Con l’aumento delle tensioni internazionali, la dipendenza dell’Europa da infrastrutture digitali controllate dall’esterno si sta rivelando una vulnerabilità strategica, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. In uno scenario tanto delicato, la capacità di calcolo sovrana, supportata da energia pulita prodotta dallo Stato, offre una soluzione per affrontare sia la sicurezza digitale che quella energetica. “Tuttavia, per raggiungere questo obiettivo sarà necessario confrontarsi con una sfida più profonda: non la mancanza di energia pulita, bensì l’incapacità di allineare rapidamente domanda, offerta e infrastrutture”. Ne è convinta Lucy Yu, ceo del Centre for Net Zero, che ha esposto la propria tesi con un articolo a firma sul blog del World Economic Forum.
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Il limite europeo? La velocità di connessione all’energia
Secondo Yu, il Vecchio continente rimane un ambiente complesso per la costruzione rapida di data center. I prezzi dell’elettricità sono più alti rispetto agli Stati Uniti, il terreno è più scarso e i collegamenti alla rete possono richiedere fino a un decennio in alcuni mercati europei. “Queste sfide sono particolarmente acute in località con infrastrutture di rete limitate e ad alta intensità di carbonio, come Francoforte, Londra e Dublino”.
Alcune strutture stanno aggirando del tutto le code alla rete e si stanno collegando direttamente a centrali elettriche a gas, in contrasto con le ambizioni regionali di zero emissioni nette. Altre stanno semplicemente mettendo in pausa. “Decisioni come quella di OpenAI di ritirarsi da un importante progetto di data center nel Regno Unito sono un segnale che la rapida implementazione di infrastrutture per l’AI rimane estremamente difficile”, nota Yu, che sottolinea come ancorare le infrastrutture per l’AI al gas comporti dei rischi, tra cui quello di integrare la volatilità dei prezzi dei combustibili fossili nelle fondamenta dell’economia digitale. Soluzioni alternative come i reattori nucleari modulari di piccole dimensioni vengono spesso citate, ma rimangono più lente e costose da implementare rispetto alle alternative rinnovabili. Le simulazioni del Centre for Net Zero hanno dimostrato che alimentare un data center da 120 MW con una microrete ibrida rinnovabile – che combina energia eolica offshore, solare, accumulo a batteria e un minimo supporto a gas – può fornire energia a costi significativamente inferiori e in circa la metà del tempo”.
La sfida riguarda il coordinamento più che la disponibilità
Secondo Yu l’Europa dispone di risorse abbondanti e geograficamente diversificate: energia eolica offshore nel Mare del Nord, solare nell’Europa meridionale e idroelettrica in Scandinavia. “Eppure, non riesce ad allineare dove e quando l’energia viene generata con dove e quando è necessaria.
La costruzione di infrastrutture rappresenta solo una parte del problema. Parallelamente all’espansione della produzione di energia pulita, la domanda di elettricità è in calo. In Germania e Gran Bretagna, per esempio, i consumi sono diminuiti del 15-30% dal 2005. Ciò crea uno squilibrio strutturale in cui i costi fissi del sistema vengono ripartiti su un volume di domanda in diminuzione, con conseguente aumento dei costi unitari dell’elettricità. Questo, a sua volta, rallenta l’elettrificazione e indebolisce ulteriormente la domanda”.
In questo contesto, la crescita dei data center potrebbe rappresentare una potenziale soluzione al dilemma degli elevati costi energetici in Europa. Carichi elevati e prevedibili possono migliorare l’utilizzo delle infrastrutture esistenti, distribuendo i costi fissi su un maggior consumo e riducendo i prezzi a livello di sistema. “Che svolgano o meno questo ruolo dipende da come la domanda interagisce con il sistema, in particolare nelle ore di punta. Carichi rigidi e mal posizionati richiedono costosi interventi di potenziamento della rete. Carichi flessibili e ben posizionati possono evitarli”, ribadisce Yu.
Un nuovo modello per le infrastrutture
Nei casi più semplici, comunque, le infrastrutture possono seguire l’alimentazione elettrica. “Posizionare i data center vicino a fonti di energia pulita può offrire un duplice vantaggio: accedere a elettricità più economica e al contempo alleggerire la pressione sulle reti congestionate. Tuttavia, questo non sarà possibile ovunque”, avverte Yu. “I requisiti di latenza e gli ecosistemi digitali esistenti implicano che molte strutture rimarranno legate ai centri urbani, dove le reti sono già sotto pressione”.
In questi casi, occorre quindi esplorare la possibilità di adattare la domanda alle condizioni del sistema. “Questa flessibilità non è ipotetica: uno studio condotto con National Grid ed EmeraldAI indica che i moderni data center per l’intelligenza artificiale possono modulare la domanda senza compromettere le prestazioni. Laddove la flessibilità diretta è limitata, la generazione e lo stoccaggio in loco possono ridurre la dipendenza dalla rete. Inoltre, al di là del data center stesso, le risorse energetiche distribuite tra le abitazioni e le aziende circostanti possono liberare ulteriore capacità sulle reti congestionate. Google e Xcel Energy hanno esplorato una versione di questo modello in Minnesota, investendo in risorse energetiche distribuite che coinvolgono le comunità locali e migliorano il supporto locale allo sviluppo”. In questo senso, l’intelligenza artificiale può diventare parte integrante del funzionamento dei sistemi energetici.
Una finestra di opportunità limitata
Secondo Lucy Yu, la corsa all’AI si sta trasformando in una corsa al potere. “Risolvere il problema dell’energia pulita determinerà quali economie guideranno il prossimo decennio di sviluppo dell’intelligenza artificiale e attrarranno gli investimenti, l’innovazione e la crescita che ne conseguono”.
In questo scenario, senza una riforma ad hoc i vincoli europei continueranno a spingere gli investimenti altrove. “Con una riforma, anche attraverso meccanismi come il prossimo Cloud and AI Development Act, l’Europa potrà costruire un modello diverso in cui le infrastrutture per l’AI e i sistemi di energia pulita si evolvono insieme”, chiosa Yu. “I Paesi che risolveranno per primi il problema del potere giocheranno un ruolo determinante nella prossima fase di sviluppo dell’AI. L’Europa potrebbe ancora avere la possibilità di essere leader, ma la finestra di opportunità è limitata”.


