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SMART CITY. È l’Ict il capolavoro delle città d’arte italiane

Non solo tutela e conservazione, ma anche massimizzazione del potenziale economico. Così la tecnologia cambia volto alla filiera dei beni artistici e storici

28 Nov 2011

Si è tenuta a Torino la seconda edizione di Dna.Italia, salone
dedicato a progetto, tecniche (tecnologie e metodologie), marketing
e comunicazione per la tutela, riqualificazione e valorizzazione
del patrimonio culturale e delle città d’arte. I temi che hanno
caratterizzato le tre giornate sono stati Città, Paesaggio,
Gestione del patrimonio storico. Questo salone innovativo vuole
mettere in luce una nuova filiera economica fondamentale per la
competitività (e oggi diremmo la crescita) dell’Italia, ma
tuttora non sufficientemente messa a fuoco: il sistema economico
integrato dei Beni culturali.  Un aggregato economico che ha al
suo centro il patrimonio culturale e il paesaggio in cui insiste ed
è composto dalla filiera che ne assicura non solo la tutela e la
conservazione ma anche la massimizzazione del potenziale
economico.

Questo aggregato è infatti economicamente molto rilevante (900mila
imprese che rappresentano oltre il 12% del Pil), ha al suo interno
un tessuto economico “composito” tipicamente italiano
(professionisti, Pmi, aziende artigiane, multinazionali) che
produce un nuovo tipo di made in Italy (combinando manifattura,
servizi e personalizzazione in un mix che integra tradizione e
innovazione), fa un uso avanzatissimo di nuove tecnologie
(soprattutto digitali) e ha grandi capacità di export. È inoltre
uno dei settori che genererà più occupazione giovanile (dalla
classe creativa alle società cooperative fino alle nuove start up
tecnologiche) e soprattutto “si fa carico” del bene forse più
prezioso dell’Italia: il suo patrimonio culturale.

La tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e delle città
d’arte è un ottimo laboratorio per sperimentare soluzioni che
derivano dai tre grandi “pilastri” della nuova economia:
(nuovi) materiali, energia e Ict. Le soluzioni più innovative
tendono oltretutto a ibridare queste componenti: ad esempio le
tecnologie digitali (software, sensori) entrano nei materiali,
mentre le reti di distribuzione elettriche si fondono con quelle
digitali nei tratti urbani, aprendo interessanti sperimentazioni:
reti Ip nelle reti di illuminazione pubblica, smart grid per la
mobilità elettrica.
L’Ict è dunque il vero protagonista di questo settore, che
unisce alle classiche problematiche di una città elementi come
sicurezza, controllo della pressione antropica, ricostruzione
virtuale, supporto al turismo… Le sue soluzioni stanno evolvendo
dalla semplice automazione di processi o connettività verso il
monitoraggio di processi complessi (come i grandi cantieri edilizi
e gli smart building) o l’uso delle tecniche di simulazione e
ricostruzione 3D al servizio delle smart city (vedi box in
basso).

Anche la Ngn può essere vista come tecnologia “urbana”, il cui
compito non è più solo consentire connettività e distribuzione
di contenuti, ma rendere possibile un’architettura di servizi
urbani. Per questo motivo è sempre più urgente, soprattutto per
le città d’arte, la costruzione di veri e propri Piani
regolatori digitali.