FUTURE PROOF. Crescita esponenziale nell’universo digitale

Ogni individuo avrà la sua ombra “virtuale”

Pubblicato il 31 Ott 2011

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Per fare riferimento a numeri estremamente grandi si usano dei
prefissi decimali standard di derivazione greca: kilo, mega, giga,
tera, peta, exa, zetta, yotta. Ad ogni prefisso corrisponde
l’aumento di tre ordini di grandezza: kilo è mille, mega è un
milione, giga un miliardo, tera è mille miliardi e cioè un
bilione, peta è mille bilioni e cioè un biliardo, exa è un
trilione, zetta è un triliardo e infine yotta è un quadrilione
(10 elevato a 24).

Per i numeri estremamente piccoli si usano prefissi decimali
analoghi: milli, micro, nano, pico, femto, atto, zepto, yocto (10
elevato a -24). Dopo aver letto questo articolo ci si rende conto
che ormai servono prefissi decimali standard ben superiori a yotta.
E qualcuno in rete ha già fatto una proposta esaustiva (almeno per
un’altro secolo!): xona, weka, vunda, uda, treda, sorta, rinta,
quexa, pepta, ocha, nena, minga, luma (10 elevato a 63)!

Il primo studio sul quantitativo di informazione digitale
accumulata sul nostro pianeta è stato pubblicato nel novembre del
2000 a cura della School of Information Management and Systems
(Sims) dell’Università di California a Berkeley. La prima stima
della Sims forniva circa 2 exabyte (trilioni di byte) prodotti nel
1999, mentre quella aggiornata al novembre 2003 forniva un valore
di circa 5 exabyte prodotti nell’anno 2002. Si consideri che una
singola e-mail ha un volume di qualche kilobyte, mentre un e-book
occupa all’incirca un megabyte, una foto qualche megabyte e un
film arriva a qualche gigabyte.

Nel 2007 la società Idc ha iniziato uno studio sponsorizzato da
Emc sul “Digital Universe” (Universo Digitale), e cioè sulla
creazione e replicazione dell’informazione digitale nel mondo, e
ha pubblicato l’ultimo aggiornamento (Extracting Value from
Chaos) nel giugno del 2011. Idc stima un volume dell’informazione
prodotto nel mondo nel 2005 uguale a circa 100 exabyte, valore che
diventa 800 exabyte nel 2009 e supera un zettabyte (1,2) nel 2010.
Il grafico allegato parte da 1,8 zettabyte prodotto nel 2011 e
arriva fino a 35 zettabyte prodotti nel 2020, con una crescita
composta media annua (Cagr) del 40% .
I dispositivi digitali e le applicazioni rilevati da Idc
comprendono:
• Creazione e cattura di immagini: telecamere, televisione,
workstation, ecc.
• Cattura di voce digitale: telefonia fissa e mobile, Voip,
ecc.
• Creazione di dati: applicazioni su PC e server, terminali,
sensori, giochi, Mp3, ecc.
• Memorizzazione di dati: memorie allo stato solido, magnetiche,
ottiche, ecc.
Idc fa poi le seguenti osservazioni.
• Il costo per memorizzare un gigabyte è variato da 20 dollari
statunitensi nel 2005 a 3 dollari nel 2011 e si prevede che arrivi
a 1 dollaro nel 2015.
• Un gigabyte di contenuto memorizzato può generare petabyte di
dati transienti che tipicamente non vengono memorizzati (ad
esempio, segnale televisivo che si guarda e non si registra,
chiamate digitali che transitano nelle reti cellulari, ecc.).
• Il 75% dell’informazione è creata dagli individui, scrivendo
documenti, prendendo fotografie o scaricando musica, ma molto più
grande sarà il quantitativo di informazione che l’universo
digitale creerà in merito agli individui stessi: ogni individuo
avrà una sua lunga “ombra digitale” (digital shadow).
• Nel 2015 il contenuto dell’universo digitale sarà uguale a 7
zettabyte. Si stima che circa il 10% di questo contenuto, 0,7
zettabyte, sarà disposto e mantenuto all’interno del Public
Cloud, mentre i Cloud Service Providers potranno “toccare” fino
al 20% (1,4 zettabyte) dei dati, nel senso che un byte quando
viaggia tra origine e destinazione potrà essere memorizzato o
processato attraverso un Cloud intermedio.

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