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Chip, il mercato corre a +50%. Ma il 2026 sarà in salita



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Dopo il rally del 2025, il settore entra nel nuovo anno con basi solide ma più incertezza tra macro e geopolitica: utili, capacità produttiva e resilienza della filiera diventano i fattori decisivi, con premi solo per i player più robusti. Intanto l’Italia guarda a Oriente: intesa con la Corea del Sud sui semiconduttori, focus sulle Tlc

Pubblicato il 19 gen 2026



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Il settore semiconduttori chiude il 2025 registrando una delle migliori performance tra le principali industrie globali. Il nuovo report BestBrokers, basato sugli indici Msci Acwi, analizza i rendimenti e individua le imprese che hanno trainato un anno segnato dalla domanda generata dall’AI e dagli investimenti nelle infrastrutture digitali. La transizione al 2026 introduce però elementi di incertezza, che rendono la crescita più selettiva e dipendente da variabili macro e geopolitiche.

Il documento descrive un contesto in cui i chip si confermano fondamentali per il tessuto tecnologico globale, ma mostra anche segnali di dispersione delle performance, con implicazioni importanti per l’evoluzione del comparto.

Rendimento 2025: forte crescita dei chip e distanza dal resto della tecnologia

Il 2025 ha visto i semiconduttori registrare un rendimento totale lordo del 50,65%, risultato che colloca il settore al quarto posto a livello globale. Solo i comparti legati ai metalli preziosi hanno ottenuto risultati migliori: l’argento ha raggiunto un +207,42%, l’oro +175,69%, mentre Other Metals & Mining si è attestato a +50,96%.

Questi numeri evidenziano una dinamica unica. L’Information Technology si è fermata in fondo alla top ten dei migliori performer, mostrando un divario crescente rispetto ai semiconduttori. La spinta decisiva è arrivata dalla richiesta di componenti avanzate per applicazioni AI, una tendenza che ha premiato soprattutto i produttori di chip ad alte prestazioni.

Orizzonte di lungo periodo: crescita stabile e domanda strutturale

Il report mostra che la forza dei semiconduttori non è circoscritta a un singolo esercizio. Su cinque anni, il settore presenta un rendimento medio del 23,08%, secondo solo al Gold Mining. Su un orizzonte di dieci anni, i semiconduttori raggiungono la vetta con un rendimento medio annuo del 27,15%, il più elevato tra i 20 comparti analizzati.

Questi dati mettono in evidenza la natura strutturale della domanda. L’espansione dell’AI, l’automotive elettrico, la sensoristica distribuita e i sistemi edge continuano a richiedere capacità di calcolo sempre maggiori. Il settore beneficia così di una traiettoria che combina investimenti continui e cicli tecnologici che si rinnovano senza sosta.

I colossi che guidano il mercato e la concentrazione del valore

Secondo le elaborazioni BestBrokers, i semiconduttori registrano una capitalizzazione media di 43,19 miliardi di dollari, terza tra i principali settori globali. Solo Information Technology e Communication Services risultano più in alto.

La gerarchia dei player conferma la centralità delle big globali. Nvidia chiude il 2025 a 4,56 trilioni di dollari, davanti a Tsmc, che raggiunge 1,67 trilioni. Sono gli unici due gruppi oltre la soglia del trilione. A seguire compaiono Asml, con 416,1 miliardi, e Amd, con 347,8 miliardi. Queste imprese dominano i nodi più critici della catena del valore, dai chip per data center alle litografie avanzate, confermando un controllo tecnologico difficilmente replicabile.

La svolta del 2026 tra selettività e incertezze geopolitiche

Il nuovo anno introduce un cambio di prospettiva per investitori e analisti. Come spiega Alan Goldberg, autore del report BestBrokers, “il settore dei semiconduttori entra nel 2026 in un punto di svolta critico, in cui la domanda strutturale di lungo periodo rimane intatta ma le performance di breve periodo tenderanno a diventare più selettive. Dopo un anno in cui i rendimenti sono stati sostenuti dalla scala, dal potere di determinazione dei prezzi e dagli investimenti legati all’AI, l’attenzione degli investitori si sta spostando verso la tenuta degli utili, la disciplina sulla capacità produttiva e la resilienza geopolitica”.

Goldberg aggiunge che “l’incertezza normativa legata alla Cina e l’aumento dell’intensità di capitale lungo l’intera catena di fornitura indicano una maggiore dispersione dei risultati, rafforzando il passaggio da rialzi generalizzati a performance più legate ai singoli titoli”. La combinazione di variabili geopolitiche e pressioni sugli investimenti spinge quindi verso una maggiore attenzione alla solidità finanziaria e alla capacità di garantire continuità produttiva.

Verso una nuova fase

Il settore dei semiconduttori entra nel 2026 con basi solide e uno storico di crescita che supera quello della maggior parte delle industrie globali. Tuttavia, la nuova fase richiede maggiore attenzione alla resilienza delle singole imprese. L’AI continua a rappresentare un motore essenziale, ma la selettività degli investitori e il contesto geopolitico limiteranno le crescite generalizzate. In questo scenario, solo i player capaci di innovare e mantenere posizioni strategiche nelle filiere globali manterranno un vantaggio competitivo duraturo.

L’Italia guarda a Oriente

Intanto l’Italia firma un’intesa sui chip cona la Corea del Sud. “Per noi è molto importante l’auspicio di avviare progetti di ricerca congiunti nel campo dei minerali critici. Siamo in un tempo nel quale una delle priorità strategiche che abbiamo di fronte è quella di ripensare e rendere più solide, forti e controllabili le nostre catene da approvvigionamento e tra nazioni amiche questo è un lavoro molto prezioso che si può fare insieme per sostenere la nostra autonomia strategica e per il progresso delle nostre industrie – ha spiegato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in apertura dell’incontro bilaterale con il presidente coreano Lee Jae-Myung – In questo contesto io sono particolarmente fiera della firma di un’intesa nel settore dei semiconduttori, materia particolarmente strategica per noi. Un passo fondamentale per rafforzare quell’autonomia strategica, ma anche per ridurre le dipendenze esterne, sostenere l’innovazione in comparti come l’elettronica, l’automotive, letelecomunicazioni”.  

“Le nostre nazioni possono migliorare la cooperazione anche in settori altrettanto importanti come i trasporti, le infrastrutture. Qui le aziende italiane possono sicuramente offrire delle soluzioni innovative che sono già competitive nei mercati internazionali. E penso che per noi sia strategico anche l’interscambio degli investimenti. Per l’Italia è certamente molto importante la presenza in Italia dei grandi gruppi industriali coreani. Stiamo lavorando per creare un ambiente sempre più favorevole agli investimenti esteri, soprattutto nei settori ad alto contenuto innovativo, penso alla robotica, alla microelettronica, all’automotive”.

“A livello commerciale il nostro interscambio è molto solido. La Corea è per noi il quarto partner in Asia, ma è anche la prima destinazione per l’export italiano in termini pro capite, quindi c’è sicuramente molta attenzione per i prodotti italiani. Anche qui possiamo sicuramente lavorare per rafforzare, è la ragione per la quale la Corea è inserita nel nostro Piano d’azione per l’export”, ha concluso Meloni.

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