L’interesse per nuovi data center in Italia continua a crescere, ma la distanza tra i progetti annunciati e quelli realmente vicini alla realizzazione resta ampia. Le richieste di connessione alla rete hanno superato i 101 GW, mentre appena 1,9 GW, relativi a 15 pratiche, hanno raggiunto uno stadio avanzato: meno del 2% del totale.
È uno dei dati centrali dello studio Il mercato data center: stato dell’arte, trend di sviluppo e strategie nazionali, realizzato dall’Osservatorio Data Center di Agici e presentato a Milano. La ricerca fotografa un settore che attira investimenti, ma deve fare i conti con vincoli infrastrutturali ed energetici e con le prime opposizioni locali legate agli effetti dei nuovi insediamenti sul consumo di energia e acqua e sull’utilizzo del territorio.
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Oltre 101 GW di richieste, ma pochi progetti sono maturi
Il volume delle domande presentate per ottenere l’allacciamento alla rete elettrica offre una misura dell’attenzione che il mercato sta riservando all’Italia. Agici invita però a non considerare automaticamente questa mole di richieste come nuova capacità destinata a entrare effettivamente in esercizio.
«Il volume delle richieste di connessione testimonia il forte interesse che oggi circonda il mercato italiano dei data center, ma non può essere automaticamente tradotto in nuova capacità effettivamente in arrivo. La sfida è trasformare questa pipeline in progetti reali, dando priorità agli investimenti realmente maturi e creando le condizioni infrastrutturali, energetiche e territoriali ottimali perché possano essere realizzati. Allo stesso tempo, lo sviluppo del settore può rappresentare un’opportunità per ampliare la geografia degli investimenti oltre la Lombardia, valorizzando territori che presentano caratteristiche particolarmente attrattive», ha commentato Gianluca Pratesi, Direttore Advisory di AGICI.
Il tema assume un peso particolare in un mercato globale che conta circa 12mila data center e consumi elettrici superiori a 480 TWh, pari a circa il 2% della domanda mondiale di elettricità. Secondo i dati riportati nello studio, gli Stati Uniti concentrano il 45% della capacità installata e il 62% del valore del mercato, mentre l’Europa si ferma al 10%. Hyperscaler e technology provider rappresentano complessivamente circa il 70% del valore della filiera.
Non solo Lombardia: si amplia la mappa degli investimenti
La Lombardia resta il principale polo italiano, sostenuta dalla domanda digitale, dalla connettività e dalla presenza di infrastrutture cloud e Ict. L’indice di attrattività territoriale sviluppato da Agici mostra tuttavia come anche altre regioni dispongano di condizioni favorevoli alla localizzazione di nuovi impianti.
Piemonte, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna presentano, secondo l’analisi, i profili più equilibrati grazie alla combinazione fra livello di digitalizzazione, condizioni climatiche, disponibilità di fonti rinnovabili e affidabilità della rete.
Il Lazio può contare sulla disponibilità di aree greenfield e brownfield, ma risente del prezzo dell’elettricità, della minore quota di rinnovabili e di un maggiore fabbisogno di raffrescamento. Nel Mezzogiorno emerge invece la Puglia, prima per capacità rinnovabile installata, dove restano però criticità legate a digitalizzazione, latenza e condizioni climatiche.
Hyperscaler e colocation, benefici potenziali per oltre 70 miliardi
Lo studio valuta anche l’impatto economico dei diversi modelli di sviluppo. Nello scenario elaborato da Agici, che ipotizza 1 GW di nuova potenza IT in Italia entro il 2030, una maggiore presenza di soluzioni commerciali come hyperscaler e colocation, rispetto alle configurazioni enterprise oggi più diffuse, potrebbe produrre oltre 70 miliardi di euro di benefici per il Paese.
Più della metà di questo valore deriverebbe dai principali servizi abilitati, mentre la quota restante sarebbe collegata ai costi evitati e alla maggiore efficienza di calcolo a parità di capacità installata. A incidere sarebbero soprattutto le economie di scala e le migliori performance operative associate alle strutture di maggiori dimensioni.
Connessioni alla rete e aree industriali, le priorità indicate da Agici
Per ridurre la distanza tra la pipeline potenziale e gli impianti effettivamente realizzati, Agici punta anzitutto sulla gestione delle domande di connessione. La proposta è introdurre criteri verificabili sulla maturità dei progetti, insieme a meccanismi che consentano di liberare capacità di rete impegnata da iniziative che non procedono.
Lo studio indica inoltre l’esigenza di un quadro nazionale comune per le procedure regionali e propone di considerare come elementi premianti la disponibilità di energia rinnovabile dedicata, i servizi di flessibilità e il recupero del calore.
Un altro ambito di intervento riguarda il riutilizzo delle aree industriali dismesse, per le quali Agici propone una corsia preferenziale accompagnata dalla valutazione degli impatti sul territorio. A completare il quadro è la necessità di aumentare il valore generato in Italia dal settore, collegando maggiormente gli investimenti alla domanda pubblica e allo sviluppo di competenze tecniche specializzate.








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