, il sistema resta incompleto e perde parte del suo valore strategico come dorsale intercontinentale.

Non solo Iran: una filiera già sotto pressione

Il blocco nel Golfo non è un caso isolato: la geopolitica è sempre più un fattore determinante nella progettazione delle infrastrutture digitali.

Il progetto 2Africa aveva già subito ritardi nella tratta del Mar Rosso a causa degli attacchi degli Houthi e di problemi autorizzativi. Ma l’analista di TeleGeography Alan Mauldin ha riferito che anche i nuovi progetti di cavi sottomarini che attraversano anche il Golfo Persico, come il cavo club Sea-Me-We 6 e il cavo Fibre In Gulf (FIG) di Ooredoo, sono stati messi in pausa a causa della guerra.

Dall’altra parte della penisola arabica, il Mar Rosso – un corridoio essenziale per i progetti di cavi sottomarini che cercano di creare percorsi per aumentare la capacità Internet dall’Europa e dal Medio Oriente verso l’Africa, l’India e il sud-est asiatico – si è dimostrato altamente vulnerabile, con numerose interruzioni dei cavi e interruzioni segnalate in tutto il 2025 (tra cui il cavo Blue-Raman sostenuto da Google).

La vulnerabilità delle infrastrutture digitali

Il sistema 2Africa Pearls – che è stato annunciato per la prima volta nel 2021 – è progettato come un’estensione del più ampio sistema 2Africa per collegare Oman, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrain, Kuwait, Iraq, Pakistan, India e Arabia Saudita. Il rinvio potrebbe avere effetti rilevanti soprattutto per i Paesi africani e per le aree meno servite.

Negli ultimi anni, i cavi sottomarini sono diventati sempre più esposti a rischi geopolitici e militari, con una moltiplicazione degli attacchi e dei sabotaggi in aree strategiche che hanno fatto aumentare i premi assicurativi e i costi operativi. Nelle zone di guerra, com’è ovvio, è difficile reperire navi e operatori.

Questa fragilità sta spingendo governi e aziende a considerare la resilienza delle reti come una priorità strategica, al pari della sicurezza energetica. Anche telco e hyperscaler sono spinti a ripensare le rotte dei cavi.

Meta, per esempio, sta valutando iniziative come il progetto “Waterworth”, un sistema globale che eviterebbe i principali choke point geopolitici.

Cavi sottomarini e geopolitica: la guerra in Iran mette a rischio la connettività globale

La sicurezza dei cavi sottomarini è saltata subito al centro dell’attenzione internazionale dopo l’improvvisa escalation dello scontro tra Iran, Stati Uniti e Israele. Il conflitto, innescato dagli attacchi del 28 febbraio, ha chiuso simultaneamente due dei corridoi marittimi più cruciali per la connettività globale. La situazione rappresenta un caso senza precedenti, perché il traffico tra Europa, Asia e Africa dipende in larga misura proprio da queste rotte.

La tensione geopolitica si intreccia anche con il futuro dei data center nel Golfo, come ricorda il subsea sector report di Capacity: “Non si costruisce un cavo sottomarino solo per costruirlo. Si costruisce perché c’è la domanda, ci sono i data center, ci sono le persone”.

La guerra rimette in discussione quella domanda e quel modello. Gli investimenti miliardari dei grandi operatori cloud negli Emirati e in Arabia Saudita si fondano da anni su stabilità politica, abbondanza energetica e posizionamento geografico. Oggi questi fattori mostrano un nuovo livello di fragilità.

Strategie di mitigazione e l’urgenza di nuove dorsali

Le alternative esistono ma mostrano limiti evidenti. La rotta attorno al Capo di Buona Speranza permette di mantenere la continuità del traffico, ma aumenta latenza e tempi di transito. I sistemi non cambiano posizione fisica, rimangono esposti ai rischi della regione e richiedono manutenzione complessa. Il settore discute da tempo la necessità di creare percorsi terrestri e di diversificare i punti di approdo. L’attuale crisi accelera questo dibattito. La domanda non riguarda più se serve diversificare, ma quando e come farlo.

Le dorsali terrestri potrebbero diventare parte integrante della risposta, anche se richiedono investimenti significativi e accordi politici complessi. Gli operatori valutano anche nuove rotte più lunghe, ma più sicure, e un maggiore coordinamento tra governi e imprese. Gli incidenti nel Baltico avevano già mostrato la vulnerabilità delle infrastrutture critiche. La crisi nei corridoi dei cavi sottomarini del Golfo rende evidente che la resilienza non può essere affidata solo alle soluzioni tecniche.

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