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Sovranità digitale, Sirti: “La sfida europea si gioca sull’IA verticale”



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All’evento Nextwork360 “Sovranità digitale: Italia ed Europa a prova di futuro”, Massimiliano De Carolis, CEO di Sirti Digital Solutions, sottolinea il ruolo dei modelli di intelligenza artificiale specializzati per valorizzare i dati industriali e rafforzare la competitività tecnologica europea.

Pubblicato il 12 mar 2026



ia verticale corcom
Massimiliano De Carolis, CEO di Sirti Digital Solutions

L’evoluzione del panorama tecnologico globale sta spingendo le direzioni IT verso una ridefinizione profonda dei propri confini operativi, trasformando la sovranità digitale da concetto astratto a una concreta governance del rischio. Durante il convegno “Sovranità digitale: Italia ed Europa a prova di futuro“, organizzato da Nextwork360, Massimiliano De Carolis, CEO di Sirti Digital Solutions, ha tracciato le linee guida di una transizione necessaria verso un’economia basata sull’intelligenza artificiale. In questo scenario, l’Italia e l’Europa non sono chiamate a rincorrere i giganti tecnologici sui modelli generalisti, ma a costruire una propria strada attraverso la IA verticale, sfruttando la capillarità delle infrastrutture nazionali e la protezione della proprietà intellettuale come leve di competitività.

Verso una via italiana all’IA verticale

Il mercato dell’intelligenza artificiale sta vivendo una fase di polarizzazione estrema, dove la competizione sui modelli generalisti, allenati su trilioni di parametri, richiede investimenti e capacità industriali simili alle “Gigafactories”. Tuttavia, la visione espressa da Sirti Digital Solutions evidenzia come per il sistema IT italiano ed europeo il futuro non risieda nella sfida frontale a questi colossi, bensì nello sviluppo di una IA verticale. Questa strategia si fonda sulla capacità di integrare modelli specifici all’interno delle infrastrutture di trasmissione energetica, dei processi industriali e delle reti distribuite sul territorio.

La prospettiva di poter contare su modelli più piccoli ma altamente specializzati è considerata una garanzia di continuità per il settore tecnologico nazionale. Mentre i grandi modelli globali offrono performance elevate in ambiti generalisti, le aziende italiane necessitano di soluzioni che valorizzino la propria base dati specifica, che costituisce il vero IP dell’ecosistema nazionale. La IA verticale permette di semplificare i processi aziendali senza dover necessariamente gestire la complessità di 15 trilioni di parametri, focalizzandosi invece su ciò che genera valore reale per il business locale.

La sovranità come gestione strategica del rischio

Approcciare la sovranità digitale oggi significa gestire la distribuzione dei dati, delle identità e dei software su ecosistemi complessi che spaziano dal cloud all’edge computing. Le direzioni IT si trovano costantemente a dover bilanciare cosa mantenere all’interno del proprio perimetro e cosa esternalizzare. Sirti Digital Solutions sottolinea che questa scelta non riguarda più soltanto la locazione fisica del dato, ma si estende alla governance dei modelli di intelligenza artificiale: dove girano, su quali infrastrutture e chi ne detiene il controllo.

Un elemento critico in questa gestione è l’incertezza normativa legata all’uso dei dati nei modelli di IA. Il fenomeno del “leaking”, ovvero la possibile dispersione di informazioni sensibili attraverso i prompt, solleva dubbi legittimi sulla protezione della proprietà intellettuale. Esistono già precedenti legali, come alcune sentenze di giudici americani, che hanno stabilito come i modelli di IA non garantiscano il segreto professionale tra avvocato e cliente. Questo vuoto di protezione rende indispensabile lo sviluppo di architetture che difendano il perimetro del dato aziendale in modo rigoroso.

Infrastrutture distribuite e il valore dell’edge computing

La transizione verso la IA verticale richiede un ripensamento radicale delle architetture di calcolo. Il modello centralizzato tipico del cloud tradizionale sta lasciando spazio a un modello ibrido, dove la capacità computazionale viene distribuita verso l’edge, ovvero più vicino all’origine del dato. Questa scelta è dettata da tre fattori tecnici fondamentali identificati da Sirti Digital Solutions:

  • La resilienza del sistema, garantita dalla ridondanza delle infrastrutture distribuite sul territorio, che assicura stabilità anche in caso di guasti localizzati.
  • La latenza, un parametro che diventa vitale nel momento in cui l’intelligenza artificiale entra nel mondo fisico attraverso la robotica.
  • La sostenibilità economica, legata al FinOps e alla gestione dei costi di utilizzo dei modelli, che possono diventare proibitivi se non ottimizzati attraverso un mix tra cloud e on-premise.

L’inferenza, ovvero l’esecuzione del modello di IA, deve risiedere vicino a dove i dati vengono generati, specialmente nei processi produttivi mission-critical. Non è infatti tecnicamente ed economicamente sostenibile trasportare masse enormi di dati attraverso gli oceani per gestire operazioni in tempo reale che richiedono risposte immediate.

Proteggere l’IP e navigare l’incertezza normativa

Il tema della proprietà intellettuale (IP) rappresenta il cuore della sfida per la IA verticale. Quando un output viene costruito dall’azione di diversi agenti digitali, diventa complesso stabilire quanto del risultato finale appartenga effettivamente all’azienda che ha originato la richiesta. La segretezza nell’utilizzo di questi modelli è oggi un punto interrogativo che frena molte imprese dall’integrare l’intelligenza artificiale nei propri processi distributivi.

Per ovviare a queste problematiche, Sirti Digital Solutions osserva una tendenza crescente verso il controllo totale dello stack tecnologico. Alcune realtà, persino nella Silicon Valley, stanno adottando modelli open source per garantire la propria sovranità, preferendo soluzioni che possano girare interamente on-premise. Questo approccio permette di gestire internamente ogni elemento del software, garantendo che i dati non escano mai dal perimetro aziendale, sacrificando forse una minima parte di performance assoluta in favore di una sicurezza e una padronanza dei processi totali.

La ridefinizione del computing: tra cloud, on-prem e open source

Il futuro dell’economia digitale si giocherà su un equilibrio dinamico tra diverse infrastrutture. Se da un lato il cloud rimane lo strumento ideale per l’allenamento dei modelli più complessi, dall’altro si assiste a un ritorno all’on-premise per tutte quelle funzioni dove la velocità computazionale e la sicurezza sono prioritarie. Sirti Digital Solutions evidenzia come questa non sia una regressione tecnologica, ma una risposta matura alle esigenze di un mercato che richiede flessibilità e controllo sui costi.

L’utilizzo di modelli open source, inclusi quelli di derivazione asiatica che attualmente offrono performance elevate su installazioni locali, rappresenta una via di mezzo strategica. Questa opzione consente alle aziende italiane di non restare vincolate a modelli centralizzati esteri, permettendo una personalizzazione che si adatta perfettamente alle verticalità del nostro tessuto industriale. La capacità di far girare questi modelli su infrastrutture proprie trasforma l’IA da servizio esterno a asset aziendale protetto.

Cybersecurity e la nuova gestione dell’identità digitale

L’introduzione della IA verticale e dei modelli distribuiti sposta il focus della cybersecurity. Non è più sufficiente proteggere il luogo dove risiedono i dati; diventa fondamentale monitorare chi gestisce gli input e gli output, quali reti vengono attraversate e come vengono governati i flussi informativi. Il paradigma dell’identità digitale è destinato a mutare radicalmente: in un futuro prossimo, ogni individuo potrebbe avere a disposizione fino a 20 agenti digitali.

Questa moltiplicazione dei soggetti operativi all’interno delle reti aziendali solleva nuove sfide per l’intervento in caso di incidente informatico. La gestione di questa complessità richiede un’infrastruttura intelligente che sia in grado di autenticare non solo gli esseri umani, ma anche le entità artificiali che agiscono per loro conto.

FAQ: Cloud

Il cloud computing è un modello di erogazione di servizi informatici attraverso internet. Consente di accedere a risorse come server, storage, database e software su richiesta e in modalità self-service. In termini semplici, il cloud è la ‘nuvola’ su cui puoi conservare i tuoi dati e file online senza necessità di hardware fisico. Le risorse sono gestite da fornitori esterni, permettendo agli utenti di evitare l’acquisto e la gestione diretta dell’infrastruttura. Questo approccio offre flessibilità, scalabilità e riduzione dei costi operativi.

I principali provider di cloud computing includono Amazon Web Services (AWS), che offre oltre 200 servizi full-feature per aziende di tutte le dimensioni; Microsoft Azure, con un portafoglio diversificato di prodotti adatti allo sviluppo di applicazioni web e cloud complesse; Salesforce, preferito per le sue soluzioni CRM e software basato su cloud; VMware, che fornisce servizi di infrastruttura e piattaforma cloud per ambienti multicloud; Alibaba Cloud, con soluzioni progettate per il cloud computing sicuro; Oracle Cloud, che offre servizi cloud completi; Rackspace, con strategie multicloud efficaci; DigitalOcean, preferito per i servizi di hosting cloud; ServiceNow, che aiuta con l’automazione del flusso di lavoro; e NetApp, specializzato in servizi di storage scalabili.

Il cloud sovrano europeo è un’iniziativa che mira a garantire la sovranità digitale dell’Europa, permettendo alle organizzazioni di mantenere il controllo completo sui propri dati, rispettando le normative europee sulla protezione dei dati. Ad esempio, SAP ha lanciato EU AI Cloud, un’offerta che riunisce cloud e intelligenza artificiale in un framework unico, consentendo ai clienti di selezionare il livello di sovranità e implementazione più adatto alle proprie esigenze. Questo approccio supporta la residenza dei dati nell’Unione Europea, contribuendo a garantire che ogni organizzazione possa soddisfare i propri requisiti normativi e operativi specifici. L’Unione Europea ha anche messo sul piatto 180 miliardi per sviluppare infrastrutture di cloud sovrano, sottolineando l’importanza strategica di ridurre la dipendenza tecnologica e rafforzare la sicurezza geopolitica.

Il cloud networking offre numerosi vantaggi, tra cui la possibilità di centralizzare la gestione della rete anche in presenza di più sedi tramite un’interfaccia Web. Garantisce una rete chiavi in mano, agile e adattiva, estremamente dinamica, flessibile e affidabile. La scalabilità e l’indipendenza delle risorse dai vincoli tipici dei sistemi legacy consentono alle aziende di fronteggiare i cambiamenti futuri senza dover gestire patch, monitoraggio degli asset o installazione di hardware aggiuntivo. È particolarmente vantaggioso per PMI, istituzioni scolastiche e realtà con diverse sedi remote o tante piccole sedi distribuite. Inoltre, garantisce livelli di sicurezza superiori rispetto a quanto potrebbero fare singole aziende con budget limitati, supportando pienamente la trasformazione digitale legata all’evoluzione continua del business.

Il mercato del cloud in Italia sta vivendo una forte crescita. Secondo l’Osservatorio Cloud Transformation della School of Management del Politecnico di Milano, il mercato italiano ha raggiunto quota 8,13 miliardi di euro, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente. A trainare questa dinamica è la combinazione di Intelligenza Artificiale e sovranità digitale, due direttrici che plasmano strategie aziendali e decisioni politiche. Il mercato ha mostrato un trend positivo costante, passando da 5,51 miliardi di euro nel 2023 a una stima di 6,80 miliardi di euro nel 2024, con un incremento del 24%. Le telco italiane, come Tim, Vodafone e Fastweb, stanno investendo in soluzioni cloud-native per modernizzare le proprie infrastrutture e offrire servizi più avanzati ai clienti.

Il cloud computing sta ridefinendo il settore delle telecomunicazioni, trasformando le aziende telco da semplici fornitori di connettività a veri provider di servizi digitali. Grazie alla virtualizzazione delle funzioni di rete (NFV), le telco possono ridurre la dipendenza da hardware proprietario, abbattendo costi e migliorando l’efficienza operativa. Lo SDN (Software-Defined Networking) introduce un nuovo paradigma di controllo centralizzato della rete, aumentando la programmabilità e facilitando il rilascio dinamico di nuovi servizi. L’edge computing consente di elaborare i dati più vicino al punto di raccolta, riducendo la latenza e migliorando la reattività delle applicazioni, particolarmente utile in ambiti industriali. L’integrazione nativa di AI e ML nei servizi cloud accelera l’innovazione, permettendo l’implementazione di reti autonome e servizi come ‘AI-as-a-Service’. Infine, si stanno affermando soluzioni verticalizzate per specifici settori, come piattaforme cloud per la gestione sicura delle cartelle cliniche in sanità o soluzioni di analytics in tempo reale nel retail.

La transizione verso il cloud presenta diverse sfide che devono essere affrontate con un approccio strutturato. La sicurezza dei dati è un aspetto delicato: la natura distribuita del cloud e la coesistenza di ambienti multi-tenant richiedono livelli di protezione avanzati, con dati cifrati sia a riposo sia in transito, soluzioni di key management sicure e policy di accesso granulari. L’integrazione di ambienti legacy con architetture cloud-native richiede competenze specialistiche, strumenti di orchestrazione avanzata e piani di migrazione graduali, con il rischio di generare silos digitali o perdere continuità di servizio durante la transizione. La trasformazione culturale è altrettanto importante: i team IT devono acquisire nuove competenze, abbandonare logiche reattive e adottare un approccio DevOps, con una governance del cloud che richiede una mentalità collaborativa. Infine, la dipendenza da un singolo cloud provider può rappresentare un rischio rilevante, mitigabile attraverso un approccio multicloud che distribuisce i servizi tra più provider.

L’Europa sta sviluppando diverse iniziative per creare un cloud federato europeo. Un esempio significativo è il progetto Avant, sviluppato nell’ambito dell’iniziativa europea IPCEI CIS da Engineering in collaborazione con Fulcrum, un ecosistema di provider cloud europei. Questo progetto nasce per facilitare la transizione verso un ecosistema cloud più distribuito, aperto, collaborativo e vicino ai territori, capace di connettere provider e infrastrutture diverse, superando la frammentazione del mercato europeo. Fulcrum concretizza questa visione con un framework di federazione che riunisce sistemi cloud distribuiti geograficamente accessibili tramite marketplace. Questo modello favorisce l’incontro tra domanda e offerta di servizi, consentendo ai diversi operatori di proporre i propri servizi agli utenti finali in modo integrato, e dà alle PMI europee la possibilità di accedere a servizi di cloud avanzati a condizioni economiche vantaggiose.

Secondo un report di Google, l’Europa ha davanti a sé un’opportunità da 1.200 miliardi di euro di crescita economica legata all’intelligenza artificiale (AI) e al cloud. Tuttavia, per cogliere questa opportunità, è necessario accelerare gli investimenti in infrastrutture digitali sostenibili e in capacità dati. Lo studio ‘Digital Innovation with Control: Clearing the Cloud’, realizzato da Implement Consulting Group in collaborazione con Google Cloud, evidenzia come sia fondamentale trovare un equilibrio tra il rifornirsi di tecnologie necessarie per la crescita economica e la necessità di ridurre la concentrazione del potere digitale nelle mani di pochi grandi provider, con il conseguente rischio geopolitico.

Il cloud sovrano trova applicazione anche in ambito militare, come dimostra il contratto decennale del valore di 931 milioni di dollari assegnato a HPE dalla Defense Information Systems Agency (DISA), un’agenzia di supporto al combattimento del Department of War degli Stati Uniti. L’accordo prevede lo sviluppo di una soluzione multi-cloud ibrida distribuita che modernizzerà i data center dell’ente e fornirà servizi di intelligenza per le forze sul campo in tutto il mondo. Questa implementazione evidenzia l’importanza strategica del cloud sovrano per garantire la sicurezza e l’autonomia operativa in settori critici come la difesa nazionale.

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