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Venezuela: la Cina teme le ripercussioni su Tlc, AI e tecnologie critiche



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Pechino ha condannato l’assalto Usa con l’arresto del presidente Maduro: in gioco ci sono gli interessi delle aziende cinesi nell’intera America Latina. Non si tratta solo di forniture di petrolio: il dominio nell’intelligenza artificiale è un fattore cruciale

Pubblicato il 7 gen 2026



Usa Cina – Trade War

Investimenti strategici, rifornimenti di energia, influenza sui mercati latinoamericani, accesso a tecnologie critiche e Tlc: sono potenzialmente pesanti le ripercussioni per la Cina dell’assalto degli Stati Uniti a Caracas con l’arresto del presidente del Venezuela Nicolas Maduro e sua moglie.

Secondo i dati del Center for Strategic and International Studies, un think tank statunitense, la Cina ha investito in Venezuela oltre 62 miliardi di dollari dal 2007, ovvero il 53% di tutti i prestiti cinesi all’America Latina.

Lo stretto legame tra Pechino e Caracas ha preso forma già sotto l’ex presidente venezuelano Hugo Chavez, che è stato al potere dal 1999 fino alla sua morte nel 2013. Chavez ha firmato diversi accordi commerciali con Pechino e ha descritto la Cina come una “Grande Muraglia” contro l’influenza degli Stati Uniti.

In base a questi accordi, il Venezuela si è impegnato a fornire fino a un milione di barili di petrolio al giorno alla Cina (anche come ripiegamento del debito), oltre che accesso alle sue aziende di ogni settore, tra cui Huawei per le Tlc. In cambio, Pechino ha promesso sostegno politico. Maduro ha continuato questi accordi dopo essere entrato in carica nel 2013, anche se i nuovi prestiti cinesi si sono in gran parte prosciugati dal 2016.

Venezuela, a rischio gli interessi della Cina nelle Tlc

Il Venezuela ha anche valutato il petrolio in yuan dal settembre 2017, quando Maduro ha dichiarato che il Paese si sarebbe “liberato dalla tirannia del dollaro”, rendendolo un banco di prova per le ambizioni di internazionalizzazione valutaria di Pechino, come sottolinea un’analisi del sito channelnewsasia.com.

Trump ha annunciato di aver preso controllo del Paese sud-americano e delle sue infrastrutture petrolifere, ponendo dubbi, tra l’altro, sulla possibilità del Venezuela di continuare a ripagare il debito con la Cina.

Ma gli interessi di Pechino in Venezuela vanno oltre il petrolio: dalle reti Tlc alle stazioni base per le comunicazioni satellitari, ci sono molti motivi per impensierire oggi la Cina – che, infatti, ha duramente condannato l’azione del presidente americano Donald Trump e richiesto l’immediato rilascio di Maduro.

I potenziali impatti per Huawei

Come nota The Economist, gli investitori cinesi possiedono partecipazioni in vari progetti infrastrutturali dell’America Latina, compresi i porti del Canale di Panama. Nelle telecomunicazioni, alcuni paesi sono rimasti aperti a Huawei, il più grande fornitore di apparati Tlc cinese e una forza crescente nell’intelligenza artificiale. Il coinvolgimento diretto americano nella regione è una cattiva notizia per il vendor messo al bando negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali.

Le entrate annuali che Huawei genera in Europa, Medio Oriente e Africa (Emea) sono scese del 36% tra il 2019 e il 2021, a meno di 132 miliardi di yuan cinesi (18,9 miliardi di dollari), dopo l’entrata in vigore delle sanzioni statunitensi contro l’azienda, accusata di presunto spionaggio per il governo di Pechino tramite le sue tecnologie. I ricavi totali in Emea sono poi risaliti a più di 148 miliardi di yuan (21,2 miliardi di dollari) nel 2024.

La storia è simile per Huawei nelle Americhe, secondo i dati riportati da Lightreading.com. I ricavi regionali hanno superato i 52 miliardi di yuan (7,4 miliardi di dollari) nel 2019 prima di affondare a circa 29 miliardi di yuan (4,2 miliardi di dollari) nel 2021. Ma al di fuori degli Stati Uniti, le relazioni delle telco con Huawei sono in generale proseguite e le vendite del fornitore cinese sono risalite a circa 36 miliardi di yuan (5,2 miliardi di dollari) nel 2024. Nel mercato delle reti 5G, Huawei ha reagito al bando occidentale con un affondo nei Paesi latino-americani.

Battaglia per il dominio nell’AI

Come in Venezuela, le aziende cinesi sono fortemente presenti anche nell’economia della Colombia (altro Paese target dell’aggressività dei Trump). Secondo i dati di Strand Consult, Claro è l’unico operatore di rete mobile che non ha utilizzato fornitori cinesi. Al contrario, l’infrastruttura gestita da Movistar e Tigo si basa ampiamente sui prodotti cinesi.

In America Latina, Huawei è anche un fornitore in crescita per le tecnologie di data center, cloud e Ai, in particolare in Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Messico e Perù. E sarebbe proprio il settore dell’Ai – non più nel 5G – la prima preoccupazione americana oggi: di qui la volontà di Trump di limitare il più possibile l’influenza cinese nella regione.

La strategia della Cina in Sud America

La Cina è il principale acquirente di petrolio del Venezuela, anche se il greggio venezuelano rappresenta solo circa il 4,5% delle importazioni totali cinesi: secondo la società di analisi energetica Vortexa, le importazioni cinesi di greggio venezuelano sono state in media circa 470.000 barili al giorno nel 2025. La Cina si impone così come il più grande acquirente del Venezuela, rappresentando circa l’80% di tutte le esportazioni di petrolio, secondo Reuters.

Come ricorda il quotidiano la Repubblica, la Cina ha investito ingenti somme in Venezuela durante gli anni del boom petrolifero degli anni 2000, concedendo oltre 60 miliardi di dollari in prestiti e linee di credito garantiti da forniture di greggio. Ma quando i prezzi del petrolio sono crollati e l’economia venezuelana è entrata in crisi, Pechino ha silenziosamente chiuso i rubinetti, spostando la sua attenzione dai nuovi progetti al recupero dei propri soldi.

Dopo la riduzione degli investimenti a Caracas, il peso del Venezuela per la Cina ha perso rilevanza rispetto ad altri partner regionali, come Brasile, Cile, Perù o Messico. Tuttavia, l’attacco Usa a Caracas permette alla Cina di porsi su piano internazionale come difensore del diritto, è il commento di Ryan Hass, direttore del China Center presso la Brookings Institution di Washington. Pechino può ribadire il suo ruolo di protettore contro l’unilateralismo e il bullismo statunitense e rafforzare la propria immagine tra i Paesi del Sud del mondo. l

Il commercio bilaterale tra Cina e il blocco latinoamericano e caraibico ha superato i 500 miliardi di dollari nel 2024, un aumento di oltre 40 volte rispetto al 2000. Negli ultimi dieci anni la Cina è diventata il principale partner commerciale di molti Paesi della regione, soppiantando gli Stati Uniti: fonti di materie prime, e anche clienti per la sua produzione industriale da esportare.

Un Paese nel caos

Al momento, di certo c’è il caos in cui è precipitato il Venezuela. Sarà da vedere quali spinte e interessi prevarranno, se quelli interni, quelli statunitensi o quelli di altre potenze mondiali. Energia, Tlc, infrastrutture strategiche e tecnologie critiche si intrecciano a formare le radici profonde della crisi in atto.

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