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Deepnude e sextortion, il Parlamento chiede più poteri per Agcom



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La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, ha approvato all’unanimità la Relazione sulla “Dimensione digitale della violenza contro le donne”. Semenzato: “Abusi online minaccia reale”

Pubblicato il 24 apr 2026



VIOLENZA DONNE FEMMINICIDI
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Punti chiave

  • La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e la violenza di genere approva la Relazione sulla violenza digitale, evidenziando immagini non consensuali, AI ed estorsioni; 20 proposte.
  • Proposte: nuova fattispecie per contenuti AI (deepnude), inasprimento per sextortion, divieto d’accesso a Internet (mod. art.284), obblighi per piattaforme e registro codice hash.
  • Prevenzione: potenziare educazione digitale, tutela minori, deindicizzazione, trasparenza algoritmi, maggiori poteri all’AGCOM e tracciabilità tramite identità digitale.
Riassunto generato con AI

La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, ha approvato all’unanimità la Relazione sulla “Dimensione digitale della violenza contro le donne”. Il documento, che ha come relatrici la presidente Martina Semenzato, la deputata Sara Ferrari e la senatrice Elena Leonardi, è stato redatto con il contributo del consulente Valerio de Gioia, magistrato.

Al centro dell’indagine c’è la crescita degli abusi perpetrati attraverso strumenti digitali: dalla diffusione non consensuale di immagini alla creazione di contenuti sessualmente espliciti con sistemi di intelligenza artificiale, fino alle estorsioni online. La relazione si chiude con 20 proposte operative, pensate per rafforzare il quadro normativo, responsabilizzare le piattaforme e potenziare le attività di prevenzione, controllo e contrasto.

Semenzato: “La violenza virtuale è una minaccia reale”

L’attività della Commissione è stata avviata a settembre 2025, in seguito a gravi episodi di cronaca legati a chat, forum e piattaforme online sessiste, dove venivano condivise e commentate foto sottratte senza consenso a donne, comprese attrici, influencer, politiche e giornaliste. Tra i fenomeni esaminati anche la creazione di contenuti espliciti utilizzati a scopo di estorsione.

Il percorso istruttorio ha coinvolto 42 soggetti auditi, tra cui Polizia Postale, gestori di piattaforme, aziende, professionisti, istituzioni competenti e persone direttamente coinvolte nelle vicende. L’obiettivo è stato costruire un quadro aggiornato e operativo su una forma di violenza che, pur sviluppandosi nello spazio digitale, produce conseguenze concrete sulla vita delle vittime.

“Un provvedimento robusto, complesso e approfondito. La violenza virtuale è una minaccia reale, il fenomeno è in crescita, le conseguenze sono profonde e devastanti sulla vita fisica, psicologica, economica e professionale delle vittime. Gli abusi digitali corrono nel web: molestie, stalking, minacce, revenge porn, deepfake, deepnude, sextortion e odio online. La necessità di regolamentare questo spazio virtuale ha posto al centro del dibattito la gestione dell’identità digitale, la responsabilità delle piattaforme e la trasparenza degli algoritmi”, sottolinea Semenzaato.

Nelle conclusioni finali, la proposta di introdurre una fattispecie di reato che punisca la diffusione di contenuti sessualmente espliciti generati con sistemi di intelligenza artificiale (deepnude). Come ricorda il messaggio del flash mob “Non con la mia faccia” promosso dall’Associazione Giornaliste Italiane. E ancora, potenziare il trattamento sanzionatorio per la c.d. estorsione sessuale (sextortion); la prescrizione del divieto di accesso ad Internet per i sottoposti agli arresti domiciliari per reati digitali (modifica articolo 284 codice procedura penale); il potenziamento della educazione digitale, dell’uso consapevole dei media e della cultura della parità di genere; il daspo digitale; l’anonimato in rete e identificazione dell’utente legati all’identità digitale certificata; l’estensione a tutte le piattaforme dell’obbligo della registrazione del codice “hash”; maggiori poteri di “enforcement” dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) nei confronti di grandi piattaforme non stabilite in Italia e l’istituzione di un punto di contatto unico per il contrasto della violenza digitale di genere tra le diverse autorità competenti.

Riconoscere i segnali, rompere il silenzio, denunciare alle Autorità, comprendere la realtà del virtuale e attuare azioni concrete per la sicurezza e la tutela delle persone richiede, inequivocabilmente, anche un approccio culturale ed educativo. La consapevolezza nell’uso dei social media, la capacità di riconoscere manipolazioni digitali e i rischi della rete, devono diventare parte integrante della formazione e dell’educazione digitale dei giovani e degli adulti – afferma Martina Semenzato, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere.

Stretta sui contenuti generati con l’AI

Uno dei punti centrali della Relazione riguarda l’introduzione di una specifica fattispecie di reato per punire la diffusione di contenuti sessualmente espliciti generati con sistemi di intelligenza artificiale, i cosiddetti deepnude. La proposta punta a colmare un vuoto normativo diventato sempre più urgente, in un contesto in cui strumenti di manipolazione delle immagini e dei video sono accessibili, rapidi e difficili da controllare.

La Commissione richiama anche la necessità di intervenire sulla sextortion, prevedendo un potenziamento del trattamento sanzionatorio per l’estorsione sessuale. L’attenzione si concentra inoltre sul divieto di accesso a Internet per i soggetti sottoposti agli arresti domiciliari per reati digitali, attraverso una modifica dell’articolo 284 del codice di procedura penale.

Piattaforme al centro della responsabilità

La Relazione individua nelle piattaforme uno snodo decisivo per prevenire la diffusione dei contenuti illeciti e garantire risposte tempestive alle vittime. Tra le proposte emerge l’obbligo per i gestori di monitorare, intervenire rapidamente e conservare i dati, così da rendere più efficace l’attività investigativa e ridurre i tempi di rimozione dei materiali lesivi.

Accanto a questo, la Commissione chiede maggiore trasparenza sulle policy e sulle modalità di segnalazione adottate dai gestori, oltre all’estensione del meccanismo di segnalazione al Garante per la protezione dei dati personali. Viene sollecitata anche l’accelerazione delle procedure per il rilascio della qualifica di segnalatore attendibile, così da rafforzare la capacità di intervento nei casi più gravi.

Agcom e identità digitale, più poteri contro gli abusi online

Sul fronte istituzionale, la Relazione propone di attribuire maggiori poteri di enforcement all’Agcom nei confronti delle grandi piattaforme non stabilite in Italia. L’obiettivo è rendere più incisiva l’azione delle autorità nazionali anche quando i soggetti tecnologici operano fuori dal territorio italiano, ma producono effetti diretti sugli utenti del Paese.

Un altro nodo riguarda l’anonimato in rete e l’identificazione degli utenti tramite identità digitale certificata. La Commissione non punta soltanto alla repressione dei comportamenti illeciti, ma anche alla costruzione di strumenti che rendano più tracciabili gli autori degli abusi, nel rispetto del quadro di garanzie previsto dall’ordinamento.

Nella stessa direzione va la proposta di estendere a tutte le piattaforme l’obbligo di registrazione del codice hash, utile a riconoscere e bloccare la ripubblicazione di contenuti già segnalati come illeciti.

Minori, la prevenzione passa dalla cultura digitale

La Relazione dedica ampio spazio alla prevenzione, con particolare attenzione alla tutela dei minori e al potenziamento delle competenze tecnico-investigative nel contrasto alla violenza digitale. Il documento insiste sulla necessità di rafforzare l’educazione all’uso consapevole dei media, alla sicurezza online e alla cultura della parità di genere.

Tra le misure evidenziate figurano anche la deindicizzazione dei contenuti, la ricognizione degli assetti normativi in materia di prevenzione e contrasto della violenza di genere digitale e un intervento sul codice deontologico dei giornalisti per contenere il fenomeno della “superdiffusione”. Si tratta di un passaggio rilevante anche per il mondo dell’informazione, chiamato a evitare che la copertura mediatica amplifichi ulteriormente la circolazione di materiali lesivi o dettagli dannosi per le vittime.

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