L'ANALISI

AI, l’affondo di Stanford: il vero progresso è legato all’open source e alle università



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Modelli chiusi e persino open-weight pongono limitazioni alla ricerca scientifica: l’innovazione, secondo l’ateneo, non può essere affidata alle imprese private o agli Stati, ma a centri indipendenti che addestrano l’AI su ampi set di dati e condividono tutti i parametri

Pubblicato il 4 ago 2026



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Rendere pubblici soltanto i pesi (weights) di un modello di intelligenza artificiale non basta per definirlo open source. Se l’obiettivo è favorire il progresso scientifico, la trasparenza e l’innovazione, è necessario condividere anche tutti gli altri elementi che hanno permesso di costruire il modello. Lo sostiene un’analisi pubblicata dallo Stanford HAI (Stanford University Human-Centered Artificial Intelligence), sottolineando che solo una vera Ai open source permetterà un’innovazione trasparente e equa nel settore dell’intelligenza artificiale, che non dipenda dai pesi delle aziende private guidate dal profitto e nemmeno da quelli di singole nazioni che vogliono diffondere valori di uno specifico sistema politico. I dati dell’AI devono essere globali e rappresentare la diversità di culture globali.

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