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Frena la pirateria audiovisiva, ma causa ancora danni per un miliardo

Secondo i dati elaborati da Ipsos per Fapav i comportamenti illegali mettono a rischio circa 6mila lavoratori del settore. Fenomeno in calo dell’8% in un anno, ma in aumento per gli eventi sportivi. Cresce la consapevolezza sull’offerta legale nelle nuove generazioni

Pubblicato il 11 Lug 2019

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Emergono i primi segnali di un’inversione di tendenza nei numeri della pirateria audiovisiva in Italia. Una frenata dovuta con ogni probabilità all’aumento dell’offerta legale sui canali digitali, che mette i contenuti a disposizione degli utenti su più piattaforme, in streaming e in download. Ma non è ancora il momento di abbassare la guardia, dal momento che i comportamenti illeciti causano ancora danni gravissimi al comparto e all’economia nazionale, mettendo tra l’altro a rischio migliaia di posti di lavoro nel settore. A fotografare la situazione sono i dati degli studi realizzati da Ipsos negli ultimi tre anni per Fapav, la Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali.

Nel 2018 l’incidenza complessiva della pirateria in Italia si attesta al 38%: in crescita la fruizione illegale di film, al 33% (+3% in un anno) seguiti da serie e programmi tiv, rispettivamente con 21 e 20%. Analizzando il quadro degli ultimi tre anni emerge in ogni caso che il fenomeno è complessivamente in calo e segna un -8% anno su anno e -14% in confronto al 2016. Dati che si spiegano con il fatto che stiamo assistendo a un progressivo ridimensionamento del numero di giovani che ricorrono alla pirateria: se nel 2017 quasi 2 pirati su 3 avevano meno di 45 anni, oggi sono poco più di 1 su 2.

Il fenomeno che registra la crescita più sostenuta è quello della pirateria di eventi sportivi live: 5 milioni di italiani nel corso del 2018 hanno dichiarato di aver visto illegalmente contenuti sportivi live, in streaming sui propri device o presso amici e familiari. Così nell’ultimo anno si stimano oltre 22 milioni di atti di pirateria sportiva, soprattutto di eventi calcistici, Formula 1 e MotoGP.  Un ruolo di primo piano in questo senso è quello giocato dalle Iptv pirata, utilizzate da circa un quarto delle persone che usufruiscono di contenuti illegali, circa 5 milioni di persone, un milione in più rispetto al 2017.

Se si analizzano i danni causati da questo fenomeno, in termini di mancati incassi parliamo di 600 milioni di euro e di quasi 6mila posti di lavoro a rischio. L’impatto del fenomeno illecito sui conti del Sistema Paese è di 1,08 miliardi di euro in termini di fatturato perso da tutti i settori economici italiani, mentre 455 milioni di euro è il danno stimato sull’economia italiana in termini di Pil e 203 milioni di euro i mancati introiti fiscali.

“Questi tre anni di studi hanno consentito di definire con precisione il trend della pirateria audiovisiva in Italia: i dati – afferma Federico Bagnoli Rossi, segretario generale Fapav – rivelano una sostanziale stabilità dell’incidenza della pirateria ma una contrazione legata al numero degli atti di pirateria compiuti dagli utenti. Ma non possiamo assolutamente abbassare la guardia, sviluppo tecnologico e pirateria vanno di pari passo: nuove modalità di fruizione illecita dei contenuti, come ad esempio le IPVT illegali e la condivisione delle opere nei gruppi delle App di messaggistica istantanea, emergono e si affermano tra gli utenti con rapidità. La collaborazione con tutti coloro che operano sul web a più livelli è pertanto fondamentale per porre in essere delle strategie efficaci e continuative”.

“Le attività di Fapav e dei suoi associati e la crescita degli abbonamenti on demand hanno contribuito a determinare un ulteriore calo delle fruizioni illegali di contenuti audiovisivi, dopo quello già registrato nel corso del 2017 – aggiunge Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos – Il fenomeno resta tuttavia ancora largamente diffuso e genera danni ingenti al sistema Paese. Paghiamo un retaggio culturale difficile da sradicare e che impone tempi lunghi per diffondere la consapevolezza dei danni economici e sociali derivanti dalla pirateria. Le strategie di oscuramento dei siti possono essere sicuramente efficaci, ma occorre continuare, e se possibile potenziare, le campagne di comunicazione ed educazione per la sensibilizzazione degli utenti, auspicabilmente in collaborazione con le Istituzioni”.

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