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Quantum, 50 miliardi di fondi spingono l’Europa nella nuova era digitale



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Con 9,3 miliardi di capitali privati raccolti nel solo 2025 e oltre il 55% delle Top 200 Forbes già attive, le tecnologie quantistiche escono dai laboratori e diventano terreno strategico per industrie, governi e investitori, ridefinendo equilibri economici e geopolitici

Pubblicato il 25 nov 2025



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Il 2025 è stato definito dalle Nazioni Unite “Anno Internazionale delle Scienze e Tecnologie Quantistiche”. Una designazione simbolica, ma soprattutto politica, che fotografa con precisione il momento storico: quello in cui il quantum smette di essere un dominio quasi esclusivamente accademico e diventa pilastro emergente delle strategie industriali e geopolitiche.

La nuova ricerca dell’Osservatorio Quantum Computing & Communication del Politecnico di Milano, presentata al convegno “Quantum Shift: the future starts now”, racconta un settore in piena accelerazione. È una svolta che nasce dall’incontro tra fondi pubblici crescenti, massicci investimenti privati, primi risultati applicativi e la crescente consapevolezza che il quantum diventerà uno degli assi strategici della sovranità tecnologica globale.

In poco più di un decennio, dal 2012 a oggi, nel mondo sono stati allocati oltre 50 miliardi di dollari in fondi pubblici per le tecnologie quantistiche, di cui ben 7 miliardi nel solo 2025. Per la prima volta, però, il dato davvero significativo arriva dal privato: nel 2025 le aziende quantum-native hanno raccolto 9,3 miliardi di dollari, superando da sole il totale dei cinque anni precedenti. A trainare il boom sono soprattutto le società quotate, responsabili del 63% dei capitali.

Il quantum, insomma, non è più una promessa lontana: è una corsa già iniziata.


L’Europa cambia passo: nasce la strategia unitaria e arriva il Quantum Act

Per l’Unione Europea, il 2025 rappresenta un punto di svolta. A luglio è stata lanciata la prima strategia quantistica europea, un tassello che anticipa il Quantum Act, atteso per il 2026. Bruxelles si è data un obiettivo ambizioso: diventare leader mondiale nel quantum entro il 2030, superando la frammentazione che negli ultimi anni ha frenato lo sviluppo di altre tecnologie come il cloud e l’intelligenza artificiale.

Questo cambio di approccio è una risposta a un contesto geopolitico che vede le tecnologie quantistiche entrare nella lista UE delle tecnologie “dual use”, con applicazioni civili e militari. Dalla cybersicurezza alla difesa, dall’industria alla protezione dei dati, il quantum sta diventando una leva essenziale della sovranità tecnologica europea.

Per questo l’UE ha deciso di incrementare gli investimenti, coordinare le iniziative dei singoli Stati membri e costruire una catena del valore integrata, che vada dallo sviluppo dell’hardware al software, fino alle applicazioni industriali. Una mossa necessaria per evitare che Stati Uniti e Cina consolidino un vantaggio ormai evidente.


Il nodo cruciale: attrarre capitali privati

La sfida dell’Europa non è solo tecnologica, ma finanziaria. Se il numero di attori attivi nello sviluppo dell’hardware quantistico è simile tra Europa e Stati Uniti (31 contro 27), il gap negli investimenti è enorme: il mercato americano muove capitali circa sei volte superiori.

L’asimmetria è accentuata dalla presenza delle Big Tech, veri e propri acceleratori di maturazione tecnologica. Google, Amazon AWS, Microsoft e IBM hanno annunciato iniziative e investimenti strategici capaci di influenzare l’intero settore.

Nel 2025, il 91% dei fondi privati è confluito nelle aziende focalizzate sull’hardware, con tre nomi statunitensi a dominare la scena: IonQ, Quantum Computing Inc. e PsiQuantum, che da sole hanno attirato il 64% dei capitali globali. L’Europa, pur faticando a tenere il passo, può contare su alcuni player promettenti, tra cui la finlandese IQM, protagonista di uno dei round più importanti dell’anno.

Il problema, però, resta la mancanza di investitori disposti a sostenere tecnologie ad altissimo rischio e con ritorni di lungo periodo. Una lacuna che rischia di compromettere la competitività europea proprio mentre la corsa globale si intensifica.


Le aziende si muovono: metà delle Top 200 Forbes hanno iniziative sul quantum

Il Quantum Shift non è solo un fenomeno politico o finanziario: è un movimento che coinvolge anche le imprese. Secondo la ricerca, il 55% delle aziende presenti nella Top 200 Forbes ha già avviato iniziative nel quantum, contro il 44% dell’anno precedente. Un incremento che dimostra come i leader globali non vogliano farsi trovare impreparati.

Tra i casi più emblematici c’è JP Morgan, che ha lanciato un piano da 1,5 trilioni di dollari distribuiti su dieci anni, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza economica e la resilienza nazionale attraverso tecnologie avanzate, tra cui il quantum computing.

In totale, sono 307 gli annunci pubblici di progetti di Quantum Computing da parte di 191 aziende, con risultati preliminari già disponibili nel 44% dei casi. I settori più dinamici restano finance e healthcare, seguiti da energy-utility e telecomunicazioni. Segnali chiari di un interesse industriale che, pur essendo ancora nella fase esplorativa, sta diventando sempre più concreto.


L’Italia debutta con una strategia nazionale, ma mancano ancora i fondi

Anche l’Italia nel 2025 ha compiuto un passo atteso da tempo, varando la Strategia Nazionale per le Tecnologie Quantistiche. È il risultato di un lavoro interministeriale che ha coinvolto MUR, MIMIT, Presidenza del Consiglio, Difesa, Esteri e ACN, unendo ricerca, industria e politiche pubbliche in una visione condivisa.

Secondo Paolo Cremonesi, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio, l’Italia è riconosciuta a livello internazionale per l’eccellenza nella ricerca e il PNRR ha dato una spinta decisiva allo sviluppo dell’ecosistema. Tuttavia, la vera sfida ora è garantire continuità ai fondi e favorire il trasferimento tecnologico verso le imprese.

La mappatura del MIMIT e dell’Osservatorio mostra un ecosistema industriale ancora giovane: solo tre aziende quantum-native hanno raccolto 56 milioni di euro in due anni, a fronte dei 235 milioni ottenuti dalle sei startup francesi. Nonostante ciò, l’Italia vanta eccellenze nelle tecnologie fotoniche e nella comunicazione quantistica, e un primato nella nascita del primo spin-off del Sud Europa dedicato al Quantum Sensing.

Qualcosa, però, sta cambiando. Il finanziamento da 41,5 milioni di euro a Ephos, selezionata nell’ambito del Chips Act per la produzione di chip fotonici, potrebbe rappresentare una svolta importante.

Sul fronte accademico, diverse università stanno sviluppando computer quantistici proprietari: La Sapienza lancerà un computer fotonico, mentre Napoli Federico II ha già realizzato un sistema superconduttivo. Torino si è dotata di un nuovo hardware acquistato da IQM, mentre il Cineca ospiterà due nuovi sistemi integrati con l’HPC nazionale.

Il potenziale c’è, ma resta la questione più urgente: i 200 milioni di euro annui previsti dalla strategia non sono ancora stati stanziati. Senza un impegno finanziario stabile, la crescita rischia di essere intermittente.


Una nuova arena tecnologica: cosa serve davvero all’Europa (e all’Italia)

La conclusione della ricerca è un monito: non basta investire. Serve farlo in modo unitario, coerente e strategico.

Come spiega Marina Natalucci, Direttrice dell’Osservatorio, l’Europa deve superare la frammentazione e costruire una catena del valore condivisa, integrando le eccellenze nazionali in un ecosistema competitivo con Stati Uniti e Cina, capaci di mobilitare enormi capitali privati accanto ai fondi pubblici.

Le tecnologie deep tech, come il quantum, richiedono investimenti massicci e di lungo periodo per passare dal laboratorio al mercato. Per questo sarà fondamentale una politica industriale che guardi al breve e al lungo termine, favorendo la collaborazione internazionale e una chiara visione strategica.

Il quantum oggi è in una fase paragonabile all’informatica degli anni ’50. Il modo in cui evolverà dipenderà da scelte politiche, industriali e finanziarie. Ed è ora che queste scelte vengano prese.

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