Le app di identità digitale installate nel mondo saliranno da 2,8 miliardi nel 2025 a 6,2 miliardi nel 2030, con un tasso di crescita del 121%. Lo afferma un nuovo studio di Juniper Research, secondo cui il driver principale è la migrazione verso modelli decentralizzati, sostenuta da programmi pubblici che puntano a ridurre frodi e costi e a snellire i processi. Il report “Digital Identity Market 2025-2030” evidenzia che l’adozione si blocca quando l’utente non controlla i dati; al contrario, i sistemi che permettono di decidere quali attributi condividere accelerano la fiducia e quindi l’uso.
Come spiega Louis Atkin, Research Analyst di Juniper Research: “L’adozione si fermerà se gli utenti non hanno un vero controllo. I modelli decentralizzati sono essenziali per costruire fiducia e stimolare l’uptake”.
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Dal “documento” alla credenziale digitale: il passaggio che ridisegna l’ecosistema
Il dato di crescita sposta l’attenzione dai wallet di pagamento agli ID wallet. La identità digitale smette di essere un semplice “documento digitale”. Diventa una collezione di credenziali verificabili, gestite e presentate a richiesta. La logica decentralizzata separa emissione, custodia e presentazione. L’utente sceglie cosa condividere e quando. Questo riduce il rischio di esposizione e limita l’uso improprio dei dati.
Per il settore telco, la transizione è cruciale. Le reti mobile forniscono canali sicuri e strumenti di onboarding. Gli operatori possono diventare verificatori o issuer di attributi di rete e Kyc. Il valore si sposta dalla connettività alla verifica digitale come servizio. Chi presidia il ciclo di emissione, verifica e revoca delle credenziali può costruire nuove linee di ricavo. E può rafforzare la posizione nelle catene di servizi pubblici digitali e servizi finanziari.
Modelli decentralizzati e SSI: perché aumentano fiducia e adozione
La identità digitale basata su modelli decentralizzati introduce data minimisation e scelta granulare. L’utente condivide solo gli attributi necessari. Il wallet custodisce le credenziali. I verifier ricevono proof limitate e verificabili. Firmare e validare diventa rapido e auditable.
La variante Ssi (Self-Sovereign Identity) è decisiva dove l’infrastruttura fisica è debole o la fiducia nei sistemi centrali è bassa. Juniper Research sottolinea che l’adozione cresce se eviti l’obbligatorietà e massimizzi la trasparenza. “Consentire ai cittadini di gestire l’uso della propria identità via SSI è sempre più importante per favorire adozione e fiducia di lungo periodo”, spiega Atkin. La possibilità di supportare design diversi per contesto nazionale è decisiva per la scalabilità.
Governance dei dati e minimizzazione: la condizione per sostenibilità e scalabilità
La identità digitale richiede governance che unisca sicurezza, privacy e interoperabilità. La minimizzazione dei dati riduce superfici d’attacco e responsabilità. Limitare i campi obbligatori e evitare lo storage centrale di dati sensibili aumenta la resilienza. I log di verifica devono essere proporzionati, non invasivi e ispezionabili.
La fiducia è un prodotto di regole chiare e controlli. Occorre rendere evidenti le politiche di consenso, revoca e portabilità. La usabilità del wallet è altrettanto strategica. Se i flussi di presentazione e consenso sono semplici, l’adozione cresce. La riduzione di attriti impatta direttamente sui tassi di utilizzo e sulle conversioni in servizi digitali.
Implicazioni per i telco: ruolo, asset e nuove opportunità
Le telco possiedono asset unici: infrastruttura di rete, canali capillari, identità della Sim/eSim, dati di presenza e meccanismi antifrode. Questi asset possono sostenere verifiche di possesso e proof of life a basso attrito. Possono integrarsi con ID wallet per autenticazioni contestuali. E possono offrire servizi di attestazione per PA, banche, sanità e travel.
La identità digitale inoltre apre spazi per Api di verifica e servizi gestiti. Gli operatori possono costruire cataloghi di credenziali e certificare attributi di reachability, qualifiche professionali e stato di contratto. La monetizzazione però richiede neutralità, trasparenza e conformità: è necessario evitare l’estrazione eccessiva di dati è essenziale per non erodere fiducia. Il valore sta nella prova, non nel profiling.
Design dei sistemi: interoperabilità, portabilità, resilienza
La identità digitale deve essere portabile tra wallet e dispositivi. Le credenziali devono essere verificabili offline in contesti a bassa connettività. La interoperabilità con schemi multi-paese è cruciale per viaggi, lavoro transfrontaliero e e-commerce. Formati aperti, standardizzati e auditabili sono indispensabili per longevità e manutenibilità.
La resilienza richiede piani di recovery. Il backup delle credenziali, la rotazione delle chiavi e la revoca devono essere accessibili. La usabilità è parte della sicurezza: procedure comprese dagli utenti riducono errori e smarrimenti. L’educazione digitale porta adozione stabile e meno attriti.
Impatto sui servizi pubblici: efficienza, inclusione e riduzione frodi
La identità digitale snellisce processi amministrativi. Riduce tempi e costi di verifica. Abbassa la frizione per onboarding ai servizi. La decentralizzazione limita vettori di frode legati ai database centrali. La verifica mirata riduce esposizione e riuso di informazioni.
Nei contesti con infrastrutture limitate, la Ssi consente onboarding locale con attestazioni progressive. Le comunità ottengono accesso senza imporre identificazione invasiva. La non obbligatorietà e la trasparenza mitigano la diffidenza. La adozione si alimenta di utilità e sicurezza percepita.
Roadmap per vendor e policy maker: dal pilota alla scala
Vendor e policy maker devono allineare design e condizioni paese. La identità digitale funziona se calibrata su cultura, norme e infrastruttura. Juniper Research suggerisce piattaforme capaci di supportare diversi schemi per adattarsi ai contesti. Serve governance modulare: ruoli chiari, audit, responsabilità e meccanismi di escalation.
La scalabilità richiede strumenti di test, sandbox e metriche di adozione e fiducia. Indicatori concreti: tassi di presentazione, successo delle verifiche, tempo medio di onboarding, revoche e riemissioni. La misurazione consente iterazioni rapide e correzioni mirate.











