L'intervista

Rizkalla (Ida): “L’Italia ha le carte in regola per diventare hub strategico dell’Europa”



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Sherif Rizkalla, presidente di Italian Data Center Association: “Infrastrutture sostenibili, regole chiare e alleanze pubblico-private possono trasformare il Paese in un polo competitivo e sovrano nella nuova economia digitale”

Pubblicato il 17 ott 2025

Federica Meta

Direttrice



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L’Italia si trova in un momento cruciale della sua trasformazione digitale. La combinazione di una posizione geografica strategica — al centro delle dorsali europee e mediterranee — e della crescente domanda di servizi cloud e infrastrutture digitali, offre al Paese l’opportunità di affermarsi come un polo nevralgico per l’elaborazione e la gestione sicura dei dati. Ma per cogliere appieno questo potenziale servono visione industriale, investimenti sostenibili e una collaborazione strutturata tra pubblico e privato.
Sherif Rizkalla, Presidente di IDA – Italian Datacenter Association, illustra la visione dell’associazione sul ruolo dell’Italia nella nuova geografia dei dati: dalla sovranità digitale europea alla sfida dell’intelligenza artificiale, passando per l’efficienza energetica e la semplificazione normativa.

Rizkalla, l’Italia è sempre più al centro delle rotte digitali europee e mediterranee, anche per via dei cavi sottomarini e della domanda crescente di servizi cloud. In che modo i data center italiani possono trasformare questo vantaggio geografico in leadership strategica e attrattività per gli investimenti internazionali?

L’Italia si trova oggi in una posizione unica: al crocevia delle principali dorsali digitali europee e mediterranee. Per consolidare questo vantaggio geografico serve una visione industriale condivisa, che integri infrastrutture digitali, reti energetiche e competenze. I data center italiani possono diventare motore di attrazione per gli investimenti internazionali se il Paese saprà garantire certezza normativa, disponibilità energetica sostenibile e tempi autorizzativi competitivi. IDA lavora proprio in questa direzione, affinché l’Italia non sia solo un punto di transito dei dati, ma un hub europeo per l’elaborazione e la gestione sicura delle informazioni.

Il dibattito sulla sovranità digitale europea e sugli standard di sicurezza dei dati si fa sempre più intenso. Quali sono le priorità per garantire che l’Italia sia allineata con le normative europee (GAIA-X, NIS2, AI Act), senza rallentare l’innovazione e la competitività delle aziende del settore?

La sovranità digitale è una priorità strategica per l’Italia e per l’Europa: la posizione di IDA incide nell’abilitare le infrastrutture digitali necessarie alle piattaforme informatiche (europee e non) così da evitare e neutralizzare possibili svantaggi competitivi.

I data center sono spesso percepiti come grandi consumatori di energia. In Italia, dove la transizione energetica è un tema cruciale, come si possono conciliare le esigenze di crescita del settore con gli obiettivi di sostenibilità e neutralità climatica? Quali best practice state osservando o proponendo?

È fondamentale superare la percezione dei data center come semplici consumatori di energia: sono infrastrutture abilitanti della transizione digitale e verde. La sostenibilità oggi è parte integrante del modello di sviluppo del settore. In Italia molti operatori stanno adottando PPA da fonti rinnovabili, sistemi di recupero del calore e soluzioni di efficienza energetica avanzata. L’obiettivo di IDA è di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico per due fattori: 1) sostenere la crescita del settore senza gravare sulle reti mettendo a rischio il consumo nazionale; 2) assicurare l’indipendenza energetica e la competitività del Paese in Europa e nel mondo come polo digitale. Questo può avvenire promuovendo una pianificazione condivisa tra istituzioni, operatori e utility. Con regole chiare e incentivi mirati, il settore può diventare un esempio di innovazione sostenibile e di responsabilità ambientale.

La corsa all’Intelligenza Artificiale sta accelerando la domanda di infrastrutture computazionali ad alte prestazioni. Qual è la strategia dell’associazione rispetto alla creazione di nuovi poli e alla necessità di supportare workload AI sempre più esigenti?

L’Intelligenza Artificiale rappresenta un punto di svolta per il settore: richiede infrastrutture più potenti, interconnesse ed energeticamente efficienti. IDA sta lavorando affinché l’Italia si doti di un ecosistema integrato di data center e poli ad alte prestazioni, capace di supportare workload AI e servizi digitali avanzati. La strategia punta su tre direttrici: pianificazione energetica e di rete coordinata, semplificazione autorizzativa e formazione di competenze specialistiche. L’obiettivo è rendere il Paese

competitivo nella nuova economia dei dati e garantire che i futuri poli AI possano crescere in modo sostenibile e con valore aggiunto per l’intero sistema produttivo italiano.

Lo sviluppo di una solida rete di data center richiede investimenti, semplificazione burocratica e infrastrutture di rete e di energia adeguate. Che ruolo dovrebbe giocare lo Stato nel sostenere questo settore strategico? E quali partnership pubblico-private ritenete indispensabili per favorirne la crescita?

Lo Stato ha un ruolo chiave nel creare le condizioni abilitanti per lo sviluppo dei data center: serve una governance coordinata che unisca politiche industriali, energetiche e digitali. Il passo decisivo è l’introduzione del Procedimento Unico per autorizzare i progetti, che semplificherebbe tempi e iter. Parallelamente, occorre favorire partnership pubblico-private per la pianificazione energetica e di rete, lo sviluppo delle competenze e la riqualificazione di aree industriali esistenti. IDA crede in una collaborazione strutturata tra istituzioni e operatori per rendere l’Italia un hub digitale competitivo, sostenibile e sovrano, capace di attrarre investimenti e generare valore per il Paese.

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